Ecco perché Papa Francesco e Cristina Kirchner non si sopportano

Ecco perché Papa Francesco e Cristina Kirchner non si sopportano

Minuti dopo l’annuncio, il presidente dell’Argentina Cristina Fernández de Kirchner si è congratulata con il nuovo Papa attraverso una lettera che poi è stata pubblicata nel suo account Twitter: “Sua Santità Francesco: Nel mio nome, del governo argentino e in rappresentanza del popolo del nostro paese, voglio salutarla e inviarle le mie congratulazioni per essere stato eletto come il nuovo romano Pontefice della Chiesa universale”.

Il capo di Stato argentino manifestava considerazione e rispetto augurandogli “una fruttifera attività pastorale in nome della giustizia, l’uguaglianza, la fraternità e la pace dell’umanità”. Poco dopo si è saputo attraverso i media argentini che Cristina Fernández de Kirchner aveva detto di volere essere presente il 19 marzo alla cerimonia di inaugurazione del pontificato.

Un atto inusuale ma anche un segno di buona volontà da parte del presidente argentino per stringere i rapporti con Papa Francesco e dimenticare gli scontri del passato. Quando Jorge Bergoglio era arcivescovo di Buenos Aires, Fernández de Kirchner non si presentava alle omelie né ad altri atti religiosi. Aveva rifiutato di presentarsi alla messa del 25 maggio del 2005 nella cattedrale di Buenos Aires. L’atteggiamento ha portato Bergoglio a fare qualche mese dopo una dura dichiarazione: “Non c’è relazione tra la Chiesa e il governo”, come ha ricordato il quotidiano El Clarin, mentre Fernández ha detto che “Bergoglio vuole portare la società ai tempi medievali e dell’Inquisizione”. Da allora i rapporti sono stati quasi inesistenti in un clima di alta tensione.

Un’antica inimicizia

Le radici del conflitto tra Bergoglio e il “kichnerismo” sono antichi e profondi. I momenti più tesi – e la rottura definitiva – ci sono stati quando nel 2010 il governo di Cristina Fernández de Kirchner approvò il matrimonio tra persone dello stesso sesso.

L’ex presidente argentino, Néstor Kirchner, scomparso nell’ottobre del 2010, aveva definito Bergoglio come “il capo spirituale dell’opposizione politica”. Non gli era stato perdonato la sua incursione nelle decisioni e lo scenario politico del Paese.

Già dal 2003, in una messa, Bergoglio aveva criticato “l’esibizionismo e l’annuncio stridente di alcuni governanti”. Senza citarlo, sparava contro Kirchner. “Dio è di tutti ma attenzione che anche il diavolo arriva a tutti: quelli che usano pantaloni ma anche quelli che hanno la sottana”, aveva detto Kirchner.

Le accuse sulla povertà

Quando a marzo del 2008 Fernández de Kirchner presentò la Risoluzione 125 con la quale si applicava un nuovo sistema di tassazione e di trattenute sulle vendite delle esportazioni di quattro prodotti e i suoi derivati (soia, girasole, mais e grano), in Argentina sono esplose le proteste. C’è stato uno sciopero che è durato 129 giorni. Durante il conflitto, Bergoglio si è messo dalla parte dei produttori agricoli, si è riunito con i vertici delle organizzazioni e ha chiesto “un gesto di grandezza” a Fernández de Kirchner per trovare una soluzione.

“I diritti umani si violano non solo con il terrorismo, la repressione e gli assassinati, ma anche con strutture economiche ingiuste che lasciano spazio a grandi diseguaglianze”, ha detto in chiaro riferimento alle politiche del governo. Secondo la Bbc, da quel momento “il presidente argentino evitò di presentarsi alla Cattedrale o incontrare Bergoglio per non sentire le sue critiche sulla povertà”.

Non solo gioia (in Argentina) per Papa Francesco

In Argentina non tutti sono contenti del nuovo incarico del connazionale Jorge Bergoglio. Secondo il quotidiano argentino La Nacion, sostenitori del “kirchnerismo” hanno reagito contro la scelta del nuovo Papa durante un atto ufficiale del presidente Cristina Fernández de Kirchner. I presenti hanno fischiato quando il capo di Stato ha fatto menzione all’elezione del “primo Papa latinoamericano”. Ci sono state accuse contro Bergoglio per avere commesso terribili abusi durante il regime dittatoriale.

La critica delle Abuelas de la Plaza de Mayo

“Non lo abbiamo sentito mai parlare dei nostri nipoti, dei desaparecidos. Non è mai venuto a stringerci la mano né a offrire il sostegno necessario della Chiesa, che tutti i cattolici si aspettavano. Ci ha dimenticati un po’”, ha detto Estela de Carlotto, portavoce dell’organizzazione delle vittime del regime dittatoriale “Abuelas de Plaza de Mayo” in riferimento a Jorge Bergoglio. Questa associazione per i diritti umani ha l’obiettivo di localizzare e restituire alle famiglie legittime tutti i bambini sequestrati durante la dittatura militare del 1976 al 1983.

Per il presidente de “Abuelas de la Plaza de Mayo”, Hebe de Bonafini, “quasi dallo stesso momento che abbiamo cominciato la nostra lotta, abbiamo avuto rapporti solo con i sacerdoti del terzo mondo. Abbiamo fatto una lista di 150 preti uccisi dal regime e la Chiesa ufficiale non si è mai pronunciata su questo. Noi familiari delle vittime ci siamo espressi quando i vertici della Chiesa non lo hanno fatto. Sulla nomina di questo Papa possiamo solo dire: Amen”.

Il discorso di Estela de Carlotto

ultima modifica: 2013-03-15T12:38:34+00:00 da Rossana Miranda

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