La fragilità democratica della politica del contratto

La fragilità democratica della politica del contratto
L’auspicio è che, finita questa complessa genealogia, il governo Lega-5Stelle si insedi presto, e che, oltre alla Piattaforma Rousseau e ad altri eventuali caminetti, la spinta democratica si concretizzi praticamente nelle istituzioni. Il commento di Benedetto Ippolito

La trattativa per la formazione del primo governo M5Stelle-Lega sta diventando un vero e proprio martirio. Anche perché, come spiegava Niccolò Machiavelli, la debolezza rafforza i nemici ed è il migliore alleato della minaccia. Tutta questa storia è iniziata quando Matteo Salvini ha deciso una settimana fa di chiedere il nulla osta alla coalizione di Centrodestra per tentare l’esperimento di un possibile governo con Luigi Di Maio. Da allora le cose hanno imboccato un iter predestinato, anche se farraginoso, pletorico, estenuante: e, alla fine, siamo giunti ad un mezzo parto, costituito dal famoso contratto, senza però avere ancora il prodotto umano, vale a dire la figura che dovrà incarnare e guidare il piano di lavoro. Certo, si deve constatare che le critiche, soprattutto internazionali, creano disappunto e fastidio istintivo, così come si deve sempre offrire a chi inizia un cammino il beneficio di inventario, atteggiamenti virtuosi ed indulgenti che, in questo frangente, proprio non vi sono stati da parte né dell’Unione Europea e né dell’opposizione interna. Tuttavia, come dice un antico proverbio contadino, se pecchi non puoi dare la colpa a chi lo dice in giro.

La debolezza di questa patogenesi politica, in definitiva, è duplice: riguarda, in primis, la difficile compatibilità tra Grillini e Lega, contrasto che non è di natura programmatica, o comunque non soltanto, ma è prevalentemente di carattere antropologico e politico. La Lega è un partito di destra, il quale ha trovato il migliore habitat all’interno di una coalizione nella quale la trasformazione nazionalista del partito gli ha garantito crescita di consensi. Il M5Stelle è invece un partito-movimento, virtuale e senza tradizione, capeggiato da un leader irrisolto sul piano della cultura e della competenza, senza alcuna esperienza e con un’ambizione smodata e incontrollata per l’autoaffermazione. Il secondo punto riguarda la logica stessa del contratto. A prescindere dalla sua incerta utilità, un contratto è esattamente un atto che la Lega ha subito e avrebbe dovuto spingere a realizzare in pochi giorni, anche perché tale trattativa con i 5Stelle sta diventando un cavallo di troia a favore dei nemici veri di tutto questo esperimento.

Si tenga conto, per di più, che la mancanza del supporto di Giorgia Meloni e soprattutto del completamente riabilitato Silvio Berlusconi stanno facendo scivolare questa passione momentanea in una vera e propria cospirazione del mondo contro i candidati. Ieri in Bulgaria Berlusconi e Antonio Tajani sono stati accolti da tutti, perfino dal presidente ungherese Orban, come il punto di riferimento liberale e conservatore italiano, mentre i veri conservatori restano ancora al palo, alla ricerca di una soluzione che stenta ad arrivare. L’auspicio ultimo è che, finita questa complessa genealogia, il governo Lega-5Stelle si insedi presto a Palazzo Chigi, e che, oltre alla Piattaforma Rousseau e ad altri eventuali caminetti, la spinta democratica, che Salvini e Di Maio incarnano, si concretizzi praticamente nelle istituzioni naturalmente previste dalla nostra Repubblica per farle essere ciò che devono essere. Chi abusa del tempo, difatti, diventa inevitabilmente la vittima sacrificale di se stesso e della propria esitazione.

ultima modifica: 2018-05-17T15:00:42+00:00 da Benedetto Ippolito

 

 

 

 

 

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