Perché tornano i contrasti tra Opec e produttori di shale Usa

Perché tornano i contrasti tra Opec e produttori di shale Usa

Sembra di essere tornati a tre anni fa quando l’Opec si scagliò con il boom delle produzione di shale americano. Il cartello di Vienna, guidato dall’Arabia Saudita cercò di tenere basso il livello dei prezzi nel tentativo di rendere meno profittevole le estrazioni di petrolio di scisti. I produttori americani seppero tenere botta e gli Stati Uniti adesso veleggiano verso l’indipendenza energetica.

L’Opec è tornata a mettere nel mirino la produzione americana. Sì, ci sono rischi per l’offerta globale ma la colpa non è delle sanzioni all’Iran ma dall’eccessivo affidamento sui barili americani per soddisfare la futura domanda. «Nonostante le grandi incertezze nei fondamentali del mercato, l’Opec, come sempre, è pronta a sostenere la stabilità del mercato petrolifero, insieme agli Stati produttori di petrolio non Opec», si legge nel rapporto mensile sul mercato petrolifero pubblicato ieri.

Secondo il report periodico diffuso dal cartello dei produttori la domanda mondiale di petrolio dovrebbe attestarsi, nel 2018, a 98,85 milioni di barili al giorno. Vale a dire 1,65 milioni di barili al giorno in più rispetto al 2017. Nel 2017 la domanda mondiale di petrolio dovrebbe essersi attestata a 97,20 milioni di barili al giorno.

ultima modifica: 2018-05-15T09:43:37+00:00 da Giampaolo Tarantino