Le aziende italiane si vestono di rosa. I numeri di Infocamere sull’imprenditoria femminile

Le aziende italiane si vestono di rosa. I numeri di Infocamere sull’imprenditoria femminile
Sono quasi 10mila in più le imprese femminili iscritte al Registro delle camere di commercio nel 2017 rispetto al 2016 e quasi 30mila in più rispetto al 2014. Boom di imprese femminili anche (e soprattutto) nel Sud Italia

“Qualsiasi cosa facciano le donne devono farla due volte meglio degli uomini per essere apprezzate la metà. Per fortuna non è una cosa difficile!”. Le parole – ironiche, ma non del tutto – di Charlotte Witton, una delle prime donne sindaco in Canada, onorano in qualche modo ancora oggi i grandi risultati delle donne. Ma niente può riuscirci come i risultati stessi.

Uno di questi, arriva dal mondo dell’impresa. Nel 2017, infatti, sono quasi 10mila in più le imprese femminili iscritte al Registro delle camere di commercio rispetto all’anno precedente e quasi 30mila in più rispetto al 2014. Un incremento che non può che inserirsi sotto l’alveo del termine, tanto abusato quanto importante, di emancipazione femminile. Raggiungono dunque quota 1 milione e 331mila le attività produttive a conduzione femminile, con una percentuale sul totale del 21,86%, confermando il trend positivo sull’anno precedente, quanto la cifra era del 21,76%.

Non solo. Secondo quanto riportato dall’Osservatorio per l’imprenditorialità femminile di Unioncamere e InfoCamere, il tessuto imprenditoriale femminile sceglie sempre più forme strutturate d’impresa, non limitandosi alle società di persone e le imprese individuali come invece accadeva in passato. Le società di capitali condotte da donne, infatti, nel 2017 hanno registrato un incremento di quasi il 17% rispetto ai tre anni precedenti. Sebbene ancora in prima linea, diminuiscono invece le società di persone e le imprese individuali.

E proprio in questi giorni in cui si è tornati a parlare di questione meridionale risalta il dato sulla percentuale di aziende femminili presenti nel meridione. Sul podio del tasso di femminilizzazione troviamo infatti proprio tre regioni del sud: il Molise con il 28,1%; la Basilicata con il 26,81% e l’Abruzzo con il 25,87%. Fanalino di coda, invece, Trentino Alto Adige, Lombardia e Veneto, rispettivamente con il 17,72%, il 18,54% e il 19,83%. Ciononostante, il risultato rimane positivo per la Lombardia che, nonostante la bassa percentuale, registra un trend di crescita tra il 2016 e il 2017 molto alto, con un saldo positivo di 1.268 imprese. Bene Lazio e Campania, dove il saldo è di 2.255 imprese e 1.990 imprese e benissimo la Sicilia, che diviene la prima regione italiana per crescita dell’imprenditoria femminile con un saldo che raggiunge addirittura quota 2.522.

Ad essere prediletti dall’imprenditoria femminile secondo il report di Infocamere sono il settore turistico e quello delle altre attività dei servizi, all’interno delle quali l’apporto più consistente viene dai servizi alla persona. I saldi positivi più consistenti, però, spettano, oltre alle attività sopracitate, alle attività di alloggio e ristorazione (+2.540), alle attività di noleggio, alle agenzie viaggio e alle attività di servizi di supporto alle imprese (+1.581) e, infine, alle attività professionali, scientifiche e tecniche (+1.389).

In termini di crescita percentuale, invece, troviamo in prima posizione le attività professionali, scientifiche e tecniche con +3,8%, sanità e assistenza sociale con +3,4%, noleggio, agenzie viaggio e attività di servizi di supporto alle imprese con +3,2% e, infine, il settore istruzione con +2,8%. Notevole, infine, le statistiche sulle imprese femminili under35. Il documento realizzato da Unioncamere e Infocamere analizza infatti anche le percentuali delle aziende più giovani su quelle totali. Ottimi i risultati del settore delle altre attività di servizi, dove le imprese under35 detengono il 61,78% del totale delle imprese femminili; bene anche sanità e assistenza sociale (+55,04%) e istruzione (+46,64%).

Al 2017, insomma, l’imprenditoria femminile dimostra di non avere bisogno di quote rosa per farsi spazio, prendendosi una larga fetta (soprattutto ogni anno più larga) del tessuto imprenditoriale italiano.

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ultima modifica: 2018-03-08T09:00:08+00:00 da Alessandra Micelli

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