Dove ci vuole portare Matteo Salvini?

Dove ci vuole portare Matteo Salvini?
Se Salvini vuole portarci da qualche parte, che guardi ai paesi africani e non al blocco Visegrad. Rimetta al centro i paesi del Mediterraneo con un progetto vero, che a casa propria ci stiamo bene tutti. Il commento di Karima Moual

La prima vera azione di questo governo ha riguardato il tema immigrazione, il cavallo di Troia della campagna elettorale leghista che sembra voler durare ancora a lungo. È evidente dunque che nel nuovo governo Lega – 5 Stelle, il vero timoniere è certamente il leader della Lega, altro che il premier Giuseppe Conte. È dunque l’immigrazione il vero banco di prova e già il ministro dell’Interno Matteo Salvini, chiama “vittoria” il divieto di approdo nei nostri porti alla nave Aquarius, con a bordo 629 anime, uomini donne e bambini, facendo intervenire la Spagna del nuovo socialista Sanchez, che si è detto pronto ad aprire il porto di Valencia.

Vittoria, annuncia il nostro ministro dell’Interno e i suoi supporters a suon di Hashtag #chiudiamoiporti. E poco importa se un’altra imbarcazione, la nave Diciotti, italianissima, si sia invece diretta indisturbata verso Catania con ben 937 migranti.

L’obiettivo non è essere sinceri ma è alzare i toni e attirare il più possibile i riflettori su di sé, anche quando l’iniziativa su Aquarius, citando la guida Cild al soccorso in mare, oltre a violare norme internazionali sui diritti umani e sulla protezione dei rifugiati, mina alcune tra le più fondamentali consuetudini della solidarietà in mare poiché l’individuazione del luogo sicuro spetta alla Sar che coordina la singola azione di salvataggio, salvo che ci si trovi nelle acque territoriali, dove resta la competenza esclusiva dello Stato costiero. Non sempre il luogo sicuro è lo Stato costiero più vicino al luogo ove avvengono le operazioni di soccorso.

E di fatti i rischi penali ci sarebbero eccome, altro che vittoria. Ma rimane ancora la domanda: Dove ci vuole portare Matteo Salvini? Perché se il suo obiettivo è governare il tema immigrazione, le prime sue azioni in materia oltre al programma co-firmato con il movimento 5 stelle, non sembrano indicare una strada se non quella dei proclami irrealizzabili e la forza, utilizzata soprattutto sui più deboli.

Per cominciare, il 5 giugno si era tenuto in Lussemburgo un vertice dei ministri dell’Interno europei che doveva mettere mano al regolamento di Dublino. Quello strumento che trattiene decine di migliaia di richiedenti asilo in Italia, causando il malcontento sociale e politico. Trattato criticato da salvini come fosse il frutto della sinistra ma che è invece, come lo è la maggior parte delle leggi sull’immigrazione vigente, un prodotto di Forza Italia e Lega. Basti pensare alla Bossi-Fini, ancora in vigore e causa dell’immigrazione illegale nel nostro paese perché chiude la porta a ogni via per la legalità.

Ma tant’è, che il fallimento della bozza di compromesso per cambiare il Trattato di Dublino, la causa principale del nostro caos attuale, è stata ancora una volta definita dal ministro dell’Interno come una vittoria, quando invece questo fallimento, bloccherà ancora il nostro paese sulla questione della gestione degli sbarchi, dato che saremo obbligati a seguire il criterio del “primo ingresso”, secondo cui ospitare e valutare ciascuna richiesta di protezione internazionale spetta al paese in cui è avvenuto l’ingresso di quella persona nell’Unione Europea.

E se non bastasse, quello che dovrebbe preoccupare sono i segnali di avvicinamento del nostro governo verso paesi come l’Ungheria che certamente, in tema immigrazione, è un ostacolo per noi e non certo un aiuto, dato che continua a non voler partecipare alla spartizione dei rifugiati ma ha come unico progetto quello dei muri alzati. Iniziativa che riuscirebbe meno a noi, con le nostre coste affacciate al Mar Mediterraneo. Ecco, se l’Ungheria porta avanti la sua politica trascinandosi insieme altri paesi, lo fa non certo in una chiave di inclusione europea, il punto è che noi, per storia e vicinato geografico dovremmo guardare a sud del Mediterraneo, parola scomparsa dai programmi e i proclami, eppure è proprio da li che partono i migranti e dai leader di quei paesi che si deve una volta per tutte mettersi al tavolo e provare a disegnare un progetto nuovo che governi l’immigrazione guardandola in faccia come fenomeno strutturale e non emergenziale.

Se le parole chiave di Salvini è “legalità” e “aiutiamoli a casa loro”, che passi ai fatti, aprendo un varco all’immigrazione legale, che la Bossi -Fini non permette. Veicoli una nuova legge che permetta ai migranti di viaggiare nella legalità e inserirsi nel lavoro, perché i cosiddetti 500mila clandestini che tanto vengono tirati fuori come la peste da rimpatriare, sono invece una realtà dell’economia sommersa. Sono lavoratori ma in nero. Sono braccianti, badanti, camerieri, parrucchiere, cuochi, assistenti e la lista può continuare.

Se Salvini vuole portarci da qualche parte, che guardi ai paesi africani e non al blocco Visegrad. Rimetta al centro i paesi del Mediterraneo con un progetto vero, che a casa propria ci stiamo bene tutti.

ultima modifica: 2018-06-13T08:10:36+00:00 da Karima Moual

 

 

 

 

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