Servizi segreti, perché Conte tiene per sé la delega

Servizi segreti, perché Conte tiene per sé la delega
L’esecutivo gialloverde non nomina per il momento un’Autorità delegata ma lascia le prerogative sull’intelligence nelle mani del presidente del Consiglio

Chi prospettava uno scontro acceso tra Lega e Movimento 5 Stelle per accaparrarsi il delicato ruolo di autorità delegata per la Sicurezza della Repubblica – la figura di direzione politica e di indirizzo della Presidenza del Consiglio nell’ambito delle strutture d’intelligence – si sentirà deluso. Con le oltre 40 nomine di sottosegretari e viceministri di oggi, ha chiarito al termine del CdM di oggi il ministro per i Rapporti col Parlamento, Riccardo Fraccaro, non si è parlato di deleghe, che si faranno “in settimana, entro giovedì probabilmente”. Intervenendo a Otto e mezzo, però, il titolare del dicastero del Viminale, Matteo Salvini, ha spiegato che, per il momento, queste prerogative resteranno saldamente nelle mani del premier Giuseppe Conte.

LA SCELTA DELL’ESECUTIVO

Palazzo Chigi ha fatto dunque la scelta di non affidare ad una figura specifica, almeno per il momento, questo incarico (lo stesso fece il presidente del Consiglio precedente, Paolo Gentiloni).

I NOMI DELLA VIGILIA

Nelle scorse settimane erano circolati per il ruolo i nomi di diversi politici di entrambi gli schieramenti, tre su tutti: Vito Crimi e Angelo Tofalo, parlamentari pentastellati che nella scorsa legislatura sedevano nel Copasir, il comitato parlamentare di vigilanza sull’intelligence; e Giancarlo Giorgetti, uomo di fiducia di Matteo Salvini, approdato alla presidenza del Consiglio come sottosegretario.

LA FIGURA DI CONTE

La decisione, invece, è stata quella di attendere gli sviluppi dell’esperienza di governo affidando al “garante” di entrambi gli schieramenti, Conte per l’appunto, il compito di occuparsi in prima persona di alcuni dei principali dossier di sicurezza nazionale.

LE PROSSIME SFIDE

Sono molte, infatti, le sfide che attendono il nuovo esecutivo su questo versante, tutte riassunte nell’ultima relazione annuale dei servizi segreti al Parlamento, presentata a febbraio: dallo spionaggio sempre più aggressivo di attori statali e non – mirato a raccogliere segreti di ogni tipo da aziende e istituzioni italiane – per finire alla minaccia terroristica.

Il tutto, inasprito dalla pervasività della minaccia cyber. Proprio l’architettura nazionale atta a difendere lo spazio cibernetico è stata, col precedente governo, oggetto di un rinnovamento del quale Conte potrà da subito beneficiare.

LA MINACCIA CYBER

In ambito cyber sono stati rafforzati i compiti del Cisr e del Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza, guidato oggi dal prefetto Alessandro Pansa (il suo incarico è stato prorogato di un anno a marzo). In particolare, il Dis ha oggi un vicedirettore con delega alla sicurezza informatica, il professor Roberto Baldoni, e ha visto al suo interno l’istituzione del Nucleo per la Sicurezza Cibernetica, precedentemente insidiato presso l’Ufficio del consigliere militare di Palazzo Chigi.

ultima modifica: 2018-06-12T20:21:46+00:00 da Redazione

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