Tagliare il debito pubblico con i Btp si può. Parola di Marina Brogi

Tagliare il debito pubblico con i Btp si può. Parola di Marina Brogi
La proposta dell'economista, docente alla Sapienza, alternativa a dismissioni e privatizzazioni

Privatizzazioni e dismissioni di mattone pubblico sono strumenti utili a tagliare il debito pubblico. Se non fosse che si tratta di operazioni non immediate, per le quali occorrono strategie accurate e un lasso di tempo che l’Italia spesso e volentieri non può permettersi. Non è un caso se dunque due accademici come Tancredi Bianchi e Marina Brogi  hanno partorito una proposta alternativa e meno tradizionale per tentare di alleggerire l’Italia da un macigno di oltre 2.200 miliardi di euro. Il primo professore emerito alla Bocconi e la seconda, professore ordinario di International Banking and Capital Markets alla Sapienza di Roma.

Dalle colonne del Sole 24 Ore i due economisti hanno tracciato una sorta di terza via per la riduzione del debito pubblico, che tira direttamente in ballo le aste di titoli pubblici, come i Btp, attraverso le quali lo Stato italiano finanzia il suo debito e fornisce ai mercati la cifra della sua affidabilità.

Il meccanismo prevede la possibilità per il Tesoro di emettere titoli con medesima durata di scadenza, per esempio 10 anni, ma con una cedola più alta rispetto a quella attualmente connessa ai Btp emessi. In questo modo, è il ragionamento in seno alla proposta, proponendo ai risparmiatori cedole più ricche, aumenta il prezzo al quale i titoli possono essere venduti e lo Stato ha la possibilità di incassare di più e dunque ridurre il numeratore debito rispetto al denominatore pil. E questo perché rispetto a una normale emissione il risparmiatore compra ad un prezzo più alto di più per avere domani cedole maggiori rispetto a quelle degli attuali tassi di interesse di mercato.

Sia che si emetta un titolo a cedola normale sia con cedola formato maxi, “si tratta di due soluzioni equivalenti da un punto di vista finanziario, sia per il risparmiatore sia per l’emittente (cioè lo Stato, ndr). Il calcolo matematico dice che il debitore (sempre lo Stato, ndr), sostanzialmente pareggia il costo nelle due alternative”, spiega Brogi, interpellata da Formiche.net. La docente della Sapienza spiega come “porre in circolazione titoli ventennali per esempio al 3% con un valore nominale uguale al rimborso a maturazione è la stessa cosa che emettere titoli di uguale valore a rimborso ma incassando di più” all’atto dell’emissione.

C’è da chiedersi se l’Europa possa avere qualcosa da obiettare in merito. D’altronde, quando si ha a che fare con il terzo debito mondiale, c’è da stare attenti. Ma Brogi è sicura, “non credo che nel merito ci sia qualcosa da obiettare, non implica alcun tipo di mutualizzazione o di condivisione di rischi da parte degli altri paesi. Francamente non vedo come l’Europa possa farci degli appunti”.

ultima modifica: 2018-04-12T08:40:54+00:00 da Gianluca Zapponini

 

 

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