Uber guida verso la quotazione in Borsa e punta sulla crescita

Uber guida verso la quotazione in Borsa e punta sulla crescita
La società fu costretta a lasciare la Cina nel 2016 perché perdeva un miliardo di dollari all’anno

Uber, la piattaforma digitale californiana più famosa del mondo per il suo servizio di taxi privati e per questo spesso osteggiata dai tassisti pubblici sottoposti ad altre regole, sembra essere alla ricerca di una nuova strategia di crescita. Finalità primaria, dopo nove anni sui mercati, è la quotazione in Borsa, forse nel secondo semestre dell’anno o all’inizio del 2019. Un obiettivo inseguito da tempo ma rallentato dopo la cacciata nell’estate scorsa dell’amministratore delegato e fondatore Travis Kalanick, per le pesanti accuse interne ed esterne alla sua gestione.

C’È GRAB, SOCIETÀ DI SINGAPORE

Farebbe parte del progetto di quotazione in Borsa l’addio di Uber al sud est asiatico, con la cessione delle proprie attività a Grab, società di Singapore che rivendica di gestire il 95% delle attività di ride hailing nell’area, in cambio di una quota e un posto in consiglio di amministrazione del colosso asiatico. Uber e Grab non confermano ma nemmeno smentiscono colloqui. Dara Khosrowshahi, ceo della società americana, ha solo ammesso in pubblico quanto sia difficile la competizione dove esistono forti rivali locali. SoftBank, colosso giapponese di tlc e grande investitore su progetti di innovazione nel mondo, potrebbe essere il regista occulto dell’operazione: in gennaio ha acquisito il 15% di Uber, dopo avere messo 2,5 miliardi di dollari insieme ad altri investitori su Grab nel 2017.

MODELLO DIDI CHUXING

Nell’estate del 2016, Uber fu costretta a lasciare la Cina – dove perdeva un miliardo di dollari all’anno – cedendo le sue attività a Didi Chuxing, società cinese con (allora) l’87% del mercato. Una ritirata strategica, con la quale Didi investiva un miliardo di dollari su Uber in California e l’app americana riceveva una quota (e una poltrona in cda) di un quinto del gigante cinese, valutata intorno ai 7 miliardi di dollari. Oggettivamente una sconfitta per Uber sul primo mercato del mondo, anche se nel business non capita quasi mai di perdere in un modo così sontuoso.

PERDITE PER 4,5 MILIARDI

Se ci sarà accordo con Grab per lasciare anche il sud est asiatico, di fatto un’altra sconfitta ma sempre in vista di una vittoria finale seguendo i dettami dello stratega militare cinese Sun Tzu, Uber potrà concentrarsi sulle Americhe e sull’Europa, provare a ridurre le perdite che nel 2017 sono state di 4,5 miliardi di dollari (+61% rispetto all’anno precedente) e presentarsi sulla soglia di Wall Street meglio pettinata e vestita.

(Articolo pubblicato su l’Automobile, la testata diretta da Alessandro Marchetti Tricamo ed edita da ACI)

ultima modifica: 2018-02-21T10:40:07+00:00 da L'Automobile

 

 

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