È partita la missione più calda della Nasa. Destinazione Sole

È partita la missione più calda della Nasa. Destinazione Sole
Dal Kennedy Space Center ha preso il via il lungo viaggio della sonda Parker Solar Probe, destinata ad avvicinarsi come nessun altra alla nostra stella

A bordo di un razzo Delta IV Heavy della United Space Alliance, dalla base americana di Cape Canaveral, in Florida, è finalmente iniziato il lungo viaggio della sonda Parker Solar Probe della Nasa. Nei prossimi sette anni, con ben 24 orbite, la missione è destinata ad ampliare a dismisura la conoscenza umana sul misterioso fenomeno del “vento spaziale”. Arriverà dove nessuna sonda è mai arrivata, a circa 6,1 milioni di chilometri dalla fotosfera della nostra stella, pari al 4% della distanza tra lei e la Terra.

L’OBIETTIVO DELLA MISSIONE

Dopo il rinvio di ieri a causa di alcune anomalie tecniche, il countdown è proceduto regolarmente questa mattina. La missione si concentrerà sulla “corona” del Sole, lo strato più esterno dell’atmosfera solare. Da lì infatti proviene il flusso di particelle cariche che arriva sulla Terra, il cosiddetto vento solare. Da lì vengono inoltre accelerati i raggi cosmici di origine solare, e sempre da lì possono essere originati tipi di venti solari diversi tra loro, senza che nessuno abbia mai capito perché.

Parker Solar Probe cercherà di fare chiarezza, forte degli otto anni di studio che ha alle spalle e dei quattro esperimenti scientifici a bordo. Cercherà di capire cosa accelera le particelle del vento solare e cosa influenza il loro movimento. Lo farà già a partire dal prossimo novembre, quando si avvicinerà per la prima volta alla stella per inviare le prime informazioni il mese successivo. Tra l’altro, seppur con obiettivi diversi (poiché si concentrerà sull’eliosfera), nel 2020 partirà la missione Solar Orbiter dell’Agenzia spaziale europea (Esa). Insieme, i due programmi promettono di rivoluzionare la conoscenza del genere umano riguardo al Sole.

LO SCUDO TERMICO

Ad ogni modo, al di là degli obiettivi scientifici, ad attirare di più la curiosità degli appassionati è la sfida “caliente” che la Parker Solar Orbiter dovrà superare: sopravvivere per sette anni in zone in cui le temperature si calcolano nell’ordine dei milioni di gradi centigradi. Il calore che si svilupperà sulla sonda è stimato in 1.300 gradi, il più alto a cui sia mai stato sottoposto un oggetto partito dalla Terra. Il segreto di Parker Solar Probe, spiegano gli esperti, è nella schiuma di carbonio, il vero cuore di uno scudo termico che dovrebbe riuscire a mantenere le preziose tecnologie a soli 30 gradi centigradi. Con un diametro di circa due metri e mezzo, lo scudo sarà rivolto costantemente verso il Sole, composto da fogli di carbonio riempiti da uno strato di appena 11 centimetri di schiuma. È lo stato dell’arte nelle soluzioni per le protezioni termiche, la tecnologia più evoluta nel campo.

LE CURIOSITÀ

Come tutte le prime missioni verso un corpo celeste, anche Parker Solar Probe ha attirato su di sé attenzioni che sanno di avamposto dell’umanità nello spazio. Oltre agli strumenti scientifici e allo scudo termico, la sonda porterà così una placca, con tanto di citazione, dedicata ad Eugene Parker, l’astrofisico americano che ideò per primo la teoria sul vento solare negli anni Cinquanta. La cosa strana (ed è un unicum fino ad ora nella storia della Nasa) è che Eugene Parker, all’età di 91 anni è ancora vivo. Forse anche per questo, insieme alla placca a lui dedicata, ci sarà una memory card con un suo articolo, sue foto, e i nomi di altre 1.137.202 persone che hanno aderito alla campagna “touch a star”.

AD ALTA VELOCITÀ

Ma c’è un altro record che Parker Solar Probe si appresta a infrangere. Oltre ad essere la più calda della storia, la missione sarà anche la più veloce, non tanto per la durata del programma, quanto per i 690mila chilometri orari che toccherà la sonda durante il suo viaggio. Ad ora, il record appartiene a Juno, che ancora opera intorno a Giove, ma con i 200 chilometri al secondo non dovrebbero esserci problemi per Parker. Certo, l’alta velocità rappresenterà anche un elemento di difficoltà per la missione, costretta dunque a complicate manovre di rallentamento che prevedono sette rely intorno a Venere, al fine di sfruttarne la gravità e arrivare vicino al Sole con il giusto passo. Allora, inizieranno le 24 orbite, calde e (auspica la Nasa) gravide di preziose scoperte scientifiche.

ultima modifica: 2018-08-12T09:00:10+00:00 da Stefano Pioppi

 

 

 

 

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