Come sconfiggere Isis in Libia. Parla Vittorio Emanuele Parsi

Come sconfiggere Isis in Libia. Parla Vittorio Emanuele Parsi

Serve un attacco immediato contro l‘Isis per ripristinare la sicurezza in Libia. Ne è convinto Vittorio Emanuele Parsi, analista, politologo e professore ordinario di Relazioni Internazionali nella facoltà di Scienze Politiche e Sociali dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, che analizza con Formiche.net gli scenari post attacco egiziano, accanto alla marcia indietro di Matteo Renzi e all’esigenza di una chiarezza strategica che eviti di avviare un’operazione incompleta.

Quali mire cela l’Egitto?
Difendersi. Non ha alcuna altra mira sulla Libia. L’Isis ce l’ha già in casa nel Sinai, dove ha rapito e ucciso decine di egiziani, per cui è chiaro che il Paese non può restare con le mani in mano, tanto più dopo che la Giordania ha mostrato come si reagisce dinanzi a questo tipo di provocazioni.

E’ legittima quindi la reazione del Cairo?
Intanto bisognerebbe capire a fondo cos’è il senso dell’onore per gli arabi, rispetto al significato occidentale. In seguito c’è una legittima difesa di fronte a un Paese che non esiste più, ma da cui partono ripetute minacce. Gli Stati Uniti avrebbero reagito alla stessa maniera, lo stesso dicasi per la Russia, la Francia e l’Inghilterra.

Quali sono invece gli obiettivi reconditi della Francia?
In questo momento penso sia preoccupata, come altri, del partito che si sta affermando in Libia e in qualche modo tenta di porre la questione all’attenzione del Consiglio di Sicurezza, tutto sommato in modo forse più lineare rispetto all’Italia.

L’Onu potrà davvero autorizzare un intervento militare?
Le Nazioni Unite potrebbero certamente autorizzarlo, anche con un occhio rivolto a Mosca, ovvero se la Russia vorrà giocarsi questa carta come oggetto di scambio rispetto al caso ucraino. Detto questo, siamo in presenza di uno scenario certamente possibile perché anche nel mondo arabo iniziano ad esserci evidenti volontà di reagire più duramente rispetto a ciò che sta accadendo a causa dell’Isis. Per cui questo passo andrebbe inquadrato all’interno di un dispositivo più legalistico.

Chi potrebbe candidarsi a parteciparvi?
Gli italiani sarebbero potuti essere i primi candidati, ma come spesso accade hanno fatto un pasticcio, con il premier che smentisce il suo ministro degli Esteri. Dopo due giorni da una dichiarazione così dura da parte della Farnesina, ecco la smentita di Renzi: francamente lascia un po’ di perplessità.

Come pesare la posizione dell’Italia espressa da Renzi che non ha condiviso la reazione del Cairo?
E ‘tipico di Renzi: ha mandato in avanscoperta il suo ministro e, mentre era a Bruxelles discutendo di internazionalizzazione e di immigrazione, poi lo ha smentito. Per cui mi sembra un’operazione tarata sul mercato politico interno: molto poco responsabile e molto poco saggia.

Di chi sono le maggiori responsabilità della mappa caotica in Libia?
Le responsabilità di gran lunga maggiori sono di Parigi e Londra che hanno di fatto messo la comunità internazionale e gli alleati dinanzi ad un fatto compiuto. In parte anche di Berlino, che non si è occupata del versante mediterraneo e di Roma per essersene occupata malamente.

Quindi un’operazione di peace keeping o di peace enforcing così come da queste colonne ha ipotizzato il generale Carlo Jean?
Un intervento di guerra, punto. Qui non si tratta di ristabilire la pace o di mantenerla, ma di decidere per un intervento militare: in quel caso al fine di eliminare l’Isis dalla Libia. Mi chiedo: qual è il governo in grado di condurre un’azione contro l’Isis a cui noi daremmo sostegno? Dove sono gli interventori sul posto? Per cui servirebbe un’operazione, legittima, di guerra per ristabilire la sicurezza nello Stato. Ma con delle differenze precise rispetto all’Afghanistan o al Libano, credo molto più simile all’intervento in Iraq: questo va chiarito per valutare che tipo di forze impiegare e con che tipo di mandato. Cosa si vuol fare con i miliziani dell’Isis, la “Guantanamo all’amatriciana”? Semplicemente andranno eliminati e accanto a questo si dovrà immaginare la costruzione di uno scenario politico che renda quell’eliminazione definitiva. In caso contrario si rischierebbe di fare gli apprendisti stregoni.

twitter@FDepalo

ultima modifica: 2015-02-17T08:20:28+00:00 da Francesco De Palo

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