Caro Salvini, bene il tweet ma bisogna partire dagli ultimi. Parla don Aldo Buonaiuto

Caro Salvini, bene il tweet ma bisogna partire dagli ultimi. Parla don Aldo Buonaiuto
"Bisogna partire realmente dall’attenzione agli ultimi e ai più deboli ed emarginati della nostra società, in tutte le forme concrete in cui si incarnano queste categorie". Conversazione di Formiche.net con Don Aldo Buonaiuto, membro della Comunità Papa Giovanni XXIII ed editore del quotidiano cattolico InTerris

Il retweet del neo-vice presidente del Consiglio Matteo Salvini al suo articolo apparso sul quotidiano online InTerris ha indicato la volontà del nuovo titolare del Viminale di aprire un dialogo con il mondo cattolico. O almeno con quella parte che non mostra remore nel confrontarsi, civilmente, con il nuovo esecutivo “giallo-verde” guidato dal cattolico Giuseppe Conte (di cui si vocifera essere devoto di Padre Pio). “Articolo interessante. Per risolvere i problemi sono pronto a dialogare con tutti“, ha infatti commentato il leader della Lega sul social dell’uccellino azzurro, dopo avere in passato più volte bisticciato pubblicamente con parroci definiti “amici dei migranti”, e dopo avere altrettante volte citato parroci anonimi che in privato lo inciterebbero ad “andare avanti”.

Lui, don Aldo Buonaiuto, è un semplice parroco di provincia, membro della Comunità Papa Giovanni XXIII, impegnato da venticinque anni nell’aiutare gli ultimi e più poveri, in particolare nel dare una nuova vita a ragazze raccolte dalla strada e vittime della tratta di esseri umani. Un “prete di strada”, insomma, che ha trascorso tanti anni accanto a don Oreste Benzi, che della Papa Giovanni XXIII ne è il fondatore. Don Aldo è però anche editore a Roma della testata cattolica internazionale InTerris, e non si tira indietro nel rispondere puntualmente ad ogni domanda di Formiche.net. Ma senza l’intenzione “di creare alcuna polemica”, mette bene in chiaro.

Don Aldo, se lo aspettava il retweet del neo-vicepremier Salvini? Che impressione le ha fatto? E soprattutto che valore gli attribuisce?

Ricevere un riscontro diretto dal vicepremier è stato un buon segnale. Il senso del mio intervento era un invito al dialogo tra le parti, l’auspicio sincero che possa avviarsi un confronto sereno e aperto tra la Chiesa e il nuovo governo in tutte le sue componenti. Mi sembra che la reazione del ministro Salvini vada esattamente in questa direzione.

Pensa che il nuovo governo possa venire incontro ai valori della Chiesa cattolica? In che modo?

La Chiesa è costituita da tantissime persone, i cattolici, inseriti e impegnati come tutti gli altri cittadini nel tessuto sociale. I vari governi italiani hanno sempre interagito con la Chiesa istituzione e con tutto il vasto mondo cattolico che ha ogni volta dato un notevole contributo al servizio del Paese, non vedo per quale motivo dovrebbe quest’ultimo evitare tale confronto costruttivo e dialogo.  Inoltre la Chiesa non potrà mai rinunciare a esercitare la sua autorità morale per testimoniare dei valori perenni, che poi è compito della politica tradurre nella realtà, anche attraverso la giusta mediazione con gli interessi di tutti.

Quali sono gli aspetti che più la convincono, e quali invece meno, del nuovo esecutivo “giallo-verde”? Ha sentito il discorso del neo-presidente Conte? Sembra che il nuovo premier sia cattolico e devoto a Padre Pio.

Entrambe le forze politiche hanno saputo interpretare una profonda esigenza di cambiamento e hanno anche suscitato profonde aspettative, che caricano oggi i nuovi governanti di grandi responsabilità. Al tempo stesso, come ho scritto nel mio editoriale, i toni fuori luogo e certe pretese di rivoluzionare da soli tutto ciò che esiste vanno senz’altro ridimensionati. Quanto a San Pio, il suo esempio di vita è soprattutto incentrato sulla perseveranza anche di fronte a incomprensioni e accuse ingiuste. Spero quindi che possa essere un modello per il neopremier Conte quando avrà da confrontarsi con i momenti più difficili ma inevitabili per chi ha un ruolo così complesso.

Quali sono i temi su cui, a suo giudizio, si dovrebbe fare maggiore attenzione?

Bisogna partire realmente dall’attenzione agli ultimi e ai più deboli ed emarginati della nostra società, in tutte le forme concrete in cui si incarnano queste categorie. E spero che qualcuno possa avere più coraggio di affermare l’identità cristiana, le nostre radici e valori, pur nel sacrosanto rispetto di chi non è cristiano e quindi evitando inutili contrapposizioni.

Crede che Salvini si sia ora dimostrato più realista su certi temi delicati? Uno su tutti quello della migrazione, spesso tra i primi posti dell’agenda di Papa Francesco. Lei scrive che “sicurezza e solidarietà non sono poli opposti, bensì due facce della stessa medaglia”. Salvini e la Lega potrebbero entrare in sintonia con questa visione, per lavorare insieme alla Chiesa e ai tanti operatori cattolici?

È di vitale importanza una sinergia fra chi è incaricato a garantire la sicurezza e chi invece lavora nel campo della solidarietà e dell’accoglienza. Se questi due mondi non comunicano, finiscono per danneggiarsi l’uno con l’altro e a farne le spese sono le persone innocenti: tanto i cittadini onesti che vogliono vivere sicuri quanto i disperati che meritano di essere aiutati. Il Ministro Salvini comprende benissimo la differenza tra la campagna elettorale e la difficoltà di gestire concretamente i problemi; non c’è contraddizione tra il tentativo di mantenere fede alle promesse che ha fatto e aprirsi a una collaborazione con gli operatori dell’accoglienza una volta toccata con mano la complessità del reale.

Il cardinale Bassetti al termine della recente assemblea dei vescovi italiani è stato molto chiaro, dicendo che l’attenzione della Chiesa sarà alta sui singoli temi, quali vita, famiglia o migrazioni, aggiungendo poi che le sue parole sarebbero state le stesse per qualsiasi governo. Intravede un rapporto roseo tra Chiesa e politica, per la legislatura appena nata?

Questo dipenderà in gran parte dai protagonisti diretti. La Chiesa non fa politica, ma può sollecitare le istituzioni civili ad operare per dare le risposte più vere ai cittadini ed essa deve contribuire a servire il bene comune testimoniando i suoi principi e valori essendo presente nella società con il suo insegnamento liberamente accolto da chi intende seguirlo.

Salvini in campagna elettorale, in piazza Duomo, davanti alla piazza si è presentato con in mano Vangelo e rosario, facendo un gesto che molti difficilmente si sarebbero immaginati. Che sensazione le ha suscitato?

Il suo atteggiamento è stato senz’altro audace, prestando il fianco anche alle incomprensioni e alle critiche, ivi compresa quella di strumentalizzazione a fini elettorali. Ma nessuno può giudicare la coscienza di una persona, permettendosi di contestare la sincerità di un personale giuramento. I simboli sono molto importanti, ma ancora più rilevante è l’esempio di vita, anche per un uomo politico, che deve essere in grado di testimoniare con le opere e i risultati la veracità del suo impegno.

Il ministro per la famiglia e la disabilità Lorenzo Fontana invece, dopo le sue posizioni a favore della vita e della famiglia naturale ribadite in più circostanze, tra cui l’intervista al Corriere e la lettera al Tempo, pare essere ben visto da buona parte dell’elettorato cattolico. Lei condivide posizioni e toni utilizzati?

Nella comunicazione odierna troppo spesso la tempistica e le parole utilizzate finiscono per essere più importanti dei contenuti. In sé stessa, l’opinione espressa dal ministro Fontana come cristiano dichiarato sulla famiglia composta da un padre e una madre coincide perfettamente con l’insegnamento della Chiesa: è comprensibile che diversi cattolici lo guardino con simpatia e speranza. Al tempo stesso, l’invito alla moderazione che ho rivolto vale per tutti, anche per molti media, che sembrano ansiosi di attaccare gli esponenti del nuovo governo prima ancora che abbiano iniziato a lavorare.

Come valuta i toni utilizzati contro il presidente Mattarella negli ultimi giorni prima della scelta definitiva dell’incarico? Molti cattolici si sono richiamati alla preghiera per il capo dello Stato e per l’Italia. Preghiere a cui nei prossimi giorni parteciperà anche Bassetti, a Roma.

La violenza, tanto verbale che fisica (e la prima può diventare spesso anticamera della seconda), è sempre e comunque inaccettabile. La decisione finale del Presidente Mattarella e degli stessi partiti, che alla fine sono riusciti a trovare un compromesso, testimonia in un modo molto concreto che non è mai tardi riavviare il dialogo e sconfessa l’atteggiamento di rabbiosa contrapposizione a cui gli ultimi mesi ci avevano purtroppo abituati. Sarebbe stato intelligente ed esemplare sentire i vari leader scusarsi per certe esternazioni, magari istintive, ma anche troppo pesanti nei confronti del Presidente. Purtroppo non si sente mai chiedere scusa da parte dei politici, e questo fa riflettere.

La convincono più la Lega o i grillini? E i fedeli che incontra nella sua quotidianità, che cosa dicono?

I fedeli hanno gli orientamenti politici più diversi, anche se dovrebbero ripassare più spesso e conoscere di più la Dottrina sociale della Chiesa. Comunque la diversità è un bene, perché il rapporto della Chiesa con la società e le istituzioni dello Stato non consiste nel promuovere una rigida e specifica visione politica. Piuttosto, lo spirito cristiano è un fermento in grado di vivificare far crescere tutte le idee socio-politiche, ispirandole anche per vie talvolta impreviste e tortuose a realizzare il bene comune. Ora sono questi due partiti chiamati a fare i fatti e vedremo se saranno realmente loro a convincere il popolo.

ultima modifica: 2018-06-06T09:40:53+00:00 da Francesco Gnagni

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