L’epoca dei selfie, i rutti dei turisti e la non dignità su Rigopiano

L’epoca dei selfie, i rutti dei turisti e la non dignità su Rigopiano

C’è un limite, oneroso e sottile, che è stato da tempo travalicato. Quello della mitizzazione di drammi e tragedie, di macabre visite in luoghi che invece dovrebbero essere lasciati in pace. E’la follia da social-folli, quella pratica che ogni due per tre stiamo osservando in territori che avrebbero bisogno di una sola condotta: il silenzio.

E invece anche a Rigopiano è andato in scena un teatro volgare e pasticciato, dove fiotti di persone si sono fatti fotografare con “sfondo macerie” per il gusto di essere presenti sui social, farsi vedere dal vicino di casa, apparire per quello che non si è, mostrarsi belli e felici anche se si è obesi e con i brufoli.

E’il cancro di una società misera e botulinizzata, che non ha rispetto dei parenti delle vittime che il giorno di Pasquetta erano andati lì a pregare i loro defunti sepolti dalla valanga di neve sotto l’albergo crollato. Che sorpresa nel vedere che non erano soli, che scatti e pose non erano dirette a solidarizzare o a raccogliere fondi per figli senza più padri. Ma solo e semplicemente il disgusto più marcato per decine di persone, anche famiglie con bambini piccoli, che scattavano foto e raccoglievano «souvenir».

Sono i nuovi malati sociali, che postano di tutto: dal cibo ai sorrisi falsi, dalle ciglia finte ai pestaggi che fanno in classe. Tutto e tutti per la maledetta voglia di apparire, di evidenziare, di comunicare. Tutti, politici inclusi.

E sì, perché la voglia di dire anche quando non si ha nulla da dire convolge tutti. E giù con scatti di neve, celebrando il tiramisù day, immortalandosi mentre si coccola un cane o mentre si fanno le corna allo stadio. Ma guai a pensare prim di parlare, a studiare qualcosa di sostanzioso, ad avere un peso specifico: bisogna dare solo il peggio di sé, con tanti saluti ai curricula.

Rigopiano e quelle scene da voltastomaco hanno solo rappresentato l’esempio di come si sono ridotti uomini e braccia, occhi e pollici ormai sempre più incollati a telefonini e ciocche di capelli da sistemare. Mentre invece a restare in disordine sono anime e neuroni.

Impaginato Quotidiano

 

ultima modifica: 2018-04-03T16:12:37+00:00 da Francesco De Palo