La Space Force di Trump spiegata da Arpino e Vittori

La Space Force di Trump spiegata da Arpino e Vittori
Si tratterebbe di una sesta forza armata all'interno del Dipartimento della Difesa, che in questo momento è al lavoro per capire come procedere nella costituzione di un nuovo soggetto militare

Il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dato mandato di creare una “Space Force” in seno al Pentagono. Si tratterebbe di una sesta forza armata all’interno del Dipartimento della Difesa, che in questo momento è al lavoro per capire come procedere nella costituzione di un nuovo soggetto militare. “Comprendiamo la linea del Presidente – fa sapere la portavoce del Pentagono, Dana White – ci attiveremo sulla questione, che ha implicazioni per intelligence, Aeronautica, Esercito, Corpo dei Marine e Navy. Sarà un processo – ha aggiunto – che riceverà il contributo di tutti i soggetti coinvolti”.

LE PAROLE DI TRUMP

“Abbiamo l’Aeronautica militare e avremo la Forza Spaziale. Separata, ma uguale”. Ha detto Donald Trump in apertura del Consiglio spaziale nazionale alla Casa Bianca. L’intenzione del Presidente, per alcuni esperti, sarebbe quella di avere un servizio indipendente, con uniforme propria, budget indipendente e autonoma catena di comando, anche se connesso con l’Usaf, che oggi ha la responsabilità dell’attività spaziale, unitamente a Marina ed Esercito, che gestiscono separatamente alcuni programmi spaziali e a cui spettano funzioni di difesa missilistica. Il comando spaziale dell’Aeronautica è composto da 38mila addetti e comporta una spesa media di circa 10 miliardi l’anno.

TEMPISTICA E FONDI

La questione non è delle più semplici, sottolinea la stampa americana, e presenta molte incognite, a cominciare dal supporto non scontato del Congresso, dalle tempistiche e dalla natura stessa della nuova entità che potrebbe, il condizionale è d’obbligo, confluire con una propria identità nell’Aeronautica militare statunitense o avere un dipartimento e un budget separati. Si tratterà comunque di un processo complesso, che una volta approvato, comporterebbe lo stanziamento di nuovi fondi (da allocare dopo il 2019), delle implicazioni legali, nonché la messa a punto di nuove dottrine e di nuove relazioni tra comandi.

LE PERPLESSITÀ DI ARPINO

“Non vedo la necessità di una nuova forza armata spaziale – ha spiegato ad Airpress il generale Mario Arpino, ex capo di Stato maggiore della Difesa -, soprattutto per gli Stati Uniti, che hanno già il loro comando aerospaziale”. In seno all’Aeronautica Usa esistono infatti due gruppi operativi, entrambi con sede in Colorado, deputati a operare in questo specifico settore. Si tratta del 527° “Space Aggressor Squadron”, che ha il compito di studiare, riprodurre e sperimentare i mezzi di contrasto spaziale dei potenziali avversari (leggi Cina) ed il 76° Space Control Squadron, che ha come missione quella di sperimentare modelli e prototipi per la guerra nello spazio. “Entrambi i gruppi, che a questo punto potrebbero venire potenziati dall’amministrazione Trump, hanno rispolverato elementi usciti durante la presidenza Reagan, quando si voleva indebolire la Russia facendogli spendere ingenti somme di denaro nella ricerca legata alle attività spaziali belliche”.

Una Space Force, sottolinea Arpino “potrà anche essere ipotizzata come evoluzione dell’aeronautica, ma solo tra decine e decine di anni. Anche agli albori della missilistica tutti avevano preconizzato la fine dell’aeronautica così come la conosciamo oggi. Non è successo allora e non vorrei che oggi si facesse lo stesso errore di valutazione”. “Le aeronautiche moderne – conclude il generale Arpino – sono alla ricerca di una nuova identità, spinte anche dalla nuova frontiera del suborbitale, che si attuerà solo tra diversi anni”.

VITTORI E I DISTINGUO SULLA SPACE FORCE

Dello stesso avviso anche il generale Roberto Vittori, astronauta dell’Esa. “Parlare di Space Force in senso proprio, ossia di forze speciali in grado di agire nello spazio, senza prima avere chiarezza su quali possano essere gli space vehicles sarebbe come parlare di un esercito, senza mezzi per spostarsi, quindi a piedi. Con l’eccezione che nello spazio, a piedi, non ci si va”. In America – sottolinea Vittori – ci sono progetti in fase di sviluppo, “ma nessuno che possa credibilmente supportare il concetto di una Space Force. Se invece per Space Force si intende parlare delle capacità di comando, controllo, monitoraggio, gestione dei sistemi spaziali, allora nulla di nuovo sotto il sole; lo US Space Command esiste già”.

LA DIRETTIVA PER IL PENTAGONO

La direttiva data al Dipartimento della Difesa al fine di proteggere le risorse spaziali statunitensi gestendo l’orbita terrestre bassa è ampia e mira anche a “ridurre la crescente minaccia dei detriti orbitali nell’interesse di tutte le nazioni”, spiega la Casa Bianca. Inoltre ha lo scopo di razionalizzare i processi normativi che hanno ostacolato gli sforzi commerciali volti a sviluppare i lanciatori e i sistemi di esplorazione spaziale. La terza Direttiva sulla politica spaziale fornisce infine linee-guida e orientamenti per garantire che gli Stati Uniti possano fornire un ambiente sicuro per operare in presenza di un aumento del traffico commerciale nello spazio.

ultima modifica: 2018-06-20T08:40:56+00:00 da Michela Della Maggesa

 

 

 

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