I responsabili dello stallo politico? Renzi e Berlusconi. Parola di Massimo Cacciari

I responsabili dello stallo politico? Renzi e Berlusconi. Parola di Massimo Cacciari
Per il filosofo e politologo dell'Università Vita-Salute di Milano siamo di fronte a una crisi di sistema che dura da trent'anni. Renzi e Berlusconi hanno commesso un grave errore a rompere il patto del Nazareno

Con un ultimo, accorato appello alle forze politiche il presidente Mattarella ha messo fine al gioco del cerino che è andato avanti dal 4 marzo. Dopo due mesi di conferme, smentite e faide interne, i partiti si limitano a fare spallucce, rifiutando i consigli del Quirinale prima ancora che siano offerti, e minacciano di ritornare in trincea riaprendo la campagna elettorale. Tutti puntano il dito contro gli avversari, ma nessuno si prende la responsabilità di uno stallo politico che rischia di condannare l’Italia all’irrilevanza nello scenario europeo e internazionale. Formiche.net ha chiesto a Massimo Cacciari, filosofo, politologo, professore emerito dell’Università Vita-Salute di Milano, di fare nomi e i cognomi. Come suo solito non si è fatto pregare e ne ha detti subito due: Matteo Renzi e Silvio Berlusconi.

Massimo Cacciari, di chi è la responsabilità di questo stallo istituzionale?

La responsabilità è prima di tutto dello sciagurato che ha progettato questa legge elettorale (Ettore Rosato, ndr). Era ampiamente prevedibile che non ne sarebbe uscita una maggioranza coesa.

Il Rosatellum ha i suoi difetti, è vero. Ma anche i veti e i contro-veti hanno fatto la loro parte. Chi ha la responsabilità politica di questa crisi?

Matteo Renzi e Silvio Berlusconi. Rompere il patto del Nazareno è stato un errore imperdonabile. Se fosse rimasto in piedi la riforma costituzionale di Renzi sarebbe passata e avremmo un sistema elettorale a doppio turno. Credevano entrambi di essere i leader indiscussi della sinistra e del centrodestra. La doccia fredda del 4 marzo li ha risvegliati.

Dopo due mesi di frecciatine il governo Lega-M5S non è andato in porto. Salvini è ostaggio del centrodestra o la sua è una scelta consapevole?

Lasciamo stare le dietrologie, che sono uno sport italiano, e andiamo ai fatti. Cos’altro avrebbe potuto fare Salvini? In questa fase è l’unico che si è comportato in modo logico. Fallito il tentativo di convincere Berlusconi a dare un appoggio esterno a un governo Lega-M5S ha deciso di non abbandonarlo. Salvini ha tutte le possibilità di divenire l’indiscusso leader di tutta la coalizione: perché rompere oggi spazzando via la prospettiva di egemonizzare il centrodestra domani?

Il veto dei Cinque Stelle su Berlusconi non ha facilitato una soluzione. Anche quello è stato logico?

Certamente, sarebbe stato un suicidio accettare un governo con Berlusconi. Lo hanno attaccato continuamente in campagna elettorale al pari di Renzi. Gli elettori non li avrebbero mai perdonati, alle prossime elezioni si sarebbero ritrovati con il 5%.

A sinistra invece a dare le carte era Matteo Renzi, che ha preferito ritirarsi sull’Aventino.

La scelta di Renzi era obbligata. Dare il suo assenso per un’alleanza con il Movimento lo avrebbe messo definitivamente fuori gioco, permettendo ai suoi ex luogotenenti, Martina, Franceschini & co, in modo un po’ impudico, di prendere le redini in mano. La logica avrebbe voluto che questi signori andassero da Renzi a chiedere di gestire il dialogo con i Cinque Stelle, dal momento che è l’unico all’interno del Pd ad avere quattro voti.

A sentire le parole di Mattarella sembra che siamo davanti a una crisi istituzionale, oltre che politica.

Soprattutto istituzionale. Noi ci soffermiamo sulle scaramucce politiche, senza renderci conto che stiamo vivendo una colossale crisi di sistema che dura da trent’anni. Non funziona più nulla in questo Paese: pian piano stanno scomparendo i sindacati, i partiti, le associazioni di categoria, le corporazioni industriali non hanno più voce. I leader politici non sono minimamente in grado di affrontare questa crisi, qualcuno verrà da fuori e lo farà al posto loro.

Esiste davvero la possibilità di mettere in piedi un “governo neutro”?

Dobbiamo fare una distinzione. Se parliamo di un governo tecnico questo non può essere neutro, come non sono stati neutri i governi Ciampi, Dini, Monti. Un governo neutro non è altro che una persona scelta da Mattarella che si presenterà in parlamento a chiedere la fiducia senza ottenerla, aprendo a una fase di ordinaria amministrazione, dettata per filo e per segno da Bruxelles, fino alle prossime elezioni. Un governo neutro significa un governo vuoto, insomma un non governo.

Una riforma elettorale è l’unica via di uscita?

Con un governo vuoto non si può parlare di riforme. La speranza è che si riesca a trovare almeno un accordo in parlamento per metter mano alla legge elettorale inserendo un premio di maggioranza con una soglia inferiore al 40%. Tornare alle urne con il Rosatellum significa fare il bis del 4 marzo.

Se lo stallo continua l’Italia perderà l’ultimo filo di voce a Bruxelles?

Quando mai abbiamo avuto una voce a Bruxelles? Non ce l’avevano Prodi e Monti, figuriamoci adesso. In Europa solo la Germania ha voce in capitolo, e di tanto in tanto la Francia. L’Italia si allontana sempre di più dall’Ue, e questo semmai dà voce ai populismi.

ultima modifica: 2018-05-08T11:00:56+00:00 da Francesco Bechis

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