La rivoluzione russa. Così Erdogan fa campagna elettorale con gli S-400

La rivoluzione russa. Così Erdogan fa campagna elettorale con gli S-400
Erdogan alza i toni contro Stati Uniti e Occidente e usa l'acquisto degli S-400 russi come leva per scaldare il cuore dei suoi elettori

Il 24 giugno la Turchia andrà alle presidenziali, secondo la decisione di anticipare il voto presa ad aprile dal capo dello Stato Recep Tayyp Erdogan, che però sente la possibilità di vedere il suo regno, che dura dal 2003 (con tre mandati consecutivi come primo ministro), indebolito. A questo si legano, anche, sparate propagandistiche, elettorali, magari avventate.

Come quella sugli S-400: durante un dibattito in onda su diverse emittenti private nazionali, Erdogan ha detto che “se necessario” userà le batterie anti-aeree che intende comprare dalla Russia. La questione dedica un breve recap: Ankara è in affari con Mosca per l’acquisto di quelli che gli analisti militari considerano tra i migliori sistemi land-to-air in circolazione, ma gli americani (e la Nato) stanno pressando i turchi affinché rivedano le loro decisioni e scelgano un altro genere di armamento più integrabile con gli altri dell’alleanza.

Al di là dell’aspetto tecnico – i membri Nato evitano di acquistare armi non compatibili con quelle degli alleati – c’è una complessa questione politica. La Turchia, secondo esercito per numero dell’Alleanza Atlantica, si sta allontanando dall’Occidente (o quel che ne resta, ndr). È un distacco progressivo, in atto da diversi anni: c’entrano la guerra in Siria; le scelte americane di allearsi con i curdi dell’Ypg per combattere l’Isis (Ankara invece li considera terroristi amici del Pkk); un rapporto conflittuale con l’amministrazione Obama, in mezzo il golpe del 2016, con le relazioni che non sono per niente migliorate dall’arrivo alla Casa Bianca di Donald Trump (nonostante le speranze di Erdogan).

Dagli Stati Uniti l’acquisto degli S-400 è visto come un eccessivo avvicinamento alla Russia, che fino a un paio d’anni fa – dopo l’abbattimento di un Sukhoi che operava sui cieli siriani da parte di due F-16 turchi – era a un passo dall’attaccare militarmente la Turchia. Ma poi Vladimir Putin ha capito che era in atto un allontanamento turco dall’Occidente e sarebbe stato uno spazio strategico in cui inserirsi nel Medio Oriente mediterraneo. E allora ha ristretto i rapporti con Erdogan, diventato di colpo non più il finanziatore occulto dell’Isis (come i militari russi cercarono di dimostrare in una conferenza stampa convocata come show mediatico per screditare il Sultano e la Turchia pochi giorni dopo la vicenda del Sukhoi e basata su prove architettate ad hoc), ma un partner con cui dialogare.

La Russia ha inserito la Turchia in un sistema negoziale a tre (insieme all’Iran) che si è creato forzatamente uno spazio alternativo rispetto ai dialoghi onusiano sulla Siria (risultati verso la pace pochi, interessi russo-iraniani curati molti: per i turchi qualche contentino). Nel frattempo, però, l’orbita di Erdogan è iniziata a girare sempre più distante dall’Occidente, ha un rapporto in cagnesco con l’Unione Europea, il presidente ha estremizzato le posizioni ideologiche del suo partito (l’Akp), ha attaccato più volte gli Stati Uniti per l’appoggio a Israele, è diventato un bubbone nel Mediterraneo (in un’area particolarmente sensibile perché è davanti alle sue coste, da dove allunga l’occhio sulla Grecia e ovviamente su Cipro, che si trovano i giacimenti del futuro).

“Non compreremo solo gli S-400 per chiuderli in un magazzino. Li useremo se necessario. Questo è un sistema di difesa. Cosa dovremmo farci se non usarlo?”, ha detto Erdogan, senza spiegare contro chi intenderebbe usarli, ma la sindrome di accerchiamento è sempre buona per infiammare le folle.

“Dipenderemo ancora dagli Stati Uniti? Abbiamo fatto richieste simili per anni, la risposta che ci è stata data è: il Congresso [degli Stati Uniti] non lo sta permettendo. Siamo stanchi di questo”, ha aggiunto, mettendo un punto sul rapporto di (s)fiducia con Washington.

“La Russia, invece, ha risposto alla nostra richiesta con un’offerta piuttosto allettante. Hanno detto che sarebbero entrati in una produzione congiunta. E per quanto riguarda i prestiti, ci hanno offerto termini di credito piuttosto buoni. In questo momento stiamo seguendo questo processo”, chiusura, se non fossero chiari gli intenti.

La vicenda degli S-400 rischia di diventare una di quelle che segnano il futuro della Turchia: Washington non più tardi della scorsa settimana ha fatto sapere che l’acquisto turco di sistemi russi può diventare oggetto di sanzioni. Sopratutto in casi così importanti come quelli degli S-400. Misure che potrebbero rallentare le consegne degli F-35 ordinati da Ankara; o anche peggio, spostare equilibri geopolitici delicatissimi.

Secondo un sondaggio della società turca Gezici Arastirma, Erdogan alle elezioni che si terranno fra due settimane potrebbe non raggiungere il quorum del 50 per cento per vincere al primo turno, e contemporaneamente rischierebbe di perdere la maggioranza assoluta in parlamento (anche se otterrà quella relativa). Anche per questa ragione cerca di alzare i toni, in modo da scaldare i cuori dell’elettorato che da tempo è abituato a strali contro gli americani e l’Occidente.

 

ultima modifica: 2018-06-12T11:10:16+00:00 da Emanuele Rossi

Chi ha letto questo articolo ha letto anche: