Bene sui vitalizi, ma non ci si fermi qui. E poi serve il finanziamento pubblico ai partiti

Bene sui vitalizi, ma non ci si fermi qui. E poi serve il finanziamento pubblico ai partiti
Auspico che anche il Senato prenda decisioni analoghe, magari approfondendo la scelta dello strumento giuridico più idoneo per raggiungere lo scopo. Il corsivo di Roberto Arditti

Al netto di tutte le eccezioni normative, di tutti i cavilli e di tutti i potenziali ricorsi (che ci saranno a pioggia) va detto con sincerità che questo provvedimento sui vitalizi è tutt’altro che privo di senso.
Esso infatti toglie alla classe politica l’odiosa sensazione di privilegio (come saggiamente aveva intuito nella scorsa legislatura Matteo Richetti, deputato del Pd e firmatario di un’ottima proposta di legge approvata alla Camera ma non al Senato) che continua ad esistere in materia di trattamento pensionistico, anche perché è del tutto evidente che in questi anni il Parlamento ha imposto agli italiani di tirare la cinghia (e non poco) anche su questo fronte.

D’altronde il voto del 4 marzo è stato esplicito nel chiedere un cambiamento profondo e sarebbe ridicolo, oltre che illogico, se M5S e Lega non dessero seguito a quanto promesso in campagna elettorale.
Per questo motivo auspico che anche il Senato prenda decisioni analoghe, magari approfondendo la scelta dello strumento giuridico più idoneo per raggiungere lo scopo. Il tema però è solo parzialmente di legittimità giuridica.

In ballo c’è il rapporto tra la classe dirigente della nazione e il popolo in nome del quale si viene eletti.
Questo rapporto è andato in crisi e per aggiustare il meccanismo occorre innanzitutto riportare al giusto livello emolumenti e trattamenti pensionistici, che devono essere dignitosi ma ispirati a principi di grande sobrietà.

Va però detto al presidente Fico (ed anche a Matteo Salvini e Luigi Di Maio) che il taglio dei vitalizi non può restare il solo provvedimento adottato. Serve allargare la platea degli interessati anche alle alte burocrazie, spesso premiate con emolumenti fuori da ogni logica.

E serve poi ragionare di come in questa benedetta Italia vogliamo finanziare la politica, anche perché siamo arrivati al paradosso che ogni eletto versa parte del suo “stipendio” al partito di appartenenza.
Qui ci vuole una grande operazione verità, dai contorni coraggiosi. Occorre tornare al finanziamento pubblico, naturalmente sottoposto a seri controlli di legittimità. Quella è l’unica strada maestra, l’unica veramente liberale e democratica.

ultima modifica: 2018-07-12T10:50:02+00:00 da Roberto Arditti

 

 

 

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