Phisikk du role – Andate a incominciare. Un governo, per favore

Phisikk du role – Andate a incominciare. Un governo, per favore
Perché io, che non ho votato né Lega né Cinque Stelle, mi auguro che nasca un governo intestato ai due “non vincitori” dotati però di buona classifica? La rubrica di Pino Pisicchio

Forse non è consigliabile, per chi scrive un commento riferito alla cronaca politica, accettare il velo dell’ignoranza su quello che potrebbe verificarsi nel breve volgere di qualche ora. Accetto il rischio della sfasatura temporale scommettendo sulla nascita di un governo gialloverde (che poi sarebbero i colori carioca) dotato di nome e cognome del presidente (e non del “premier” che in Italia non c’è…).

Perché io, che non ho votato né Lega né Cinque Stelle, mi auguro che nasca un governo intestato ai due “non vincitori” dotati però di buona classifica? Perché se l’esecutivo non partisse e le due forze alleate non si misurassero con la difficile arte del governo, se chi li ha votati non potesse metterli alla prova degli impegni assunti in campagna elettorale, se il contesto internazionale non potesse conoscere e soppesare i nuovi governanti, resterebbe, in quella specie di cloud che risucchia nell’immaginario collettivo le cose buone che potrebbero essere e che le forze del male fanno di tutto per non far accadere, la certezza che con una seconda chance gli stessi protagonisti farebbero cose mirabolanti. Invece la chance è adesso: qui e subito. Certo, i presupposti politici che hanno accompagnato il lungo psicodramma a puntate delle consultazioni e delle trattative, mettendo a dura prova il proverbiale aplomb britannico del Presidente della Repubblica, piuttosto che colorarsi dei toni rosei dell’ottimismo, hanno virato generosamente verso i colori vitrei dell’incertezza. Ma, vivaddio, stiamo o non stiamo a fare la terza Repubblica? E così vengono fuori le repubbliche? Ci vuole l’applicazione e il tempo che ci vuole! La Costituente, tanto per parlare di cose di moda nel settantesimo della Carta Costituzionale, durò un anno e mezzo. Qui siamo a soli due mesi e mezzo dal voto. E via…

Dunque il governo ci sarà, nella versione contrattuale che richiama un concetto “privatistico” e non pubblicistico, a ben pensarci, e che ha come primo storico contraente Berlusconi (do you remember “contratto con gli italiani”? Bruno Vespa? Firma?). Certo una qualche asimmetria tra i contraenti ci sta: la Lega ha un insediamento territoriale, una classe dirigente formata negli enti locali, un’esperienza parlamentare di qualche decennio, si è misurata col governo nazionale più volte, può pescare da un parterre fidelizzato anche personalità con curriculum adatti a ricoprire incarichi nell’universo dei cinquecento e passa enti da rinnovare, conosce tutte le sfumature necessarie alla mediazione, maturate in più di un ventennio di alleanze con i sodali del centrodestra. I Cinque Stelle no. In compenso hanno il problema di un Moloch chiamato Rete, che rappresenta l’insormontabile muro tra la filosofia che regge nelle democrazie parlamentari il concetto di rappresentanza e l’idea della democrazia diretta on line. Vedremo come l’asimmetria potrà risolversi senza danni per i pentastellati. Adesso, però, tirate fuori il nome e andate, per favore, a incominciare. Il governo carioca.

ultima modifica: 2018-05-15T14:00:35+00:00 da Pino Pisicchio

 

 

 

 

 

 

 

 

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