Europa tra realtà, defezione e protesta

Europa tra realtà, defezione e protesta
I sondaggi dicono che circa un terzo vorrebbe uscire dal nocciolo duro dell'Europa, dall’unione monetaria, e non manca chi guarda con interesse alla Brexit. La riflessione di Giuseppe Pennisi pubblicata sul n. 133 della rivista Formiche

Non so quanti sappiano che l’economista Albert O. Hirschman, nato nel 1915 in quello che era l’Impero austro-ungarico, ha studiato a Trieste; che sua sorella era la moglie di Altiero Spinelli, che è emigrato negli Usa dove, dopo un’importante carriera accademica e incarichi di peso nel servizio pubblico, è morto nel 2012. La sua cultura era profondamente europea, ove non italiana (aveva anche fatto l’interprete per generali tedeschi in visita alla Reggia di Caserta e ne aveva conservato belle foto in bianco e nero).

Tra i libri di Hirschman (numerosi dedicati all’economia dello sviluppo), è oggi di particolare rilievo “Exit, Voice and Loyalty” del 1970, tradotto da Il Mulino con il titolo Lealtà, defezione e protesta – rimedi alla crisi delle imprese, dei partiti e dello Stato. Fornisce un quadro analitico per esaminare i problemi tra l’Italia e l’Unione europea. Dopo un primo stadio – dalla firma del Trattato di Roma all’ingresso nell’unione monetaria – in cui la grande maggioranza degli italiani (escludendo solo le frange estremiste, e per diversi anni il Pci) si consideravano ed erano leali europeisti, dalla crisi iniziata nel 2007, numerosi hanno cambiato opinione.

I sondaggi dicono che circa un terzo vorrebbe uscire dal nocciolo duro dell’Ue, dall’unione monetaria, e non manca chi guarda con interesse alla Brexit. In generale, il Paese non è allo stadio della defezione (exit) ma a quello della protesta (voice), spesso accusando il ceto politico di non far sentire abbastanza la voce dell’Italia a Bruxelles.

In questo contesto, sono usciti (ambedue per la casa editrice Rubbettino) due libri, molto differenti tra loro, ma che possono essere utili per la formulazione di proposte ai tavoli europei. Il primo, in ordine di tempo (la prima edizione è esaurita ed è in ristampa), è “Euxit, uscita di sicurezza per l’Europa” di Roberto Sommella, direttore delle relazioni esterne dell’Antitrust, fondatore dell’associazione Nuova Europa e cittadino onorario di Ventotene. Per controbattere le tesi di chi vorrebbe tornare a confini e monete nazionali, in un momento dove tutte le elezioni sono un referendum sull’euro e sull’Ue, Sommella auspica che i governi convochino una grande conferenza che abbia all’ordine del giorno tre compiti: la redazione di una Costituzione europea, il rafforzamento dei poteri del Parlamento europeo, la riforma della legge elettorale con espressa scelta del presidente della Commissione da parte dell’elettorato. Solo così si riuscirà ad avere una vera federazione, abbandonando una terra di mezzo che ricorda i presupposti che hanno portato all’implosione della ex Jugoslavia e dell’Unione Sovietica.

Il secondo si intitola “È l’Europa, bellezza”. L’autore, Michele Gerace, è dirigente della Regione Lazio e presidente dell’Oseco (Osservatorio sulle strategie europee sulla crescita e l’occupazione). Non contiene una proposta, ma si basa su una serie di articoli pubblicati su Eunews.it, che contengono “conversazioni da bar” – così le chiama lo stesso Gerace – con persone che rappresentano comunità territoriali, associative, accademiche e culturali e a cui vengono illustrate le problematiche dell’Ue. Per ciascun capitolo è indicato un tempo medio di lettura ed è consigliato l’ascolto di un brano musicale. Un libro fresco, e di facilissima lettura. Che contribuisce a convincere a non uscire.

ultima modifica: 2018-08-12T09:10:36+00:00 da Giuseppe Pennisi

 

 

 

 

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