Ecco come Marco Bentivogli sballotta i sindacalisti reazionari

Ecco come Marco Bentivogli sballotta i sindacalisti reazionari
Chi c'era e cosa si è detto alla presentazione del libro "Abbiamo rovinato l’Italia? Perché non si può fare a meno del sindacato" scritto dal segretario della Fim-Cisl, Marco Bentivogli

Potrebbe essere definito il libro sugli “artigiani sociali” che si stanno risvegliando, come ha detto l’economista Carlo Dell’Aringa. O il libro “scritto da un sindacalista col cuore in mano”, per citare il sociologo Bruno Manghi. O ancora il libro che parla del lavoro di oggi che “accetta più flex ma anche meno security”. È il libro scritto da Marco Bentivogli, segretario generale Fim Cisl, intitolato Abbiamo rovinato l’Italia? Perché non si può fare a meno del sindacato, edito da Castelvecchi, che è stato presentato ieri, lunedì 4 luglio, alla Residenza di Ripetta a Roma. In platea qualche storico sindacalista come Beppe Farina, ma soprattutto operai, veri e propri fan di Bentivogli: applaudivano fragorosamente e, al margine della presentazione, si sono accalcati attorno all’autore per avere una copia del libro autografata.

L’ANEDDOTO SU CAMUSSO RACCONTATO DA TINAGLI

“Esiste un nuovo proletariato che si è sviluppato negli ultimi 20 anni – ha affermato il deputato ed economista Irene Tinagli – ed è quello di chi lavora nella consulenza, nei servizi, che sono sotto contratti co-co-co o co-co-pro per i quali nessuno ti spiega i tuoi diritti, come funzionano nel caso di malattia”. E per spiegare meglio come la distanza tra questo genere di lavori e i sindacati, Tinagli ha ricordato un aneddoto di quando si è trovata con il segretario Cgil Susanna Camusso a una conferenza: “Io le feci presente la situazione di questi lavoratori e lei mi gelò dicendomi ‘vabbe’ vabbe’ però non è come la fabbrica’. Bentivogli – ha continuato Tinagli – è uno dei pochi sindacalisti non sprezzanti verso lo smart working e che non dice sempre ‘ci vuole ben altro’ , non cade, come ha scritto nel libro, nelle avventure di Tarzan nella giungla del benaltrismo”.

(TUTTI GLI SGUARDI D’INTESA TRA TINAGLI E BENTIVOGLI) 

LE TESI DI FRANCO BERNABE’

“Ma mancano sì o no gli imprenditori in Italia?”, ha chiesto il moderatore e firma del Foglio e di Formiche.net Stefano Cingolani all’imprenditore Franco Bernabé: “No, manca flessibilità, minore tassazione e capitali di rischio. Pensateci: in Italia Google, Apple e Facebook sarebbero tutti in galera perché pagano il 2-3% delle imposte. Sono sicuro – ha continuato Bernabé – che i sindacati non hanno rovinato l’Italia, ma bisogna ripensare l’articolo 39, per rendere i sindacati più trasparenti”, ha concluso Bernabé, passato per Eni e Telecom prima di fondare l’FB group, società attiva nel settore della consulenza strategica.

(CHI C’ERA ALLA PRESENTAZIONE DEL LIBRO DI BENTIVOGLI)

NON CI SIAMO

Più critici gli interventi del deputato ed economista Carlo Dell’Aringa e del sociologo Bruno Manghi. Il primo, parlando delle risposte lente dei sindacati al cambiamento del mercato del lavoro ha fatto l’esempio delle agenzie nazionali del lavoro tedesche “dove lavorano 80.000 persone che sono veri centri di collocamento e protezione di disoccupati e lavoratori. Qui – ha continuato Dell’Aringa – ci si lamenta troppo. Quegli economisti inglesi e americani considerati come radical-chic l’hanno vista lunga: la disoccupazione è al 5%”. Anche Manghi ha detto: “Ormai tra i sindacati c’è una tendenza all’auto flagellazione per un mestiere che invece è molto prezioso: non ci siamo”.

IL MALE? SINDACALISTI BUROCRATI E REAZIONARI

Rispondendo a Manghi, Bentivogli ha affermato che “bisogna sfuggire dall’autoflagellazione per non finire in derive pericolose: quella del sindacalista pigro e burocrate e quella del sindacalista reazionario che finisce per essere velleitario e per favorire il declino del sindacato”. Per Bentivogli sono questi i nemici del processo di modernizzazione del sindacato: “Processo – assicura il leader Fim – rallentato anche dai media che danno troppo spazio ai reazionari: ti invitano in tv solo se parli male del governo. Ma io ho sempre risposto che il cervello lo tengo acceso e dico quello che penso”. E così l’autore del libro ricorda l’agitazione degli operai dell’Alcoa, o le serrate trattative tra i lavoratori di Fca e Sergio Marchionne: “I sindacalisti reazionari, in quei casi, sono solo distruttivi”. E infine puntualizza: “Non sono un nostalgico delle partecipate statali, non ambisco al modello sindacale francese, che è il più debole d’Europa, non faccio distinguo fra gli interlocutori: guardo al piano industriale, non a chi commercia, che sia cinese o italiano non m’importa. Questo Jobs Act mi piace a metà, avrei voluto più incentivi per l’apprendistato e per le forme atipiche. Insomma – conclude Bentivogli – si sarebbe potuto fare meglio”.

(QUI TUTTE LE FOTO DELLA PRESENTAZIONE)

ultima modifica: 2016-07-05T13:17:58+00:00 da Sveva Biocca

 

 

 

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