Lo strano caso del Paese della cultura che non legge

Lo strano caso del Paese della cultura che non legge

Eroismo contemporaneo. Una piovosa domenica di dicembre, sono andata a “Più libri, più liberi”, la fiera della piccola e media editoria che si tiene ogni anno a Roma. Sono rimasta colpita nel vedere una quantità di piccoli editori indipendenti. È decisamente un’impresa titanica, oggi, fare editoria in un Paese dove quelli che scrivono rischiano di essere di più di quelli che leggono. Ne abbiamo parlato con Elisabetta Sgarbi in un’intervista su PRIMOPIANOSCALAc, il foglio mensile di Telos A&S. La “capitana” dell’editoria, come l’ha definita Claudio Magris, dirige le case editrici La nave di Teseo e Baldini & Castoldi, quest’ultima acquisita nel 2017.

Effettivamente i numeri del settore sono deprimenti. E sono anche in flessione. L’Istat rileva che i lettori sono scesi dal 42 per cento al 40 dal 2015 al 2016. Meno male che ci sono gli abitanti del Nord Est, i sardi e le donne che, secondo quanto dice l’istituto di ricerca, tengono alta la bandiera della lettura. Nella sua intervista, Elisabetta Sgarbi sottolinea che il sistema editoriale italiano non contribuisce a migliorare le cose. L’editoria del nostro Paese è sostanzialmente un duopolio guidato da una coppia di operatori, uno che detiene il 35 per cento del mercato e l’altro il 10-11 per cento.

Mi sono sempre chiesta se un buon livello di lettura possa migliorare le sorti del Paese o se, quella dei libri, sia solo un’ossessione di intellettuali e professori di lettere. Come spesso succede, ho trovato la risposta dove non la stavo cercando, imbattendomi nei commenti che compaiono sotto gli articoli e i blog dei quotidiani on-line. La terribile verità è che molte delle osservazioni che compaiono là sotto dimostrano che un gran numero tra gli opinionisti del web sostiene con vigore argomentazioni che dimostrano di non avere molto a che fare con il tema realmente trattato nel testo che stanno commentando. O, peggio (e qui spero che il dio del pop non mi fulmini), sono quasi completamente incomprensibili, perché scritte in un italiano che fa acqua da tutte le parti.

Quindi se, come dicono quelli più esperti di me, leggere serve a capire e a farsi capire, viva la lettura e i piccoli e grandi editori tutti.

Leggi l’intervista a Elisabetta Sgarbi

ultima modifica: 2018-03-13T13:38:12+00:00 da Mariella Palazzolo