Papa Francesco, i sogni dei giovani e la Chiesa del dialogo

Papa Francesco, i sogni dei giovani e la Chiesa del dialogo
Francesco è tra i pochi che sa trasmettere ai giovani l’incoscienza necessaria a non esserlo. E questo incontro al Circo Massimo ha dimostrato anche l’estrema cura con cui il pontefice prepara i suoi testi

“Siate pellegrini sulla strada dei vostri sogni”: “il clericalismo è una perversione della Chiesa”: “ la Chiesa senza testimonianza è soltanto fumo”: “ in amore bisogna mettere tutta la carne sulla grigliata, come diciamo noi in Argentina”: “il contrario di io non è tu, è noi. Se il contrario di io fosse tu sarebbe la guerra”. Sono solo alcune delle esortazioni e delle indicazioni formulate da Francesco nell’incontro con i giovani che si è articolato tra domande, che il papa conosceva, e risposte, che comunque ha voluto arricchire con aggiunte fatte al momento, “perché il modo in cui avete formulato le vostre domande aggiunge qualcosa di importante rispetto al testo”.

È difficile sceglierne una come principale; a quel giovane che gli ha chiesto di scandali Francesco ha risposto parlando della scandalo della chiusura, mentre la Chiesa deve essere in uscita, farsi dialogo, incontro, testimonianza, perché “dove non c’è testimonianza non c’è lo Spirito Santo. A i primi cristiani si diceva “guardate come si amano”. Essere un cristiano non è uno status. Dobbiamo scegliere la testimonianza” e quindi ha raccontato di aver risposto a un giovane che a Cracovia gli chiedeva cosa dovesse dire per convincere un giovane che si professava agnostico “non gli devi dire proprio niente, vivi da cristiano e vedrai che sarà lui a chiederti”. Quindi l’affondo forte, profondo, decisivo: “Ti ringrazio, Signore, perché sono cristiano e non sono come gli altri che non credono in te”: vi piace questa preghiera? È la preghiera del fariseo: “Povera gente, non capisce nulla, non sono andati alla catechesi, non sono andati a un collegio cattolico o a un’università cattolica, povera gente”. Questo è cristiano? No, questo scandalizza, questo è peccato.”

Ma l’apertura, la prima risposta, quella più protratta e appassionata, nella quale la poesia ha trovato spazio insieme alla visione l’ha dedicata ai sogni, termine che era stato usato nelle due prime domande. “ Sapete? I sogni dei giovani fanno un po’ paura agli adulti. Fanno paura, perché quando un giovane sogna va lontano. Forse perché hanno smesso di sognare e di rischiare. Eh … tante volte la vita fa che gli adulti smettano di sognare, smettano di rischiare; forse perché i vostri sogni mettono in crisi le loro scelte di vita. Il modello del sognatore che Francesco ha indicato è quello di un ragazzo che non seguì la strada indicatagli dal padre, un grande uomo d’affari. Dicevano fosse un pazzo, ha sottolineato, e invece “ha cambiato la storia dell’Italia. Ha rischiato di sognare in grande; non conosceva le frontiere e sognando ha finito la vita.” Questo giovane era San Francesco. Solo con Dio, ha aggiunto, i grandi sogni non si trasformano in “miraggi o delirio di onnipotenza”.

“Un giovane che non sa sognare è un giovane anestetizzato, non potrà capire la vita, la forza della vita: i sogni ti svegliano e ti portano oltre”, ha detto ancora, invitando a non fare sogni miseri, sogni di “comodità”, a non essere giovani da divano, ma a diventare maestri del sogno. E un maestro sa distinguere: “Padre e dove posso comprare le pastiglie che mi faranno sognare?”, ha detto Francesco immaginando un giovane interlocutore che gli parla di droga, “No, quelle no, quelle non ti fanno sognare, quelle ti addormentano il cuore, quelle ti bruciano i neuroni, quelle ti rovinano la vita. Dove si comprano i sogni? Non si comprano i sogni, sono un dono di Dio, un dono che Dio semina nei cuori. Offrite i vostri sogni, nessuno prendendoli vi farà impoverire.” E qui è arrivata l’esortazione che ci mostra l’essenza di Jorge Mario Bergoglio: “siate pellegrini sulla strada dei vostri sogni, rischiate su quella strada, non abbiate paura”. Quindi ha citato Giovanni XXIII: “Non ho mai conosciuto un pessimista che abbia concluso qualcosa di bene”. E di questi tempi non essere pessimisti oltre che importante è anche molto difficile. Francesco è tra i pochi che sa trasmettere ai giovani l’incoscienza necessaria a non esserlo.

Questo discorso ha dimostrato anche l’estrema cura con cui Francesco prepara i suoi testi. Parlando dell’amore infatti, che non deve “aspettare”, il papa ha esortato i giovani a non confondere l’amore… con che cosa? Dirlo era complicato, perché avesse detto “con la passione” avrebbe dato l’idea che la Chiesa propone un amore coniugale senza passione, asessuato. Impossibile usare il termine “desiderio” per il papa ha recuperato questo termine parlando di “desiderio di Dio”. Così ha scelto il termine “entusiasmo”, per indicare quell’agitazione sopra un’acqua poco profonda.

ultima modifica: 2018-08-12T10:30:01+00:00 da Riccardo Cristiano

 

 

 

 

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