Vogliamo parlare del Ttip?

Vogliamo parlare del Ttip?
La rilevanza, sottovalutata, del prossimo accordo commerciale tra Stati Uniti e Unione europea

C’è un’incompetenza nascosta, che si nota meno, o non si nota affatto, ma rischia di avere conseguenze ancora più gravi della prima. Un esempio? Da due anni è in discussione un importante trattato sui futuri rapporti commerciali, economici e sociali tra gli Stati Uniti e l’Unione europea.

CHE COS’È

La sua sigla è Ttip, e sta per Transatlantic Trade and Investment Partnership. Si tratta di un dossier di migliaia di pagine che, sul piano formale, mira a istituire un Partenariato Usa-Eu sul commercio e sugli investimenti, facendo degli Stati Uniti e dell’Unione europea un unico grande mercato comune, una «free zone» di merci e servizi, eliminando non solo le residue barriere tariffarie, ma anche le «barriere non tariffarie», vale a dire le differenti normative che rendono difficili gli scambi economici tra le due sponde dell’Atlantico.

GLI INTERESSI DELLE MULTINAZIONALI

In particolare, si tratta di quelle regole che riguardano gli standard di sicurezza e di qualità della vita presenti nei 28 Paesi dell’Unione europea, frutto di oltre un secolo di politiche di welfare. Normative che non esistono negli Stati Uniti e sono considerate, soprattutto dalle multinazionali Usa, sempre più un ostacolo all’affermarsi di un liberismo economico senza regole, dalla finanza alle banche, dalla salute all’agricoltura, dall’energia ai servizi pubblici, fino alle pensioni e ai diritti del lavoro.

LA RILEVANZA DEL TRATTATO

Mantenere in vita o abolire per il futuro certe «barriere non tariffarie» quali sono agli occhi delle multinazionali gli attuali sistemi pensionistici europei, i servizi sanitari universali, i livelli salariali dignitosi, le norme anti-Ogm per la tutela dell’agricoltura, dei vini e degli alimenti prodotti con metodi che ne certificano la qualità, dipenderà da questo nuovo trattato, che in buona sostanza finirà per incidere sulla vita di circa 800 milioni di persone, sommando quelle che vivono nei 28 Paesi dell’Ue e negli Usa. Dunque, un Trattato di importanza storica, la cui bozza finale – a sentire alcune fonti – potrebbe essere pronta per la ratifica verso al fine di quest’anno.

IL FORCING OBAMIANO

Gli Stati Uniti non vedono l’ora di firmarlo. Il presidente Usa, Barack Obama, nel suo recente viaggio in Europa, avrebbe caldeggiato una rapida conclusione delle trattative. Nulla si sa, invece, di cosa ne pensino i governi dei maggiori Paesi europei e la Commissione Ue, che formalmente è stata incaricata della trattativa con gli Usa. Quanto al Parlamento europeo, che sarà tenuto alla ratifica finale, si può soltanto dire che finora non se n’è mai occupato. Una ignoranza a dir poco irresponsabile, che sta trovando piena conferma nell’attuale vigilia del rinnovo del Parlamento europeo: in Italia non c’è un solo leader politico, né un uomo di governo, compreso il premier Matteo Renzi, che abbia mai fatto riferimento a questo tema, sia pure di sfuggita, in vista del voto del 25 maggio.

LO SFORZO AMERICANO

A loro parziale giustificazione, c’è che il dossier Ttip è un segreto tra i meglio custoditi in Europa. Secondo una recente ricostruzione di Paolo Raffone, la conduzione del negoziato è stata assai diversa sulle due sponde dell’Atlantico. La delegazione Usa ha schierato più di 600 consulenti delegati dalle multinazionali, i quali dispongono dell’accesso ai documenti preparatori e ne possono così condizionare la stesura finale.

UNA CERTA ATARASSIA EUROPEA

Per l’Ue invece il negoziato sarebbe condotto da un ristretto gruppo di lavoro di 6-7 persone (nessun italiano), guidato dal tedesco Paul Nemitz, che fa parte della Direzione Generale Giustizia della Commissione Ue. Anche se può sembrare incredibile, Nemitz è l’unico autorizzato ad avere voce in capitolo, tanto che nessun membro del gabinetto di Manuel Barroso è stato autorizzato a partecipare alle riunioni bilaterali. Non solo. Nemitz si sarebbe finora preoccupato di salvaguardare soprattutto gli interessi tedeschi, in stretto raccordo con il governo di Angela Merkel a Berlino, senza mai rivelare ad altri esponenti europei i contenuti del dossier.

Sintesi di un articolo pubblicato che si può leggere sul sito di Italia Oggi

ultima modifica: 2014-04-30T10:07:44+00:00 da Tino Oldani

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