Se la discriminazione contro Israele è assai poco sportiva. In Tunisia

Se la discriminazione contro Israele è assai poco sportiva. In Tunisia
Un tribunale tunisino vieta la partecipazione di quattro atleti israeliani al campionato giovanile mondiale di taekwondo per motivi politici. Non è il primo episodio di discriminazione (poco) sportiva

Sebbene lo sport abbia funzionato nel processo di avvicinamento tra le due Coree grazie alle Olimpiadi invernali 2018 a Pyeongchang, ora è invece fautore di nuove tensioni diplomatiche in Medio Oriente. Un tribunale di Tunisia, infatti, ha vietato la partecipazione di quattro atleti nel campionato giovanile mondiale di taekwondo che si svolgerà tra il 6 e il 13 aprile ad Hammamet. La sentenza si basa sulla richiesta urgente di un gruppo di attivisti che si oppongono alla normalizzazione dei rapporti con il governo di Israele.

LA QUERELA E LA DECISIONE DEL TRIBUNALE

Da quanto si legge sul quotidiano The Times of Israel, un funzionario del tribunale ha spiegato che la decisione è stata annunciata all’inizio di questa settimana come risposta alla denuncia dell’organizzazione tunisina Commissione Nazionale per la Resistenza Araba e Opposizione alla Normalizzazione e il Sionismo contro il presidente della Federazione di Taekwondo Tunisina, Ahmed Gaaloul.

Il portavoce del procuratore, Sofiane Selliti, ha dichiarato all’agenzia Associated Press, che la sentenza del tribunale limita esplicitamente le azioni di Gaaboul: il presidente della federazione sportiva non può invitare né accogliere gli atleti israeliani Dana Azran, Nicol Adamskt, Abijhag Semberg e Tom Pashcousky. Gaaboul sostiene che non saranno invitati perché non hanno completato la documentazione necessaria per partecipare al campionato, ma che l’organizzazione “ha ingannato i giudici e utilizzato sotterfugi per sfruttare l’opinione pubblica”. I querelanti invece sostengono che la presenza degli atleti sarebbe in conflitto con le disposizioni costituzionali e gli accordi firmati dal governo tunisino. Fino ad ora non c’è stata una reazione da parte della federazione israeliana di taekwondo.

TAEKWONDO, L’ARTE DELLA DISCIPLINA E DEL RISPETTO

Il taekwondo è un’arte marziale di combattimento moderna che unisce tecniche di calci, lavoro tattico, movimenti acrobatici del taekkyon coreano, karate-do giapponese e figure che prendono il loro nome da elementi della natura, concetti filosofici orientali e momenti storici della Corea. Tutta la sua filosofia è espressa nel nome: Tae (calcio), Kwon (pugno) e Do (mente). L’atleta deve colpire l’avversario sulla corazza, in testa o con calci. Non ci sono limiti di colpi, ma esiste una serie di attacchi considerati punibili con ammonizioni o riduzione di punti.

Il taekwondo è lo sport di combattimento più popolare al mondo. Tra i suoi benefici ci sono lo sviluppo della disciplina, la diminuzione di rischi di obesità, malattie croniche, aumento dei riflessi e tempi di reazione, ma anche la capacità di reagire con efficacia davanti a minacce o avversità. I livelli del taekwondo sono rappresentati dalle cinture di diversi colori e sono concesse non solo per l’abilità fisica ma anche per lo sviluppo personale; cioè il processo continuo di maturità emotiva, rispetto e costanza.

ALTRI EPISODI (POCO) SPORTIVI

Questa non è la prima volta che gli atleti israeliani sono vittime di discriminazioni per motivi politici. È frequente il tentativo di boicottaggio da parte di atleti e Stati musulmani e arabi. Un judoka egiziano si è rifiutato di stringere la mano all’opponente israeliano nei Giochi Olimpici a Rio de Janeiro, mentre la federazione di tennis di Tunisia ordinò il ritiro di un giocatore tunisino durante una partita contro un israeliano nel 2013.

L’intera delegazione israeliana si è presentata nel Grand Slam di Judo ad Abu Dhabi, senza però nessun simbolo nazionale o l’identificazione come israeliani. Quando Tal Flicker vinse la medaglia d’oro, gli organizzatori si sono rifiutati di suonare l’inno nazionale.

La discriminazione contro Israele riguarda anche il settore commerciale dello sport. Un centinaio di associazioni e club sportivi palestinesi hanno chiesto alla multinazionale Adidas di non sponsorizzare più l’Associazione di Calcio di Israele, sostenendo che hanno insediamenti nel territorio occupato di Cisgiordania. In una lettera inviata all’amministratore delegato di Adidas, Kasper Rørsted, la Campagna Palestinese per il Boicottaggio Accademico & Culturale di Israele critica che “la sponsorizzazione ufficiale si presta per coprire gli abusi contro i diritti umani commessi da Israele e offre una copertura internazionale agli insediamenti illegali”.

Il calcio è stato scenario di conflitti tra Israele e Palestina. La Federazione di Calcio palestinese ha chiesto più volte alla FIFA di vietare la partecipazione della squadra israeliana in competizioni perché, secondo loro, questo Paese viola gli statuti internazionali.

ultima modifica: 2018-04-06T11:10:41+00:00 da Rossana Miranda

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