Basta politicamente corretto: viva il bello e chi lo esalta

Basta politicamente corretto: viva il bello e chi lo esalta

C’è un virus, invasivo come un serpente silenzioso, che si sia insinuando in tutti gli ambiti: nella vita, nei social, nel lavoro, nella vulgata quotidiana e anche nello sport. Si chiama politicamente corretto: è pericoloso e gretto, perché chiude le menti e tarpa le ali.

Mentre invece alle “cose serie” quasi nessuno pensa (tipo leggi che favoriscano davvero le adozioni, uno stato sociale degno di questo nome, l’accesso al credito per le imprese, una politica industriale che sia green e non distruttiva alla Ilva maniera) c’è chi si occupa di demolire il bello sull’altare di una becera ipocrisia.

E così alla finale Mondiale di Russia 2018 non sarà possibile inquadrare belle tifose perché “deriva sessista”, così come alle finali di Miss America non si potrà circolare in bikini.

Nessuno dice una parola, invece, sul doping, su certi arbitraggi sospetti, sulla commistione tra sportivi e grossi interessi (il caso Pantani no, proprio non interessa più?), sui baby atleti africani trattati come merce di scambio.

Davvero è questo il rispetto per le donne? Davvero è questo comportamento da ipocriti e farisei che sanerà le ferite di donne picchiate, emarginate in famiglia, deprezzate in Cda ancora a “tutto maschio”, fatte sedere in uno studio tivvù o in Parlamento solo per via di una mise scollata e senza garbo?

Oggi i maestri del Medioevo 2.0 in cui siamo piombati si scandalizzano di una cosa che più naturale non si può: quel bello che era stella cometa per gli antichi greci, precursori del mondo, che eressero fior di statue ad Artemide e compari, che studiavano il bello (e formavano al bello) non solo di forme e colori femminili, ma anche di arti, note musicali, sculture, paesaggi, natura e…mondo.

Il bello chiama il bello, dicevano ben prima che gli oscurantisti medievali, tutti presi dal mandare al rogo i non allineati, prendessero il sopravvento.

Quegli stessi che mandarono a morte la scienziata Ippazia, prima donna-tecnico capace di aprire la strada ai successivi esperimenti di Keplero e Galileo (la cui biblioteca di Alessandria d’Egitto per metà è stata distrutta e per metà razziata), oggi vogliono riportare il mondo nel buio ipocrita del politicamente corretto: quella gelatina, maleodorante e zozza che nasconde ben più gravi comportamenti.

Francamente ha stufato la melassa pseudopura che viene messa avanti a tutto e a tutti.

Per cui, viva il bello e viva quei futuristi (di ieri e, speriamo, di oggi) che lo esaltano.

Impaginato Quotidiano

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ultima modifica: 2018-07-14T09:25:47+00:00 da Francesco De Palo