Il rischio di alto astensionismo? Le lacrime di coccodrillo della politica

Il rischio di alto astensionismo? Le lacrime di coccodrillo della politica
Perché è difficile prendere sul serio gli appelli ad andare a votare il 4 marzo. Legge elettorale e tempi non facilitano l'esercizio del diritto più importante. L'opinione di Reina

Fa un certo effetto sentire i vari capi-partito, che invitano gli italiani a non disertare le urne il 4 marzo prossimo e ad andare a votare con convinto senso civico.

Un appello tanto falso quanto ipocrita. E’ da accogliere? Molti a ragione dicono di no, perché la classe politica non ha prodotto granché per essere premiata dagli elettori e, quindi, è più che giustificata l’astensione nel prossimo giro elettorale. Sollecitare il popolo ad esercitare il dovere civico di votare è coerente col rafforzamento delle regole democratiche. Oggi non mi pare che questo convincimento sia così solido tra le forze politiche presenti in campo. Le leggi varate nell’ultima legislatura non sono state ritenute conseguenti alla domanda di governo di una buona fetta di popolo; né le forme, i meccanismi e i tempi elettorali sono valutati adeguati.

L’astensionismo si può evitare, se si formano profonde e sentite convinzioni nei cittadini-elettori, figlie dell’azione di buon governo posta in essere dal potere legislativo ed esecutivo, funzionale all’allargamento del bene comune.

Sono imprescindibili elementi di semplicità e di chiarezza, per la concreta espressione del voto degli elettori; i tempi devono essere larghi, in modo che ai votanti non si procurino difficoltà nell’esercizio del voto; le condizioni climatiche devono invogliare i cittadini a portarsi ai seggi, (approfittare possibilmente delle stagioni miti). E allora? Non si può che contestare l’appello dei vari esponenti dei circoli o club che chiedono con decisione ai cittadini di andare a votare il 4 marzo. Perché se si vuole che la gente risponda davvero all’appello della politica, bisogna che si voti con una legge chiara e comprensibile per tutti gli elettori, dal più colto al meno informato. Si andrà, invece, a votare con una legge papocchio, che neppure gli autori (scandalo dello scandalo: c’è già chi chiede che questa legge elettorale, se si dovesse ritornare a breve alle urne non venga modificata) sanno fino in fondo come funziona. I tempi sono ristretti, visto che si voterà solo la domenica, per giunta con una legge elettorale per il Parlamento mai sperimentata prima, e nonostante si dovranno rinnovare anche moltissimi sindaci di comuni e presidenti di due regioni importanti come Lombardia e Lazio. E il 4 marzo è inverno, mezza Italia starà ancora ad affrontare condizioni metereologiche difficoltose. Si dice che la storia è maestra di vita, ogni tanto la si consulti, si capirà perché certe scelte non erano dettate dal caso, ma avevano una ragione ben chiara.

ultima modifica: 2018-02-19T17:00:55+00:00 da Raffaele Reina

 

 

 

 

 

Chi ha letto questo articolo ha letto anche: