Aborto e politica. Una riflessione

L’altro giorno Giuliano Ferrara, commentando sul Foglio la sentenza della Cassazione che ha risarcito una coppia per un figlio non voluto, ha ricordato la vicenda della lista da lui promossa nel 2008 per sostenere una moratoria sull’aborto, e di come quell’iniziativa non riscontrò molto interesse (per usare un eufemismo), in primis tra i cattolici. Ora premsso che personalmente, nonostante fossi perfettamente consapevole che sarebbe stato un voto ininfluente ai fini elettorali, come in effetti fu, sposai fin da subito l’iniziativa di Ferrara, e lo rifarei anche domani, il punto che mi preme sottolineare è un altro. Se allora la stragrande maggioranza dei cattolici si voltò e votò altrove (e visto l’andazzo credo oggi sarebbe lo stesso, se non peggio), la ragione principale risiede nel fatto che soprattutto nell’ultimo mezzo secolo (ma il processo parte da lontano) vuoi per la spinta del laicismo vuoi a causa di ben precise dinamiche interne alla chiesa, la fede è stata espunta dalla polis e ricacciata nell’angusto anfratto della coscienza. Questo, e solo questo è il problema di fondo. Ossia la progressiva protestantizzazione del cattolicesimo – a sua volta funzionale a dare al cattolicesimo una patente di modernità e, quindi, di tollerabilità innanzi alla scena mondana – a cui ha corrisposto, appunto, la riduzione della fede a fatto intimo e privato. Con ciò annichilendo quella che, all’opposto, è la cifra essenziale e distintiva del cristianesimo, il fatto cioè che il Dio dei cristiani si è rivelato nella storia, senza per altro risolversi in essa. Una scelta – quella di tanta parte del mondo cattolico di non votare quella lista, che non solo è perfettamente coerente con il sostegno dato dai tanti politici sedicenti cattolici alla legge Cirinnà e altre leggi approvate in questa legislatura che sarà proabilmente ricordata come la peggiore, in prospettica cattolica, di tutta intera la storia repubblicana sino ad oggi – ma che fu oltremodo paradossale se solo si consideri che proprio l’aborto – come ebbe a dimostrare lo studioso Michael Schooyans nel suo “Aborto e politica”, la cui lettura (lo ricordò proprio sul Foglio il card.Sgreccia quache anno fa) turbò non poco l’allora pontefice Wojtyla che di lì a poco firmerà non a caso l’Evangelium Vitae – proprio l’aborto, dicevamo, è passato dall’essere una questione privata e famigliare a strumento di controllo demografico per un preciso programma politico. Che quindi avrebbe richiesto, e tutt’ora richiede, una risposta politica. E’ anche per questo, per il fatto cioè che la fede è stata ridotta ad affare di coscienza che dal 1978 a oggi solo in Italia, e solo limitandoci a quelli legali, mancano all’appello 6 milioni di bambini.  Di fatto, un’Olocausto legalizzato. Che, questo sì, pesa e peserà come un macigno sulle nostre coscienze.

ultima modifica: 2018-02-10T08:57:53+00:00 da Luca Del Pozzo