Metarobot. Roberto Cingolani e il grafene, il materiale del futuro

Metarobot. Roberto Cingolani e il grafene, il materiale del futuro
Un mentore a tutti gli effetti. La sua biografia dovrebbe essere eretta a manuale per il rapporto tra uomo e intelligenza artificiale

Roberto Cingolani è tra gli scienziati italiani più citati al mondo nelle scienze dei materiali. Considerando che viviamo l’epoca di più eclatante cambiamento nella storia dell’umanità non è poco vero? Credo sia l’Indiana Jones italiano della ricerca: giovane, dinamico, intraprendente, visionario e dotato del dono della competenza scientifica. Soprattutto, ha dalla sua risultati concreti in brevetti e start up. Per non parlare dei progetti: Human technopole laddove Milano ha lasciato il segno con Expo 2015; ha messo la  riforma su iCub, il robot più intelligente del mondo; ma anche le mani in pasta nel conduttore grafene, il materiale di tutti i materiali che promette sfracelli tecnologici e intanto mantiene la promessa di aumentare del 25% (brevetto Iit) la resa delle batterie. “Un record del mondo”, gli piace dire. Grazie a lui l’Istituto italiano di tecnologia di Genova è diventato l’icona della ricerca in Italia e uno dei case history più cristallini a livello internazionale.

Il direttore scientifico dell’Istituto italiano di tecnologia non è solo effetti speciali fra scienza e fantascienza, ma anche un vero educatore, profeta del cambiamento con molte idee chiare: “Già dai sei anni – ha dichiarato a Nova24 – i bambini devono iniziare ad avere un modello di apprendimento che comprenda anche la seguente logica di fondo: ho un problema, devo trovare il modo per risolverlo. Non parlo di competitività,sia ben chiaro! Piuttosto di un sistema che consenta il processo mentale dell’innovare”. Le statistiche del World economic forum indicano come le strategie industriali del futuro “mettano al primo posto la formazionedei dipendenti per favorire la loro riconversione, identificando l’insufficiente comprensione dei cambiamenti tecnologici come il principale ostacolo ai cambiamenti industriali”. Il processo mentale dell’innovare, dunque, non è (solo) tecnologico. L’innovazione non è (necessariamente) cercare nuovi mondi, ma guardare con occhi diversi, come diceva Marcel Proust in tempi non sospetti.

Ci piace proporre Roberto Cingolani come Mentore, quindi, per la storia e i traguardi raggiunti da scienziato, ma soprattutto per la sua attività di evangelizzatore. I suoi spunti, le dichiarazioni rese nelle innumerevoli interviste e gli scritti meritano il rango di aforismi. Facciamoci guidare da lui. “Niente demonizzazioni. Qualsiasi tecnologia è di per sé neutra, ma se utilizzata da un imbecille è dannosa. Non esiste tecnologia che possa rendere una macchina intelligente, dotata di autocoscienza e di emozioni, in grado di surclassare l’uomo”. Secondo Cingolani, “l’intelligenza artificiale è il frutto di macchine di calcolo sempre più performanti che compiono ormai milioni di miliardi di operazioni al secondo. È legata al concetto di algoritmo. Grazie a modelli matematici accurati che descrivono larealtà, queste macchine possono calcolare con enorme velocità lo sviluppo di un evento. A differenza di quanto avvenuto in passato con la macchina a vaporeo il telefono, ora la rivoluzione tecnologica è sempre più accelerata: da intergenerazionale a intragenerazionale.

Una iper-accelerazione che non consente una metabolizzazione corretta con il rischio che le applicazioni dell’intelligenza artificiale  finiscano in mani non esperte e vengano male utilizzate”. Niente alibi per noi umani, “dei robot in tutti gli ambiti sociali e produttivi è bene parlarne, senza ideologizzare il dibattito tra posizioni catastrofiche (i robot ci distruggeranno e intanto ci tolgono i posti di lavoro) o troppo entusiaste (la tecnologie ci salverà da tutto). Le statistiche più recenti indicano chiaramente che i robot causeranno una diminuzione dei lavori di routine cognitiva o manuale, mentre non impatteranno sui lavori che necessitano di esperienze avanzate di tipo manuale o di creatività”. Ed ecco nuovi profili professionali. “Gli antropologi, tuttavia, ritengono che l’automazione, pur sostituendo alcuni lavori, possa creare una serie di nuove complementarietà fra uomo e macchina che a loro volta necessitano di nuove capacità e servizi. Probabile quindi che nel futuro vedremo tramontare professioni e sorgere nuovi profili. E molto probabilmente vedremo crescere la richiesta di manager dell’energia e di tecnologie del cibo per la tracciabilità, il packaging e l’agricoltura verticale”. Dal libro Umani e Umanoidi di Cingolani: “Siamo noi che attribuiamo alla macchina la capacità di vederci come esseri umani e di stabilire un rapporto con noi. In realtà la macchina non ci vede in alcun modo e non ha rapporti con noi nel senso umano del termine.

Noi proiettiamo il nostro modo di essere e di sentire su tutto e su tutti, anche sulle cose inanimate. E quindi i robot da sempre rappresentano poderose estensioni del nostro io”. Cingolani è un Mentore, non c’è dubbio, e senza italici complessi di inferiorità sa guardare anche galassie lontane: lo ha fatto da ispiratore del progetto dell’Hu- man Technopole, il centro di ricerca avanzata sul genoma che sarà costruito nel sito di Expo Milano 2015: “La sfida che dobbiamo vincere ora è quella di portare qui i migliori cervelli del mondo. Milano è il posto dove si fanno i viaggi della salute per salvare la pelle e le università sono di massimo livello. Ci sono tutti gli ingredienti per una competizione da capitale mondiale della ricerca”. Possiamo scommetterci.

ultima modifica: 2018-03-17T18:13:44+00:00 da Enzo Argante

 

 

 

 

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