L’abile “ma anche” del prof. Conte, da Walter Veltroni a Rocco Casalino

L’abile “ma anche” del prof. Conte, da Walter Veltroni a Rocco Casalino
Quasi 75 minuti di discorso, forse il più lungo mai pronunciato da un capo del governo per chiedere la fiducia del Parlamento. Segno inequivocabile di un uomo di solida formazione giuridica, non avvezzo a stupire ma certamente desideroso di non tralasciare, dimenticare, trascurare

Populista il giusto, istituzionale quanto serve. Il presidente Conte supera con abilità la prova del suo primo discorso parlamentare, chiarendo da subito quale sarà il suo ruolo: dare ordine e sostanza alla missione politica che Salvini e Di Maio ispirano, incarnano e propongono costantemente ai cittadini-elettori.
Da queste prime ore in Senato del nuovo governo giungono dunque indicazioni importanti par comprenderne la fisionomia, che ha oggi (e continuerà ad avere domani) nei due leader politici i veri “motori” del governo.

D’altronde Salvini e Di Maio lo hanno già chiarito ai rispettivi staff in fase di costruzione: non intendono farsi “ingabbiare” dal ruolo ministeriale, non intendono vestire la grisaglia e rinchiudersi nei loro uffici spaziosi, silenziosi e ben forniti di aria condizionata, non intendono vivere tra un volo di Stato e un’auto blindata.
Insomma non intendono fare molti degli errori di Matteo Renzi, che nato popolano e popolare (vedi uscita televisiva da Maria De Filippi con tanto di giubbotto in pelle) è finito con l’ordinare un nuovo aereo per i tragitti più lunghi.

Conte si intesta quindi il ruolo di garante e di “attuatore” del programma (ascolto, esecuzione e controllo le parole impiegate), rendendolo possibile con un ordinato percorso normativo.
Evita di forzare la mano sui temi più delicati sotto il profilo finanziario (vedi Flat Tax che diventa un obiettivo) o dei rapporti internazionali (Italia a casa sua in Europa e amica storica degli Usa, però via le sanzioni alla Russia), tiene il punto sull’immigrazione nel solco indicato dalla Lega ma scegliendo toni morbidi e respingendo ogni accusa di razzismo.

Quasi 75 minuti di discorso, forse il più lungo mai pronunciato da un capo del governo per chiedere la fiducia del Parlamento. Segno inequivocabile di un uomo di solida formazione giuridica, non avvezzo a stupire ma certamente desideroso di non tralasciare, dimenticare, trascurare.
Insomma un pacato esercizio d’equilibrio, diciamo la versione Rocco Casalino del mitico “ma anche” di veltroniana memoria. Per carità, in luna di miele tutto o quasi viene bene. Ma il professore oggi ha dimostrato di non essere uno sprovveduto.

ultima modifica: 2018-06-05T12:50:22+00:00 da Roberto Arditti

 

 

 

 

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