L’ipocrisia sulla lobby

L’ipocrisia sulla lobby

Qual è la lobby che la vulgata considera la più potente di tutte? Quella delle assicurazioni. Che se la batte con quella delle banche. Per la nostra rubrica video Lobby Non Olet, noi di Telos A&S siamo andati a intervistare la “potente lobbista” della “lobby potente”. È Antonellla Azzaroni che, oggi, ricopre il ruolo di direttore degli Affari Istituzionali di Ania, l’associazione che rappresenta il mercato assicurativo in Italia.

Il tema che è emerso è l’asimmetria tra il giudizio e la conoscenza: “l’Ania è considerata fra le lobby più importanti e incisive, senza però che venga compreso che cosa sia necessariamente l’attività di lobby” sostiene Azzaroni. In altre parole, la lobby degli assicuratori è considerata indubbiamente influente, ma non esiste una reale cognizione su come questa influenza venga effettivamente tradotta nei fatti.

Il punto di vista della lobbista di Ania è chiaro e privo di ipocrisie: “Se siamo stati potenti, vuol dire che siamo riusciti a convincere l’interlocutore [il decisore pubblico] della bontà della materia o dell’argomento che stavamo portando”. È un punto di vista che condivido. Non bisogna scambiare la potenza con l’efficacia. Il termine potenza infatti è ambiguo e nasconde una volontà di influenzare l’interlocutore.

Nel nostro lavoro di lobbisti, invece, non si tratta di influenzare, ma di presentare buone argomentazioni che si possano declinare in norme previste dalla legge. Ma non è mai il lobbista che decide cosa diventerà legge e cosa non lo diventerà. È sempre il decisore pubblico a farlo e, il lobbista professionale, quello serio, non ha alcuna intenzione di influenzarlo con promesse o adescamenti. Punto. Questo, ovviamente, non vuol dire che il lobbista non abbia degli obiettivi da raggiungere, che non voglia essere efficace. Quindi distinguiamo il termine potenza da efficacia. E basta ipocrisie.

 

ultima modifica: 2018-07-16T14:04:08+00:00 da Mariella Palazzolo