Chi insieme agli Usa ha condannato l’invasione russa della Georgia e chi no?

Chi insieme agli Usa ha condannato l’invasione russa della Georgia e chi no?
Oltre agli Stati Uniti, Canada, Regno Unito e altri otto Stati Osce hanno condannato l'invasione russa della Georgia nel 2008. Fra gli assenti, invece, ci sono Francia, Germania e Italia (presidente Osce)

Le truppe della Georgia di Mikhail Saakashvili in Ossezia del Sud. Poi i carri armati dell’esercito russo che squarciano le difese georgiane e in una settimana arrivano alle porte di Tsibilisi. Centinaia di morti, migliaia di sfollati. E il mondo incantato altrove, ad ammirare la cerimonia d’apertura delle Olimpiadi di Pechino, quelle che hanno fatto grande Usain Bolt. Sono passati dieci anni da quell’8 agosto del 2008, dalla guerra fra Russia e Georgia e il bilancio è ancora tutto da aggiornare. Per commemorare l’infausta occasione la missione Usa all’Osce ha espresso in un comunicato il suo supporto al governo georgiano e ha condannato l’invasione russa: “A dieci anni dall’invasione dell’esercito russo in Georgia rimaniamo profondamente preoccupati per la continua occupazione del territorio georgiano e sottolineamo il bisogno di una soluzione pacifica del conflitto”. Oltre agli Stati Uniti il comunicato è stato sottoscritto da Canada, Repubblica Ceca, Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Romania, Svezia, Ucraina, Regno Unito. Mancano all’appello pezzi da 90 dell’Osce come Francia, Germania e Austria. E soprattutto manca l’Italia, che quest’anno ha ricevuto l’onere e l’onore di presiedere l’Osce. La scelta di rimanere defilati su una ferita ancora vivida in uno Stato amico dell’Unione Europea e prossimo all’entrata nell’Alleanza Atlantica non può non stupire.

Tanto più per l’Italia, che gode dell’autorevolezza della presidenza e di una special relationship con gli Stati Uniti confermata dall’ultimo incontro fra Giuseppe Conte e Donald Trump, apporre la firma su quel documento avrebbe avuto un peso specifico particolare. Specialmente oggi, mentre il premier russo Dmitri Medvedev, che dieci anni fa inviò le truppe a Tsibilisi, minaccia “un conflitto terribile” in caso di adesione alla Nato della Georgia. Come ha ben spiegato in un’intervista a Formiche.net il presidente dell’Assemblea parlamentare della Nato Paolo Alli Mosca teme di rimanere accerchiata dalla Nato e non ha alcuna intenzione di accettare senza colpo ferire l’allargamento dell’Alleanza fino ai confini della Federazione russa. Il forfait della presidenza italiana in un documento Osce carico di significato politico lascia più di un punto interrogativo. Meno di un mese fa il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in visita a Tsibilisi ha definito la Georgia “un partner affidabile, stabile per l’Italia e per l’Unione Europea” e ha auspicato la buona riuscita della domanda di adesione all’Ue del governo georgiano. Il governo gialloverde, decidendo di non firmare il comunicato congiunto proposto dagli Usa, sceglie evidentemente di non schierarsi con Tsbilisi con altrettanta chiarezza. Non sarebbe d’altronde la prima volta che si registra una certa discrepanza tra Quirinale e Palazzo Chigi.

L’invasione russa in Georgia in quell’agosto del 2008 durò solo cinque giorni, ma ebbe una portata assai più vasta. Fu una cesura con il passato per tanti motivi. Gli esperti cyber la ricordano come la prima operazione di cyberwarfare russa andata a buon fine. A poche ore dalla penetrazione militare russa i servers del governo georgiano furono colpiti da una serie di attacchi DDoS (Distributed Denial of Service) che contribuirono al successo della missione. Un caso di scuola per le milizie cyber russe ancora oggi attive in Ucraina. In molti fra gli esperti considerano poi l’invasione russa del 2008 un pericoloso precedente per l’annessione della Crimea del 2014. La reazione della comunità internazionale fu debole, più di mediazione fra le parti che di aperta condanna. Così oggi le truppe russe sono stanziate indisturbate in Ossezia del Sud e Abkhazia, le due regioni “separatiste” della Georgia, due terre-di-nessuno riconosciute indipendenti da Russia, Siria, Nicaragua e Venezuela, dove fioriscono corruzione e illegalità. Gli Stati Uniti, tramite la portavoce del Dipartimento di Stato Heather Nauert, tuonano contro Vladimir Putin chiedendo di ritirare le milizie stanziate nella regione.

La missione Usa all’Osce esprime preoccupazione “per la discriminazione etnica in Abkhazia e Ossezia del Sud, la distruzione di massa delle case degli sfollati georgiani, la politica russa progettata per cancellare completamente le tracce della popolazione etnica georgiana e del suo retaggio culturale nelle regioni occupate”. L’Italia non raccoglie l’appello, e questo di per sé è indicativo dell’irrequieta postura diplomatica del governo gialloverde, che fa eco alla posizione chiaroscurale rispetto alle sanzioni alla Russia per la violazione degli accordi di Minsk.

ultima modifica: 2018-08-09T09:40:40+00:00 da Francesco Bechis

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