Vi racconto i primi 30 anni dell’Agenzia spaziale italiana

Vi racconto i primi 30 anni dell’Agenzia spaziale italiana
Nei prossimi 10 anni lo spazio proporrà nuove sfide scientifiche, tecnologiche e commerciali, con ulteriori potenziali ricadute positive per il sistema-Paese. Passato, presente e futuro dell'Asi nella testimonianza del presidente Battiston

A trent’anni dalla nascita dell’Agenzia spaziale italiana (Asi), siamo nel pieno di una rivoluzione che sta cambiando il volto del settore. Lo spazio negli ultimi anni ha sperimentato nuovi modelli di sviluppo, spinto da nuove tecnologie e applicazioni, imprenditori provenienti da esperienze diverse, piccole startup innovative, grandi programmi sviluppati con il modello delle public private partnership. La miniaturizzazione della tecnologia da una parte, e l’offerta/domanda di informazioni e servizi dall’altra, stanno aprendo il settore spaziale a una platea molto più ampia ed eterogenea. Questa rivoluzione è solo all’inizio.

Nei prossimi 10 anni lo spazio infatti proporrà nuove sfide scientifiche, tecnologiche e commerciali, con ulteriori potenziali ricadute positive per il sistema-Paese. Al di là della nuova dimensione commerciale, lo spazio continua a essere un’infrastruttura cruciale per le capacità militari, strategiche e di sicurezza. A questo proposito, la Brexit ha infatti messo in discussione anche la dimensione spaziale della collaborazione europea. Nella estenuante trattativa tra Gran Bretagna e Unione europea, è entrato anche il tema della continuazione della partecipazione inglese al nuovo sistema di navigazione satellitare europeo, Galileo.

È interessante domandarsi perché l’Inghilterra del dopo-Brexit tenga oggi così tanto a Galileo. La risposta si basa su tre elementi principali: la dimensione militare, quella politica e quella industriale. Le aziende inglesi, fortemente coinvolte, in particolare sugli algoritmi collegati alla sicurezza, corrono il serio rischio di non poter partecipare ai prossimi bandi di gara della Commissione europea. Anche se la Gran Bretagna continuasse a contribuire economicamente al programma, Galileo infatti ha una dimensione collegata alla sicurezza e alla protezione europea che impedisce a Paesi terzi (Stato in cui si troverà l’Inghilterra del post-Brexit) di poter realizzare le attività industriali che riguardino la sicurezza europea. La Brexit ci fa capire come sia importante rafforzare la competitività dell’Italia nello spazio europeo e l’incidenza diplomatico-politica del Paese in questo momento in cui l’abbandono da parte della Gran Bretagna di molte posizioni apre opportunità prima insperate per Paesi che, come l’Italia, hanno un forte spessore di innovazione tecnologica e industriale da mettere in gioco.

Questa vicenda politica, ci ricorda allo stesso tempo come la nuova legge di riordino della governance del sistema spaziale entrata da poco in vigore sia lo strumento necessario e fondamentale per rendere sistematica l’azione di coordinamento iniziata nel 2014 con la Cabina di regia di Palazzo Chigi. La nuova legge riconosce che lo spazio acquista istituzionalmente la dignità di settore strategico nazionale, non più sotto l’indirizzo politico di un solo ministero, ma direttamente della presidenza del Consiglio tramite il “Comitato interministeriale per le politiche dello spazio”. Un passo fondamentale per mantenere e rafforzare la posizione di potenza spaziale che, dalla geniale intuizione di Luigi Broglio ad oggi, l’Italia si è meritatamente guadagnata. Grazie a quella intuizione e al lavoro di questi anni, l’Italia è in grado di cogliere e guidare la profonda trasformazione sia della componente industriale sia in quella dei servizi.

È questo l’approccio con cui l’Agenzia spaziale italiana ha sviluppato partnership con le più importanti agenzie spaziali e i più importanti player industriali per i filoni di ricerca, scientifici, tecnologici e applicativi che determineranno le strategie spaziali di domani. Tra questi ricordo alcuni dei più importanti: il programma Platino, la Mini piattaforma ad Alta Tecnologia per i satelliti di piccola taglia, un’iniziativa che fa entrare l’industria nazionale nel segmento satellitare che oggi si sviluppa maggiormente a livello mondiale; il consolidamento e lo sviluppo dei satelliti di osservazione della Terra con la costellazione duale Cosmo SkyMed (e dei relativi servizi) e la sua evoluzione Cosmo Second generation in corso di realizzazione, nonché in quello dei lanciatori, dove la quotazione in Borsa di Avio dello scorso anno rappresenta un importante risultato; il progetto per realizzare il primo spazioporto europeo per voli suborbitali in Italia, recentemente identificato presso l’infrastruttura di Grottaglie; la collaborazione con la Cina per la nuova Stazione spaziale cinese; l’accordo con SpaceX per l’addestramento degli equipaggi dei voli commerciali per l’orbita bassa; l’accordo con la Russia per la realizzazione di un satellite SAR geostazionario, GeoSar, per applicazioni commerciali come l’agricoltura di precisione o istituzionali come il controllo delle emergenze.

In questi anni il sistema spaziale italiano è stato al passo con l’evoluzione in corso a livello mondiale e ha saputo coglierne le opportunità. Nel periodo 2014-2016 l’occupazione del settore ha avuto una crescita costante, con un incremento del 3%, raggiungendo circa 6300 lavoratori specializzati direttamente coinvolti nelle industrie del settore. Sono aumentate in modo rilevante anche le Pmi impegnate nel comparto, che sono passate da 476 a 578 con un aumento dei dipendenti pari al 21%. Altri aspetti positivi sono l’alto livello di formazione dei nuovi addetti con un 66% di laureati tra i quasi 700 nuovi assunti nel triennio al loro del turn over (il 52% dei quali appartiene alla fascia d’età 26-35 anni), localizzati per un terzo al Sud. All’incremento dell’occupazione è corrisposto un buon ritorno dai programmi della Commissione europea. Nel periodo 2014-2017 (dati di mid term della programmazione 2014-2020), l’Italia ha ottenuto un sovra-ritorno di 276 milioni di euro: considerando che la contribuzione ai piani di Bruxelles è stata di circa il 12,48%, il sistema spaziale italiano ha ricevuto indietro un 16,4% mettendo a segno un più 4%. E anche rispetto alla partecipazione nell’Agenzia spaziale europea – di cui, l’Italia è il terzo contributore con oltre 2 miliardi di euro investiti tra il 2014 e il 2017 – i ritorni sono stati altrettanto positivi, con una sistematica e sostanziale (+12%) tendenza al sovra-ritorno al punto da richiedere interventi correttivi – ricordiamo che l’Esa funziona sul principio del georitorno tendenzialmente unitario – a testimonianza di una industria attiva e competitiva.

Di fronte alle prossime e importanti scadenze che ci aspettano nella Commissione europea, in Esa e nei rapporti tra la stessa Esa e la Commissione, questo è lo stato di salute del sistema spaziale italiano, un comparto che ha tutte le carte in regola per costituire uno dei motori propulsori della crescita sociale ed economica.

ultima modifica: 2018-07-08T13:23:45+00:00 da Roberto Battiston

 

 

 

 

Chi ha letto questo articolo ha letto anche: