L’Europa o sarà della Difesa o non sarà. Parola di Federica Mogherini

L’Europa o sarà della Difesa o non sarà. Parola di Federica Mogherini
Il Fondo Europeo della Difesa è un passo fondamentale. Ma per una vera Difesa comune, secondo Federica Mogherini, serve avere visione e accantonare i particolarismi

Per essere una superpotenza militare, oltre che civile, l’Ue deve iniziare a giocare più in Difesa. Questo il messaggio che Federica Mogherini ha voluto lanciare prendendo la parola alla presentazione del rapporto 2018 di ItaliaDecide “Civile e militare – Tecnologie duali per l’innovazione e la competitività” alla Camera dei Deputati. Dal palco della Sala della Regina, gremita di alti ufficiali delle Forze Armate, l’Alto Rappresentante per la politica estera e di sicurezza dell’Ue, alla presenza di Luciano Violante e del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ha rivendicato i passi fatti negli ultimi anni per avvicinarsi a una difesa comune. Il sogno di un esercito europeo, in assenza del quale, diceva De Gasperi poco prima di morire, “l’Europa sarebbe stata ritardata di qualche lustro”, è ormai pura utopia, ha chiosato la Mogherini. “Per decenni la discussione di un esercito europeo ha bloccato il dibattito sulla Difesa europea”, ha tagliato corto il Commissario Ue, “in tre anni abbiamo costruito un progetto più realistico e ambizioso”.

In cima ai successi di questi ultimi anni di cui andare fieri, ha sostenuto Mogherini, c’è senza dubbio la Pesco, una cooperazione strutturata permanente sulla sicurezza fra i Paesi membri nata lo scorso novembre. Segue il Fondo Europeo per la Difesa creato dalla Commissione: una cesura con il passato, ha ricordato Mogherini, perché “per la prima volta stiamo utilizzando delle risorse dell’Ue per incentivare i governi nazionali a investire in progetti cooperativi”. Un ulteriore segnale di una cooperazione effettiva, non a parole, per la Difesa è infine “la revisione annuale del bilancio europeo”, la cosiddetta Card, che di fatto “istituisce un semestre europeo della Difesa per aiutare gli Stati a sincronizzare i bilanci”.

Diversi gli accorati appelli, nel discorso di Mogherini, a riprendere coscienza di essere “una superpotenza” che nulla ha da invidiare al resto del mondo. Come esempio di “soft power che contribuisce all’hard power” l’Alto Rappresentante ha citato i satelliti made in UE Copernico e Galileo, che hanno aiutato Washington a mappare le zone colpite dall’uragano Irma per poter intervenire dove c’era più bisogno. Ma alla retorica della grandeur europea è presto seguita una sana doccia fredda di realismo. È vero, come ha ricordato Mogherini, che “se prendiamo i bilanci della Difesa di tutti gli Stati europei, uniti siamo la seconda potenza di difesa nel mondo”. Si sa, la somma degli addendi non sempre fa il totale. Lo ha ammesso la stessa Commissaria Ue, con un esempio concreto: “Gli Usa hanno a disposizione 4 modelli di aerei militari di rifornimento in volo, e ne possiedono circa 550 esemplari; l’Ue ha 12 diversi modelli, ma le nostre forze armate ne possiedono solo una quarantina”.

È vero ancora che, dopo gli Stati Uniti, l’Ue presa nel suo complesso è la potenza che spende di più per la Difesa. La distanza fra primo e secondo classificato, che oggi si fa ancora più vertiginosa, dopo che Donald Trump ha dato l’ok per il più grande budget di sempre del Pentagono (700 mln di dollari), è tale però da vanificare la competizione stessa. “Insieme spendiamo il 50% di quello che spendono gli Stati Uniti”, ha ammesso Mogherini, “ma in termini di output, di risultato, produciamo solo il 15% di quello che producono gli americani”. In sostanza, neanche l’Alto Rappresentante dell’Ue ha potuto sottrarsi dal riconoscere le lacune del sistema europeo. La strada imboccata è quella giusta, ma fin quando l’Ue non sarà dotata di strumenti di controllo e direzione incisivi al pari di quelli monetari e fiscali, le resistenze degli Stati membri lasceranno il sistema di Difesa così com’è, cioè, parole sue, “non efficiente, né per i governi, né per le aziende e i bilanci pubblici”, e parlare oggi di una Difesa europea sullo stesso piano della Nato rischia di essere quantomeno precoce.

 

ultima modifica: 2018-02-12T10:10:19+00:00 da Francesco Bechis

 

 

 

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