Prove tecniche di Midterms. L’Ohio resta a Trump (ma dopo testa a testa)

Prove tecniche di Midterms. L’Ohio resta a Trump (ma dopo testa a testa)
Trump spinge i repubblicani in Ohio, dichiara la vittoria in anticipo e pensa alle Midterms, dove i democratici potrebbero avere qualche chance in più

Le elezioni suppletive nel 12esimo distretto dell’Ohio si stanno trasformando in un testa a testa psicologico tra democratici e repubblicani. Al momento della stesura di questo pezzo, il presidente Donald Trump ha già dichiarato la vittoria del suo cavallo Troy Balderson contro il democratico Danny O’Connor, ma i dati dicono che sarà necessario conteggiare fino all’ultima scheda, e dunque servirà qualche giorno prima del risultato definitivo, perché le percentuali finora sono ferme al 50 a 49.

L’ansia trumpiana, e soprattutto repubblicana, è legata al momento temporale: il voto in Ohio è indubbiamente un test elettorale prima delle elezioni Midterms di novembre, con cui si voterà – con un sistema specifico – per il rinnovo di molti seggi al Congresso. Il voto altererà gli equilibri esistenti nelle due camere, per ora entrambe a maggioranza repubblicana, e per questo i due partiti lo considerano un appuntamento decisivo per il futuro.

Si dice spesso che il presidente statunitense ha poteri simili a quelli di un sovrano assoluto, ma il ruolo del parlamento, nel sistema di check&balance americano è ovviamente centrale. Confermarsi in entrambe le aule è l’obiettivo repubblicano, su cui si basa una sorta di armistizio che il partito ha chiuso con la presidenza: Trump non è mai piaciuto all’establishment del partito, perché (soprattutto nelle fasi iniziali) sembrava distaccarsi troppo dal solco classico d’azione del Grand Old Party; ma piace alla gente, ha dalla sua parte gli elettori che lo hanno votato presidente, e per questo per i Rep è accettabile tenere un equilibrio minimo, perché alla leadership repubblicana interessa mantenere la presa sul Congresso – attraverso i voti di Trump – quasi più della presidenza.

Balderson è un esempio anche in questo: a lungo uomo del partito, mai entusiasta dell’abbraccio presidenziale, su cui Trump si è dovuto muovere di persona per stimolare i suoi elettori a votarlo quasi all’ultimo minuto.

Per i democratici, che hanno come traguardo le elezioni del 2020, le votazioni di medio termine sono un passaggio strategico, oltre che una prova. Il partito che ha portato per due amministrazioni al governo Barack Obama è praticamente senza una piattaforma politica, e la sua scarsa diffusione tra i cittadini è un sentimento non nuovo, esplicitato prima che con la sconfitta di Hillary Clinton proprio con le votazioni precedenti, in cui i Dem hanno perso il controllo del Congresso.

Il dato economico che esce dai comitati elettorali dell’Ohio – ma anche quelli simili su altri distretti in cui si sono già tenute elezioni simili in Georgia, Arizona, Pennsylvania, Alabama – conferma l’importanza che i due partiti hanno riservato a queste votazioni: Balderson ha raccolto 6 milioni di dollari di fondi, O’Connor 1,2. Il resto lo hanno fatto i media, dando alla corsa elettorale una copertura nazionale.

L’analisi generale dice che i repubblicani restano in vantaggio (7 a 2 nelle elezioni speciali tenutesi finora), ma nello specifico si possono vedere certe tendenze preoccupanti per il Gop. Per esempio: in Kansas, ad aprile, il repubblicano Ron Estes ha battuto il democratico James Thompson, ma solo di sei punti in un distretto dove Trump aveva vinto di 27. Due mesi dopo, il repubblicano Ralph Norman ha vinto un posto nella Carolina del Sud di tre punti in un distretto che Trump aveva chiuso con un più 19. Per non parlare di Doug Jonesil democratico che ha vinto il seggio in Alabama ed è andato a rappresentare il suo stato in Senato per la prima volta in due decenni. E marzo, il democratico Conor Lamb è passato in un distretto occidentale della Pennsylvania, ottenendo una vittoria di 755 voti dove Trump aveva vinto di 20 punti.

E insomma: i candidati repubblicani non sono Trump, e va bene. Ma il calo di voti è legato a un appeal politico in più di cui gode il presidente oppure è conseguenza negativa di questi primi due anni di governo? “Diciamo che è tutto piuttosto complicato. Trump si è vantato di aver fatto recuperare voti a Balderson perché sabato è andato a fare un comizio in suo sostegno, ma l’impatto più forte potrebbe averlo avuto John Kasich, governatore dell’Ohio (e contender alle presidenziali), che in estremo ritardo ha deciso di sostenere Balderson”, ci risponde Gianluca Di Tommaso, fondatore della newsletter #NightReview e analista di politica americana.

“Sulla scia del passaggio del piano fiscale di Trump l’anno scorso, i repubblicani del Congresso hanno insistito molto sul fatto che avrebbero messo più soldi nelle tasche delle persone. Ma sono i Democratici che hanno colto l’occasione e hanno cavalcato la questione fiscale in questa corsa in Ohio: i Dem hanno sostenuto che l’appoggio di Balderson al taglio delle tasse di Trump contribuirebbe a svuotare la Social Security e il Medicare. E questa argomentazione sembra aver funzionato, visto il risultato enorme dei Dem”, fa notare l’analista. Una chiave che potrebbe essere utilizzata anche alle elezioni di novembre, sottolinea Di Tommaso.

(Articolo pubblicato alle 12)

ultima modifica: 2018-08-08T09:20:07+00:00 da Emanuele Rossi

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