Arte in digitale, vi raccontiamo la sfida del Mori Building Digital Art Museum

Arte in digitale, vi raccontiamo la sfida del Mori Building Digital Art Museum
Le applicazioni del digitale, cosa significa essere “ultra-tecnologi”, le sfide delle città future al centro della conversazione di Formiche.net con teamLab, un gruppo di 400 “ultra-tecnologi” comprendente scienziati, ingegneri, matematici, creativi ed artisti

Il digitale come strumento per espandere l’arte, per abbattere le frontiere tra le opere d’arte, gli artisti e i visitatori che diventano protagonisti assoluti di un percorso artistico, espressione di continuità della vita. È la sfida del Mori Building Digital Art Museum: teamLab Borderless, il più grande museo di arte digitale al mondo, inaugurato lo scorso 21 giugno a Tokyo. In uno spazio di 10mila mq organizzato in 5 aree tematiche, 520 computer e 470 proiettori, il progetto è durato due anni ed è stato realizzato dal Mori Building Co., che opera per integrare l’arte e la cultura nelle città, e teamLab, un gruppo di 400 “ultra-tecnologi” comprendente scienziati, ingegneri, matematici, creativi ed artisti, in collaborazione con Epson.

Chi ha visitato il Padiglione Giapponese durante Expo 2015 a Milano ha avuto un piccolo assaggio grazie alla presenza di due installazioni ma, il Mori Digital Art Museum vuole diventare una destinazione unica anche in vista delle Olimpiadi di Tokyo nel 2020. Le applicazioni del digitale, cosa significa essere “ultra-tecnologi”, le sfide delle città future sono alcuni punti che teamLab ha voluto spiegare a Formiche.net.

Qual è stato il percorso artistico e professionale per realizzare questo progetto?

L’arte digitale è libera dalla costrizione della materia. Le emozioni e i pensieri, incorporati dentro un lavoro artistico rappresentato da un oggetto, ora possono essere trasferiti direttamente ai visitatori tramite l’esperienza personale. I visitatori si muovono liberamente con il loro corpo nello spazio espositivo, formando connessioni e relazioni con gli altri, così come i pensieri si influenzano e si mescolano. Gli artisti provano a far vivere le emozioni ai visitatori tramite l’esperienza diretta mentre le opere d’arte trascendono tutti i confini. In questo modo le barriere tra artisti, persone e opere d’arte si dissolvono e viene così realizzato il mondo di teamLab Bordless.

L’interattività e la tecnologia sono fattori comuni del lavoro di teamLab. In quale modo sono state ideate le 5 Zone?
In “Borderless World” le persone comprendono e riconoscono il mondo attraverso il loro corpo, muovendosi liberamente e formando connessioni e relazioni con gli altri. Nella mente, i confini tra i differenti pensieri sono ambigui, si influenzano e si fondono gli uni con gli altri. Le persone si perdono nel mondo delle opere d’arte che si trasformano in base alla loro presenza, ci immergiamo e mescoliamo in un mondo indefinito, esplorando la continuità.

“Athletics Forest” è un nuovo “spazio fisico-creativo” che insegna l’abilità di ricognizione dello spazio promuovendo lo sviluppo dell’ippocampo nel cervello. È basato sul concetto di comprensione del mondo attraverso il corpo, che viene pensato in modo tridimensionale ed è immerso in una dimensione interattiva.

In “Future Park” Impara & Gioca! È un progetto educativo basato sul concetto di “creatività collaborativa, co-creazione”, un parco divertimenti dove è possibile interagire con il mondo della creatività e con gli altr

“Forest of Lamps”, quando una persona è in piedi vicino ad una lampada, brilla e riflette un colore che risplende anche nella zona circostante. La luce della prima lampada diventa il punto iniziale, si diffonde poi alle due lampade vicine e si espande attraverso tutte le lampade fino a tornare al punto di partenza. La luce è l’indicatore di una presenza umana nello spazio così, se la luce si propaga anche da un altro punto, i visitatori diventano consapevoli della presenza di altri nello stesso spazio.

Le lampade sembrano sparpagliate invece la disposizione è nata dopo un lungo processo per essere percepita come casuale al primo sguardo, in realtà sono sistemate in modo da stabilire una singola traiettoria. Per arrivare alla disposizione finale, sono state valutate un gran numero di soluzioni prendendo in considerazione la direzione delle lampade, l’uniformità del percorso, il peso del pavimento e del soffitto, l’ampiezza del passaggio attraverso cui passano i visitatori. Alla fine abbiamo ottenuto l’effetto desiderato dimostrando che le tecnologie digitali possono cambiare la fruizione degli spazi e l’interazione tra le persone. I paralumi delle lampade sono stati realizzati in vetro di Murano.

“En Tea House”, ovvero fare un tè e vedere i fiori sbocciare in una tazza. L’idea è bere in un modo di infinita espansione.

Quali sono state le sfide e le complessità nel creare questo museo?

Diciamo che la tecnologia è il centro del nostro lavoro ma non è la parte più importante, è solo il materiale o lo strumento per realizzare l’opera d’arte. Creiamo arte digitale dal 2001 puntando a cambiare i valori delle persone e a contribuire al progresso della società. Sebbene all’inizio non avevamo idea di dove poter esporre la nostra arte e come supportare il team finanziariamente, abbiamo fortemente creduto in questo progetto perché veramente interessati al potere della tecnologia digitale e delle creatività. Vogliamo sperimentare la creazione di nuove cose e, per adesso, ci riusciamo.

In che modo cambia l’esperienza dei visitatori in un museo di arte digitale interattivo?

Pensiamo che il digitale possa espandere l’arte. Le opere artistiche cambiano in base alla presenza e al comportamento dei visitatori, superando le linee di confine tra le due parti. La presenza di un’altra persona pochi minuti prima o un particolare comportamento di chi è vicino, diventano elementi di fondamentale importanza per rendere i visitatori più consapevoli di ciò che li circonda. I visitatori vengono considerati una parte essenziale dell’opera d’arte e, se fino ad ora con l’arte visuale convenzionale gli altri erano considerati come una interferenza, con l’arte digitale e la tecnologia la partecipazione degli altri è un fattore positivo che accresce l’esperienza.

All’interno del Padiglione Giapponese dell’Expo di Milano 2015, teamLab era presente con due installazioni interattive di arte digitale. Qual è il risultato di quella esperienza?

TeamLab punta ad esplorare una nuova relazione tra gli esseri umani e la natura attraverso l’arte poiché crediamo ad una lunga, fragile e miracolosa continuità della vita. Questo è il concetto universale che vogliamo esprimere attraverso le nostre creazioni. Nel tempo, la conoscenza e l’esperienza delle nostre installazione, incluso il Padiglione Giapponese, hanno influenzato i lavori successivi.

Che impatto avrà il Mori Digital Art Museum?

Mori Digital Art Museum teamLab Borderless potrebbe essere descritto come una passeggiata per esplorare e scoprire un mondo senza barriere, un’esperienza artistica che in media dura dai 90 ai 120 minuti. Abbiamo pensato all’opportunità di una installazione stabile e il Mori Building, che supporta la cultura e l’arte, ci ha dato la possibilità di realizzare questa nostra idea.

Pensate di portare questa idea del Digital Art Museum in altre città?

In quest’ultimo periodo ci siamo focalizzati sulla realizzazione di questo museo, ora procediamo passo dopo passo. Se qualcuno nel mondo ci inviterà per realizzare opere digitali, siamo molto felici di creare nuove installazioni.

Da quale idea siete partiti quando avete deciso di creare teamLab nel 2001?

Quando abbiamo costituito teamLab avevamo l’idea di eliminare le barriere e lavorare oltre le regole esistenti, ciò era possibile solo grazie all’apporto delle tecnologie digitali. Volevamo un luogo in cui le persone potessero provenire da differenti specializzazioni e avere diversi talenti, e abbiamo deciso di crearne uno nostro. Il nome “teamLab” deriva letteralmente dall’idea di creare un team di specialisti e un posto come un laboratorio per ogni tipo di creazione che potesse spostare il mondo un po’ più avanti.

Definite il team di “ultra-tecnologi”. Cosa intendete con questo termine?

Ultratecnologo indica una persona che si dedica al processo creativo in possesso di alte competenze, come ingegneri, programmatori, animatori 3DCG e architetti. In base al progetto, il numero dei membri varia da poche persone fino ad oltre 20. Nel tempo ognuno si è specializzato in un proprio settore mentre siamo uniti nella realizzazione del lavoro e nei momenti di creazione ed elaborazione dell’idea progettuale. Non c’è un progetto di un singolo artista poiché teamLab come gruppo rappresenta un’artista. Inoltre preferiamo un approccio scientifico. Per esempio, esploriamo i reperti delle costruzioni del Giappone antico o dell’Asia Orientale con ricognizioni spaziali e misurazioni 2D oppure analizziamo e studiamo le teorie relative allo spazio poiché fanno parte di un processo di elaborazione e di esplorazione.

Quali sono i vostri progetti futuri?

Amiamo creare città, la tecnologia è filantropica e va verso il progresso. Nelle città moderne, a causa dell’alto livello di complessità e dei comportamenti abituali, non abbiamo più una relazione diretta con gli spazi urbani e con gli altri, ormai accettati e tollerati solo per ragioni legate a regole ed obblighi. Usando l’arte digitale che “determina un cambiamento delle relazioni delle persone nello stesso posto”, e ingrandendo l’estensione dello spazio rispetto alle dimensioni della città, è possibile cambiare l’esistenza di tutte le persone in maniera positiva. Il concetto di digitale si espande all’espressione di umanità. Se ciò significa creare un cambiamento di valori del sistema precostituito, può diventare una forma di fede.

ultima modifica: 2018-07-11T09:09:05+00:00 da Redazione

 

 

 

 

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