Perché sull’Europa l’Italia deve cambiare registro

Perché sull’Europa l’Italia deve cambiare registro

I risultati delle elezioni del 4 marzo certamente non ci aiuteranno, né dentro né fuori i nostri confini. In ambito europeo, comunque, è difficile che l’Italia possa diventare più debole, perché in realtà non è stata mai tanto “forte”, salvo che per le idee. Comunque non bisogna disperdere quanto di buono è stato fatto nell’ultimo periodo, con la ripresa dell’iniziativa politica che ci aveva fatto riacquistare un posto dignitoso al tavolo decisionale dell’UE.

Avete certamente notato che in campagna elettorale, salvo il tentativo del Pd e di + Europa, senza molti effetti, non si è parlato molto di “Europa” per un motivo molto semplice: i 5 stelle, la Lega ed altri non avevano interesse ad evocare le debolezze dell’Unione e gli errori commessi nella gestione della crisi; lo hanno evitato per non perdere voti attaccando l’Europa duramente, a modo loro, come fanno da anni e per non discolpare il governo di quanto avvenuto in Italia a causa dei limiti dell’Eurozona, la causa principale del calo del Pil e dell’occupazione nel nostro paese negli anni più acuti della crisi. Perciò l’Europa, alla fine, è risultata la grande assente dalla campagna elettorale, come fosse qualcosa di estraneo e residuale per noi e che solo andando a Bruxelles la si può trovare. Infatti è quello che ha detto anche Luigi Di Maio nella sua conferenza alla stampa estera: “….andremo a Bruxelles per (cercare?) parlare con l’Europa”, come se questa fosse “un’altra cosa” di cui ci possiamo occupare al momento debito, separatamente, quando invece è il contrario: l’Europa “è il problema” e la soluzione. È come se durante le elezioni in Sicilia o in Veneto non si parlasse anche dell’Italia.

Con quale risultato? Non si è parlato dei limiti dell’Unione e della necessità di trasformarla, per cambiare il suo sistema decisionale e renderlo più democratico; della necessità di correggere i gravi limiti economici, sociali, finanziari e fiscali che ancora permangono nella zona Euro, dopo un quarto di secolo dalla nascita; non si è parlato, naturalmente, dei limiti e dei problemi che ancora ha l’Italia, ai quali bisogna porre rimedio con una politica seria ed un piano credibile di rientro dal debito. Tutte “premesse”, anche se a volte strumentali, per acquistare fiducia, essere credibili e contare al tavolo decisionale. Un tavolo dal quale il Paese, oggi, rischia di rimanere nuovamente “escluso”, con il negoziato Fr-De sull’Eurozona che avanza, con il mondo sempre più turbolento ed in continua evoluzione, mentre noi, da bravi “provinciali” quali siamo, continuiamo a discettare solo di affari interni, col rischio che, alla fine, dovremo accettare e subire le decisioni prese dagli altri, anche quando ci penalizzano, come è già avvenuto più volte, di recente, ad esempio, con l’accordo di Dublino sugli immigrati e il “bail in” per le banche e forse, adesso, anche per i dazi.

Un atteggiamento che è costato e può costare ancora caro agli italiani e che la classe politica scarica sull’Unione, anche quando questa non ha responsabilità. Cosa che potrebbe succedere nuovamente visto che il dibattito post-elettorale sembra un prolungamento di quello precedente, in particolare da parte dei partiti che hanno vinto le elezioni. Basti pensare a quanto detto da Matteo Salvini nella sua “ultima” conferenza stampa, farneticante, da parlamentare europeo a Strasburgo, facendo di tutt’erba un fascio, sparando contro l’Europa e contro tutti, giornalisti compresi, minacciando, tra l’altro : “…supereremo il limite del 3%….” forse per preparare i mercati finanziari a dare un altro duro colpo all’Italia come nel 2011, qualora diventasse presidente del Consiglio?

Di tutto questo i nostri giovani, senza più fiducia, parte degli imprenditori e della società italiana nel suo insieme, sembra che non ne abbiano coscienza, per cui è facile, ma grave, strumentalizzarli e raggirarli; alla fine sono gli stessi a pagare le conseguenze di tutto ciò. Come dicevamo, l’ultima campagna elettorale, e quello che ci aspetta in questi mesi, è stata una rappresentazione da manuale di questa situazione, anche se non nuova per noi. Una situazione, comunque, alla quale bisogna porre rimedio, perché non può durare all’infinito, pena un lento declino economico e sociale che ha colpito il Paese e, in particolare, le classi giovanili.

Perciò bisognerebbe cambiare registro per il bene dell’Italia e dell’Ue. Infatti ci sono alcuni nodi fondamentali legati all’Europa che dovrebbero uscire da una contesa elettorale perenne e farci marciare uniti. Sarebbe un segnale forte per gli italiani e per gli altri Paesi europei in un momento in cui sembra prevalere una deriva di falso “sovranismo” che sembra imperversare dovunque. Forse è chiedere troppo? Non credo. Gli italiani hanno la capacità di innovare e sorprendere, se vogliono. Non è né troppo né poco. E’ semplicemente una necessità! Anche l’Unione, in particolare l’Eurozona, ha bisogno di cambiare e di inviare messaggi diversi che non siano solo “sacrificali”, sia che riguardi lo sviluppo, l’occupazione, l’immigrazione o la sicurezza. Non c’è da essere ottimisti, visto quello che avviene anche in altri paesi; ma proprio per questo occorre reagire all’oscurità che sembra calare sull’Europa. La nostra classe politica ha bisogno di uno “scatto”, di un ravvedimento su questa questione nodale, altrimenti bisognerà iniziare una campagna di informazione e di resistenza presso l’opinione pubblica, da parte di quelle forze della società civile (e politica disponibile) per informare i cittadini, i giovani e renderli partecipi di quanto avviene a loro danno, dei pericoli che stanno correndo e di ciò che bisogna fare per evitarli.

ultima modifica: 2018-03-14T14:43:09+00:00 da Carmelo Cedrone

 

 

 

 

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