Sport e disabilità. Special Olympics così si trasforma da un campo estivo a un movimento globale

Sport e disabilità. Special Olympics così si trasforma da un campo estivo a un movimento globale
"Che io possa vincere, ma se non riuscissi che io possa tentare con tutte le mie forze” è il giuramento degli atleti di Special Olympics. Un messaggio di speranza e di forza. Il racconto di Alessandra Palazzotti, direttore nazionale Special Olympics Italia

Da un campo estivo per le persone con disabilità intellettiva a un movimento globale: Special Olympics ha iniziato la sua piccola rivoluzione nel 1968 e a distanza di 50 anni sta cambiando la vita e gli atteggiamenti delle persone che incontra e sostiene. Era il 1968, infatti, quando per la prima volta si accese a Chicago la fiaccola olimpica per i primi Giochi internazionali di Special Olympics, segnando l’inizio di un movimento che da mezzo secolo si batte per affermare il valore dello sport come veicolo di socialità e inclusione per tutte le persone con disabilità intellettiva.

Il giuramento dell’atleta Special Olympics è: “Che io possa vincere, ma se non riuscissi che io possa tentare con tutte le mie forze”. Un messaggio di speranza e di forza che si può applicare allo sport come a qualunque momento della propria vita. Ed è questa la vera forza di Special Olympics: ogni atleta vive le gare con gioia, determinazione e il desiderio di salire sul podio più alto, ma al di là delle medaglie conquistate, per ognuno, gareggiare significa in primo luogo mettersi alla prova con se stessi. Perché vincere, in senso più ampio, significa impegnarsi sapendo di aver dato il meglio di sé; il riconoscimento di un percorso personale di crescita che va oltre.

I giochi di Special Olympics sono un’occasione per stare insieme e partecipare. Ogni due anni una rappresentativa italiana viene chiamata a partecipare alternativamente ai Giochi mondiali, invernali o estivi. I suoi programmi sono adottati in più di 172 Paesi. Negli anni, Special Olympics è cresciuto fino a diventare un movimento che, solo in Italia, coinvolge oltre 17mila atleti, 7mila volontari e 3mila familiari.

Oggi poi, con lo Sport unificato, attraverso gare che mettono insieme atleti con disabilità intellettiva e non, il senso di apertura verso la diversità di questi programmi è ancora più evidente. Anche il ruolo dei partner aiuta ad amplificare il messaggio dell’associazione: accanto a Special Olympics, fin dalla sua nascita, a livello globale e da oltre 20 anni in Italia, aziende come Coca-Cola hanno contribuito a promuovere un atteggiamento aperto nei confronti di tutte le diversità.

Il sostegno di Coca-Cola si esprime anche attraverso l’aiuto che i dipendenti offrono come volontari nell’organizzazione degli eventi, vivendo accanto agli atleti i momenti di emozione e celebrazione. E proprio attraverso gli eventi verrà festeggiato questo importante anniversario: dai Giochi nazionali invernali di Bardonecchia appena conclusi, a quelli estivi di Montecatini (4-9 giugno) che coinvolgeranno oltre 3mila atleti in 19 discipline; fino alla prima Coppa unificata, che si svolgerà a Chicago fra il 17 e il 20 luglio, un torneo di calcio per 24 squadre maschili e femminili dove atleti con e senza disabilità intellettiva, provenienti da ogni parte del pianeta, giocheranno insieme.

Una rivoluzione vissuta attraverso lo sport, quella di Special Olympics, che diventa davvero un’occasione per creare comunione e abbattere quelle barriere sociali che spesso si creano intorno alle disabilità.

ultima modifica: 2018-05-20T08:40:30+00:00 da Redazione

 

 

 

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