Luigi Di Maio, il passo da ministro e il confronto a (breve) distanza con Salvini

Luigi Di Maio, il passo da ministro e il confronto a (breve) distanza con Salvini
Un Di Maio che ci fa capire come intende svolgere il suo compito di leader politico “mescolato” all’uomo di governo, e la “sfida” con Matteo Salvini, indiscusso dominatore della fase politica post-elettorale. Il corsivo di Roberto Arditti

Luigi Di Maio fa la sua prima uscita importante da ministro all’assemblea di Confcommercio e raccoglie applausi in grande quantità. Ci va con argomenti “graditi” alla platea, va detto subito, come la promessa di evitare l’aumento dell’Iva e una dichiarazione molto esplicita sull’evasione fiscale, che dovrà essere provata dallo Stato, perché l’imprenditore è innocente fino a prova contraria.

Insomma miele per i delegati di Carluccio Sangalli, navigato e intelligente “mandarino” della Repubblica, uomo sempre pronto al dialogo costruttivo con ogni interlocutore come solo un grande democristiano di razza purissima è capace di essere.

Di Maio arriva ad assemblea iniziata, ovviamente sepolto da un muro di telecamere e microfoni. Va sul palco e ci mette un po’ a carburare, quasi in difficoltà nel suo nuovo ruolo istituzionale (di governo però, che è ben altra cosa di quello da vice presidente della Camera sperimentato nella passata legislatura).

Dopo qualche minuto si scioglie e porta a casa il suo primo risultato positivo da quando è ministro, con una reazione della sala piuttosto sorprendente, anche perché quella sala, diciamolo fuori dai denti, di ministri ne ha visti tanti e di tutte le fogge.

Insomma una buona giornata per Di Maio, che inizia a prendere le misure al suo ruolo. Lo fa parlando di lavoro, di conti pubblici, di reddito di cittadinanza, lasciando da parte il libro dei sogni (troppo spesso sventolato in campagna elettorale) e concentrandosi invece su quanto si può fare davvero senza tradire il mandato ricevuto.

Una buona giornata che arriva alla conclusione di una settimana positiva per lui e per il governo, ma che ancora mostra le cicatrici delle micidiali settimane culminate nella drammatica ultima domenica di maggio, il giorno della rinuncia di Conte e dell’annuncio di impeachment al Capo dello Stato (sembra passato un secolo, ma sono soltanto dieci giorni).

Un Di Maio quindi che ci fa capire come intende svolgere il suo compito di leader politico “mescolato” all’uomo di governo: vuole dare voce a decisioni e progetti, senza perdere contatto con cittadini e categorie e salvando sempre la natura “politica” della sua giornata di lavoro. Dopodiché fare il ministro vuol dire fare il ministro, come direbbe Catalano. Quindi non si può già oggi (e figuriamoci domani) prescindere da risultati concreti raggiunti (o raggiungibili) in tempi certi ed annunciati.

Qui si misurerà anche la “sfida” con Matteo Salvini, indiscusso dominatore della fase politica post-elettorale.
Già, perché il Viminale è una micidiale macchina da lavoro senza soluzione di continuità, gestibile solo con presenza assidua e grande concentrazione. Non avrà alternative, il pur energico leader della Lega.

ultima modifica: 2018-06-07T10:30:57+00:00 da Roberto Arditti

 

 

 

 

 

 

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