La fine ingloriosa di Kapò che non sarà il ministro degli esteri tedesco (meglio così per l’Italia)

La fine ingloriosa di Kapò che non sarà il ministro degli esteri tedesco (meglio così per l’Italia)
Martin Schulz non voleva la grande coalizione, l’ha poi fatta e ne è rimasto vittima. Il passo indietro e la fine di una carriera (discutibile)

In una cosa, adesso, Martin Schulz e Angela Merkel si somigliano: portano entrambi la faccia della sconfitta. Seppure il leader della Cdu riuscirà a governare il proprio Paese per la quarta volta di seguito, si porta dietro il peso di aver ceduto moltissimo ai futuri compagni di coalizione, e di non uscirne come le scorse volte. Il capo dell’Spd, vittima e in parte autore della più grande disfatta della socialdemocrazia tedesca, porta con sé il peso di aver forse concluso la propria carriera politica nel proprio Paese senza la fiducia degli elettori e del suo stesso partito. E la sua – obbligata – rinuncia al ministero degli Esteri ne è l’ennesima, e forse ultima, conferma.

L’EUROPA

Martin Schulz, nella sua parte di vittima, fa anche pena. Ha portato avanti una campagna elettorale non facile. Messo al muro da partiti secondari sempre più forti che hanno conquistato voti un tempo certi, inseguito da un partito di estrema destra che riusciva a raccogliere elettori anche tra le fila dello zoccolo duro dell’Spd, messo all’ombra dall’ingombrante figura di una Merkel sempre più esperta e per la prima volta più empatica, Schulz non ha resistito. È tornato in patria dopo anni di europeismo, come fosse uno studente Erasmus che spaesato torna a casa, e non ha capito la politica tedesca.

NON È LA GERMANIA

Ma riavvolgiamo il nastro e torniamo all’inizio della campagna. L’ex presidente del Parlamento europeo è stato accolto, allora, a braccia aperte in una Spd che stava sprofondando da anni. L’ha presa in mano a sei mesi dalle elezioni e il vecchio leader di partito Sigmar Gabriel ha ceduto volentieri l’ingrato compito. Vale a dire quello di cercare di vincere una battaglia impossibile, con un avversario stoico e fortissimo e in una fase di declino che non si arrestava. I suoi errori sono stati quelli di un novizio della politica tedesca e l’ignorare le viscere del partito e la sua fedele base lo hanno reso facile preda. Se ci fosse stato qualcun altro al posto suo avrebbe fatto di meglio? Avrebbe raggiunto un risultato migliore?

SCHULZ È FINITO

Ha combattuto, ha visto i sondaggi prima impennarsi e poi calare. Ha fallito nei principali confronti faccia a faccia, ha capito che avrebbe racimolato un risultato storico, in negativo, e ha annunciato che l’Spd sarebbe stata fuori dai giochi.  Ha perso. Ha perso male quando chi era piccolo è diventato meno piccolo. Quando chi ha governato grazie a loro è riuscito a prendere comunque una discreta maggioranza di voti. Ma ha perso seguendo la linea che decresceva da anni. È restato buono e ha atteso.

Quando la Giamaica è risultata essere solo un’eclisse Merkel ha bussato alla sua porta. Lui si è alzato con calma ma ha rifiutato il gentile invito, rimanendo fedele a quanto detto. Ma il suo rifiuto iniziale di rimettere in gioco la grande coalizione è stato negato dal presidente tedesco, Frank-Walter Steinmeier, che lo ha elogiato per aver poi avviato colloqui con la Cdu, perché ha “dimostrato un senso di Stato”. E così ha cominciato a muoversi. Ha radunato i suoi, ha capito che qualcuno era disponibile e ha iniziato a dialogare con l’Unione. Ha tenuto un congresso in cui si è imposto poco, ma forse anche intenzionalmente, in cui ha scaldato pochi cuori ma quelli giusti, trottando per tutta la Germania cercando di convincere quanti più rappresentanti possibili. E ce l’ha fatta. Ha unito l’Unione e l’Spd che bastava per avviare l’iter per una terza GroKo. In poche settimane ha fatto risollevare la posizione della Germania socialdemocratica da derisa al centro dei giochi. Eppure nessuno glielo ha riconosciuto, tacciandolo di “ingratitudine”, come ha affermato Gabriel.

COME CRONO

E così è stato prima avvicinato dalla grande coalizione finendo poi per esserne fagocitato. È stato prima mandato in avanscoperta da chi la Germania la conosceva più a fondo e poi divorato proprio da loro, che hanno finito per ricoprire la parte di Crono. Ma in questo caso non c’è nessun Zeus che corre a salvare Schulz, nessuno che lo tiri fuori dalla pancia del padre e mostri un briciolo di gratitudine. Martin Schulz ha ottenuto il miglior accordo possibile da un partito che ha ottenuto un misero 20,5%, eppure è stato messo all’angolo. E stavolta senza nemmeno poter tornare in Europa.

ultima modifica: 2018-02-10T09:23:52+00:00 da Sveva Biocca

 

 

 

 

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