Fuori l’Italia dalla Libia. Haftar chiede aiuto alla Russia e Salvini…

Fuori l’Italia dalla Libia. Haftar chiede aiuto alla Russia e Salvini…
Dall'intervista di Matteo Salvini ad Al Jazeera, all'appello del portavoce del generale della Cirenaica alla Russia di Putin, il passo è breve. Federica Saini Fasanotti, analista della Brookings Institution e Michela Mercuri, esperta di Libia e autrice del libro "Incognita Libia. Cronache di un Paese sospeso", passano in rassegna le motivazioni che muovono il gesto di Haftar e l'evoluzione dei rapporti tra Italia e la regione libica

La Libia è sempre più divisa. Come una stoccata arrivano oggi le dichiarazioni del portavoce di Khalifa Haftar che chiede “l’assistenza diplomatica della Russia, l’intervento diretto del presidente Vladimir Putin e l’espulsione di attori stranieri come Turchia, Qatar e Italia per evitare che questi manipolino il destino dei libici”. “Gli italiani non sono sicuramente perfetti, il governo italiano non è perfetto, i punti mancanti in questo processo di pacificazione sono tantissimi, non soltanto da parte italiana ma da tutta la comunità internazionale, che non ha minimamente capito il Paese. – ha dichiarato a Formiche.net Federica Saini Fasanotti, analista della Brookings Institution – Mi sembra questa una manipolazione da parte di Haftar, che in realtà si trova ad avere un territorio disgregato e su cui non ha una presa così forte come vorrebbe invece dimostrare”, ha aggiunto.

Parole che arrivano il giorno dopo la messa in onda dell’intervista di Al Jazeera a Matteo Salvini, il quale ha rassicurato sulla volontà italiana di non instaurare una presenza militare nel Paese ma di voler contribuire al processo di stabilizzazione. Ieri, infatti, è andato in onda sulle reti arabe un vero e proprio Salvini’s show. Il ministro dell’Interno, nel corso della lunga intervista ha detto: “Spero di aver portato a tutto il mondo arabo anche la nostra voce”. Diversi i temi toccati nel colloquio tra vicepremier italiano e il giornalista Jalal Chahda; dal nodo immigrazione, ai rapporti con la Libia, fino al superamento della sanzioni alla Russia, Salvini ha messo in chiaro le sue intenzioni e progetti in quella che è stata la sua prima volta di fronte alle telecamere di un’emittente araba.

Tanta carne al fuoco e tante aspettative, dunque, per le parole del vicepremier. “Le relazioni tra l’Italia e la Libia sono umane e culturali prima che commerciali o militari. Il piano dell’Italia e dell’Unione europea di contribuire alla stabilità in Libia non ha nulla a che vedere con l’intervento militare”, ha dichiarato Salvini all’emittente televisiva del Qatar. E ha poi specificato: “L’accordo tra Occidente e Stati Uniti è che devono essere i libici a decidere tempi e obiettivi del loro futuro”. La volontà di Salvini affrontando il dossier libico, è stata dunque quella di rassicurare le parti in causa sulle intenzioni del governo italiano, mantenendo, senz’altro, ben fermo il timone sulle sue prerogative e decisioni, ma tentando anche di allentare la tensione con le fazioni legate ad Haftar, a maggior ragione in previsione dell’avanzamento del processo elettorale guidato dalla Francia di Macron.

Tra i primi a riportare le dichiarazioni di Salvini c’era stato Giuseppe Perrone, ambasciatore italiano a Tripoli che, nemmeno a farlo apposta, il parlamento di Tobruk ha dichiarato persona non grata. Si legge in un documento datato otto agosto del Comitato affari esteri del parlamento, e pubblicato dal giornalista libico Faraj Aljarih: “Si condannano nei termini più forti le dichiarazioni rilasciate dall’ambasciatore a un’emittente satellitare sulle elezioni in Libia”. Nell’intervista il diplomatico avrebbe “chiesto con insistenza di rinviare le elezioni”, considerate una “flagrante interferenza negli affari interni della Libia, una violazione pericolosa alla sovranità nazionale e un’aggressione alla scelta del popolo libico”. Insomma, “un’offesa che richiede le scuse italiane”, si legge ancora nel comunicato.

“Sono tutte scuse che lasciano il tempo che trovano. Agli italiani la Libia interessa soltanto per due motivi: dagli anni sessanta per la questione del petrolio e ora del gas, e poi per la questione migratoria. Ma non c’è assolutamente volontà di ricostruire la cosiddetta quarta sponda, e anche Haftar lo sa benissimo”, ha commentato Saini Fasanotti. Nel Frattempo, però, le parole del portavoce del generale della Cirenaica appaiono chiare: “La Russia ha combattuto in Siria diverse battaglie: quella militare e la seconda, più importante, quella diplomatica guidata dal ministero degli Esteri russo. Siamo molto fiduciosi: la Russia è una superpotenza e la sua voce sarà udita chiaramente”.

D’altronde anche l’esperta di Libia Michela Mercuri, raggiunta telefonicamente da Formiche.net, ha ridimensionato le dichiarazioni del portavoce: “Da questo punto di vista l’Italia non deve sentirsi minacciata dall’azione di Haftar ma deve percorrere una strada importante e cioè quella di valorizzare la sua posizione con gli attori di Tripoli. La posizione di forza che in questo momento ha nell’ovest del Paese, che gli è stata riconosciuta anche dal presidente Trump durante l’incontro con Conte”. E come farlo? La risposta di Mercuri è chiarissima: “Negoziando con gli attori dell’est soprattutto con gli sponsor internazionali, in modo particolare con la Russia. È un’azione che va fatta nel minor tempo possibile. In primo luogo per non esacerbare gli scontri e le tensioni all’interno del Paese, ma in secondo luogo anche per rivendicare la posizione di primacy dell’Italia nel contesto libico”.

Haftar, afferma Mercuri “in questo momento è in una posizione di svantaggio per due motivi. In primo luogo perché il tentativo della Francia di fare da mediatore tra Serraj e Haftar, cercando di rafforzare quest’ultimo attraverso lo elezioni entro dicembre, è fallito anche grazie all’intervento dell’inviato dell’Onu Salamè. Una sconfitta per la Francia ma indirettamente anche per il generale. Il secondo motivo di debolezza di Haftar è stato dimostrato anche da ciò che è accaduto negli ultimi giorni. Il generale aveva cercato di sottrarre alla Noc di Tripoli alcuni pozzi che però ha dovuto restituire”.

Insomma tutto questo, insieme al rafforzamento della partnership bilaterale tra Italia e Tripoli gettano Haftar in una crisi che può tentare di arginare solo chiedendo aiuto ai suoi partner più stretti. E in proposito ha concluso Mercuri: “Non dobbiamo infatti dimenticare che pochi giorni fa Lavrov ha incontrato, in un vertice segreto all’Eliseo, Macron. Durante questo vertice avrebbero parlato di Siria ma, presumibilmente il discorso è andato anche sulla Libia. Dobbiamo dunque evitare che vi sia da parte francese il tentativo di realizzare una cabina di regia con la Russia per scalzare in qualche modo l’Italia dal suo ruolo importante all’interno del Paese”.

ultima modifica: 2018-08-09T09:50:22+00:00 da Isabella Nardone

 

 

 

 

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