Né lottizzati né parassiti. I dipendenti Rai non ci stanno. La reazione di Laganà

Né lottizzati né parassiti. I dipendenti Rai non ci stanno. La reazione di Laganà
Nel bel mezzo del dibattito infuocato sulle nomine del servizio pubblico, il primo membro del Cda ad essere stato eletto dai dipendenti, Riccardo Laganà, in una nota difende dal pregiudizio contro il personale Rai

Il dibattito sulle nomine Rai volute dall’esecutivo non si attenua. Sulla graticola c’è Marcello Foa, il giornalista designato per la presidenza. Come sempre, la polemica vede protagonisti i partiti e, in seconda battuta, i sindacati. La riforma Giacomelli ha però introdotto alcune novità. Una delle più importanti è quella relativa alla elezione di un consigliere di amministrazione da parte dei dipendenti dell’azienda pubblica. La scelta è ricaduta su Riccardo Laganà, noto animatore del blog IndigneRai. Le parole del leader M5S sui parassiti e raccomandati, non potevano non suscitare la sua prima (e certamente non ultima) presa di posizione. Forte.

“In qualità di Consigliere di Amministrazione Rai eletto dall’assemblea dei dipendenti, rispondo al governo che minaccia rastrellamenti per scovare chissà quale razza di delinquenti tra i dipendenti Rai. Noi non siamo né lottizzati né parassiti. La quasi totalità dei e delle dipendenti Rai, sono invece gli anticorpi di un sistema immunitario ben collaudato. Ogni giorno teniamo vivo il servizio pubblico difendendolo dagli attacchi della politica che ha piazzato in Rai, oggi come in passato, i suoi uomini più fidati”.

Parole di orgoglio che (finalmente) vanno a censurare la facile narrativa di una politica che essendo carnefice se la prende con le vittime e quindi con i dipendenti dell’azienda.

“Noi lavoratori e lavoratrici, tutti insieme, difendiamo l’azienda dalla cattiva gestione, dagli appalti e delle società esterne che spuntano come funghi sulla pelle della nostra azienda. Non meritiamo quindi di essere minacciati di chissà quale repressione. Se veramente la politica volesse curare la Rai e i suoi malanni dovrebbe iniziare facendo un passo indietro. Si permetta alla Rai di dotarsi di una vera classe dirigente sostituendo gli attuali burocrati e lacchè nominati dai partiti. La si lasci trasformare da ministero della distribuzione a terzi del canone in una vera azienda con un progetto industriale e culturale. Anche questa volta Parlamento e governo hanno usato i soliti metodi spartitori per la scelta dei vertici Rai”, ha aggiunto.

Laganà infine proprio sui nuovi ad e presidente ha detto: “Noi non vogliamo avere pregiudizi nei confronti delle persone appena nominate, non vogliamo valutarli solo dai loro curricula, ma ci basteranno pochi giorni per capire dalle loro azioni che strada vorranno intraprendere. Saremo al loro fianco se vorranno riportare la Rai a sviluppare nuove energie e valorizzare le numerose eccellenze al fine di rendere la nostra azienda di servizio pubblico di nuovo autorevole e credibile, viceversa saremo ancora una volta costretti a difendere il servizio pubblico da chi ha intenzione di usare Rai per l’interesse di pochi ai danni dell’interesse generale dei cittadini”.

Un messaggio chiaro e responsabile che si colloca nel mezzo di una partita a scacchi condotta dai partiti che in commissione di vigilanza dovranno scegliere il presidente con i due terzi dei voti. Il Pd, felice di avere Salini il cui profilo non ha infatti ricevuto neppure una critica, ha fatto muro su Foa. Berlusconi ha spiegato che il suo partito non è disponibile ad accettare un metodo “unilaterale”. Dice “no” quindi ma non per chiudere la partita ma per provare a riaprirla ed avere garanzie di pluralismo, ovvero di rappresentanza nelle reti e nelle testate. Per il neo consigliere Laganà è solo l’inizio. Ne vedrà delle belle.

L’ex premier ha fatto capire già da ieri che i sette voti di Forza Italia “per adesso non sono nella disponibilità di Marcello Foa”, ovvero voti decisivi per la presidenza.

ultima modifica: 2018-07-29T10:20:27+00:00 da Chiara Masi

 

 

 

 

 

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