Con Donald Trump ritorna la “Power Politics”. L’opinione del generale Jean

Con Donald Trump ritorna la “Power Politics”. L’opinione del generale Jean
Perché il periodo in cui la guerra era limitata fra gli Stati più deboli e al loro interno, è finito. L'opinione del generale Carlo Jean

Dopo la fine della guerra fredda e il “momento unipolare” americano, si pensava che una nuova grande guerra mondiale fosse divenuta tanto improbabile da poter essere considerata impossibile. I nemici principali erano il terrorismo e l’instabilità interna degli Stati deboli. Nessuno dubitava della superiorità assoluta degli USA e delle loro capacità di leadership “benevola”. La competizione economica e tecnologica – e quella “meno gentile” finanziaria” – avrebbero sostituito l’“ordine militare”, come strumenti della geopolitica. La “fine della storia” era l’ideologia dominante. Era basata sull’egemonia degli USA, nazione “indispensabile” e guardiani dell’ordine mondiale e sulla stabilità della dissuasione nucleare. Quest’ultima si fondava sulla capacità di “secondo colpo” posseduta da tutte le grandi potenze. Con un “primo colpo” di sorpresa era impossibile distruggere la capacità di un nemico di arrecare danni inaccettabili. La base della stabilità strategica era la MAD (Mutual Assured Destruction), che aveva contribuito a impedire che la guerra fredda divenisse calda. La tradizionale “politica di potenza” sembrava scomparsa.

Come ha dimostrato Stephen Walt, tale periodo “felice”, in cui la guerra era limitata fra gli Stati più deboli e al loro interno, è finito. Le grandi potenze si stanno preparando a nuove grandi guerre. Le armi nucleari, da strumenti di dissuasione, stanno trasformandosi in strumenti di guerra. Due fattori hanno agito al riguardo. Il primo è geopolitico. Consiste nella perdita dell’egemonia globale degli USA e nella loro indisponibilità d’impiegare la loro superiorità militare ed economica per difendere gli equilibri mondiali. D’agire cioè come i gendarmi del mondo. Il secondo è l’evoluzione tecnologica militare. Essa sta progressivamente minando la stabilità della MAD. Nella National Security Strategy degli USA, nel discorso alla nazione del presidente Trump e, nei giorni scorsi, nella Nuclear Posture Review del Pentagono, tali mutamenti sono chiaramente esplicitati. I nemici contro cui prepararsi a combattere non sono più il terrorismo, né la Corea del Nord né l’Iran. Sono la Russia e la Cina. La MAD sta erodendosi. Le armi nucleari non sono più strumenti di “non-guerra”. Non se ne esclude più il loro impiego reale. Per divenire operative devono essere “piccole”, non potenti come quelle anti-città. La dottrina strategica americana sta avvicinandosi a quella russa, non tanto per dare concretezza alla retorica “bombarola” di Trump, quanto per tenere conto dell’enorme e rapida evoluzione della tecnologia militare e della geopolitica.

Quali sono tali sviluppi tecnologici che stanno incidendo sugli arsenali nucleari e sulla dottrina strategica delle grandi potenze? Perché essi escludono la possibilità di nuovi grandi accordi sul disarmo come quelli che hanno posto fine alla guerra fredda? Essi sono stati facilitati dalla stabilità della MAD, ma soprattutto dalla comunanza d’interessi degli USA e dell’URSS di mantenere l’ordine di Yalta.

Nella loro componente offensiva, tali sviluppi tecnologici non riguardano solo la miniaturizzazione e la specializzazione delle testate nucleari, volta a ridurre i danni collaterali ai territori e alle popolazioni – quindi a fugare il “terrore nucleare” – ma anche l’aumento della precisione e la capacità di distruggere con armi convenzionali obiettivi bunkerizzati e mobili. Gli USA stanno attuando un immenso programma – deciso già da Barack Obama, malgrado la sua retorica anti-nucleare – dal costo di ben 1.300 miliardi di dollari in trent’anni, per modernizzare il loro arsenale nucleare. Russia e Cina stanno facendo altrettanto. L’erosione della stabilità della MAD è accresciuta dallo sviluppo di potenti bombe convenzionali e dall’unicità dei sistemi di comando e controllo nucleari e convenzionali, come quello del Conventional Prompt Global Strike americano, vulnerabili ad attacchi cibernetici e anti-satellitari. Essi accrescono l’ambiguità strategica. Aumenta la possibilità di scoppio di una guerra nucleare per errore e di perdita di controllo delle armi nucleari.

Anche lo sviluppo di nuove armi difensive, erode la stabilità della MAD. Gli attuali antimissili balistici stanno subendo un rapido perfezionamento. Lo stesso dicasi delle armi cibernetiche e di quelle convenzionali: come quelle ipersoniche e di penetrazione a grande profondità, i lasers a bordo di satelliti, i cruise orbitanti destinati a distruggere i missili nella fase di lancio, ecc.. Una guerra nucleare è divenuta possibile. Le grandi potenze si stanno preparando a essa. Le opinioni pubbliche europee ne sono ancora inconsapevoli, così come rifiutano di accettare la realtà del ritorno della power politics.

ultima modifica: 2018-02-09T08:24:27+00:00 da Carlo Jean

 

 

 

 

 

 

 

 

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