Dopo Macerata, Salvini accelera e Berlusconi rischia il voto moderato

Dopo Macerata, Salvini accelera e Berlusconi rischia il voto moderato
Secondo il direttore di YouTrend, il raid razzista di Luca Traini "non aiuta" la coalizione di centrodestra. Non basta fare il pieno di voti a destra se si perde l’elettorato moderato

Salvini in contropiede e Berlusconi in imbarazzo. La fotografia politica si tradurrà in flussi elettorali? Era inevitabile che il folle raid razzista del ventottenne Luca Traini a Macerata, che ha lasciato a terra, ferite a colpi di pistola, sei persone di colore, venisse risucchiato nel vortice della campagna elettorale. E così è stato: a pochi minuti dalla tragedia, i social sono divenuti campo di battaglia, fra chi ha tuonato contro la Lega, partito in cui Traini ha militato, accusata di fomentare l’odio razzista, e chi invece dall’altra parte ha puntato il dito contro il “buonismo” della sinistra, complice dell’ “invasione” di migranti. In mezzo Luigi Di Maio e i 5 Stelle, che, se si esclude una più risoluta dichiarazione di Roberto Fico, si sono limitati a chiedere di non strumentalizzare.

Dal canto suo Matteo Salvini non ha perso tempo: tra ieri sera e questa mattina ha dato il via a una controffensiva mediatica in piena regola, concedendo interviste su quasi tutti i maggiori quotidiani, per chiarire a caratteri cubitali la condanna dello squilibrato, e al tempo stesso rilanciare la palla nel campo del centrosinistra. Sa bene che i fatti di Macerata non depongono certo a favore del Carroccio, e potrebbero avere pesanti ripercussioni alle urne. Ha voluto però cercare di usare l’onda negativa per cavalcarla in positivo. Chi è rimasto imbarazzato, quasi paralizzato nella reazione, è stato Silvio Berlusconi, che ha preferito tenersi sul crinale, fra una ferma condanna e una riflessione sul “problema della sicurezza nelle città”. Il leader del centrodestra sa bene che è la sua Forza Italia a rischiare di pagare il prezzo più alto, in termini elettorali, si intende, per i fatti di Macerata. Passino le sferzate euroscettiche di Salvini, che il Cavaliere ad oggi è tutto sommato riuscito a contenere, complice la sua visita a Bruxelles per rassicurare i palazzi dell’Ue.

Più difficile liberarsi in fretta del polverone mediatico che l’attacco di Luca Traini ha scatenato sulla coalizione di centrodestra, accusata, se non di connivenza, di chiudere un occhio sull’estremismo xenofobo e destrorso. Eppure il momento è particolarmente favorevole per la coalizione tripartita. Lo grida a gran voce uno dei più fedeli colonnelli di Berlusconi, Renato Brunetta, che in questi giorni rilancia entusiasta un rapporto del Gruppo Parlamentare forzista alla Camera. Il responso, forse un po’ ottimista, parla chiaro: il centrodestra è “a un passo dalla maggioranza assoluta dei seggi sia alla camera che al senato”, con un bottino stimato di 309 seggi alla Camera e 158 al Senato.

Difficile quantificare con esattezza in cosa consista questo “passo”. Lorenzo Pregliasco, direttore di Quorum e YouTrend, non è affatto sorpreso. “Noi lo diciamo da sempre, la coalizione di centrodestra è largamente la più forte in termini di voti e questo si riflette nella composizione dei seggi”, confida a Formiche.net, “oggi la coalizione è intorno al 36-37% e vincerebbe più del 60% dei collegi”. Difficile prevedere oggi se ci sarà un “effetto Macerata” a penalizzare il centrodestra nei sondaggi. “È chiaro che questa situazione non aiuta” ci spiega Pregliasco, perché “non basta fare il pieno dell’elettorato di destra, nei collegi il centrodestra deve riuscire a tenere dentro il voto moderato”. L’impressione però, aggiunge, è che “fra i media ci sia un certo stigma verso la Lega e che la reazione del mondo politico e giornalistico non necessariamente coincida con quella dell’elettorato”. Forza Italia, comunque, rimane saldamente alla guida della coalizione, a prescindere dagli scossoni mediatici: “negli ultimi 4 mesi il vantaggio di Forza Italia sulla Lega si è consolidato e ora ammonta a circa 3 punti” ci spiega Pregliasco. Che prevede una sovrarappresentanza del partito di Berlusconi, perché “al momento della spartizione dei collegi hanno tenuto conto dei sondaggi”.

ultima modifica: 2018-02-04T17:00:28+00:00 da Francesco Bechis

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