Nizza, ecco come la Francia punta il dito contro i suoi Servizi segreti

Nizza, ecco come la Francia punta il dito contro i suoi Servizi segreti
Fatti e analisi

Questa volta le polemiche si sono scatenate subito, sovrapponendosi confusamente allo shock e al dolore. Poche ore dopo l’attentato che ha sconvolto la città di Nizza, lasciando dietro di sé una lunga scia di morti e feriti, buona parte della Francia punta il dito contro i servizi di intelligence, pretendendo una risposta che “giustifichi” quanto accaduto nella tarda serata del 14 luglio lungo la Promenade des Anglais.

Come mai Mohamed Lahouaiej Bouhlel era totalmente sconosciuto ai servizi segreti? Come è possibile che un camion di quelle dimensioni sia riuscito a sfuggire ai controlli della polizia?

Domande, queste, che ancora una volta mettono in discussione l’efficacia e la validità i sistemi di sicurezza e gli 007 francesi.

IL DISAPPUNTO DI GEORGES FENECH

Secondo quanto riporta il magazine online Challenge il Presidente della Commissione d’inchiesta sugli attacchi del 2015, Georges Fenech – che ha pubblicato il suo rapporto sul tema proprio dieci giorni fa – ha immediatamente reso noto il suo disappunto nei confronti delle autorità e del governo. «L’esecutivo non sa nulla del lavoro che abbiamo fatto. Solo Bernard Cazeneuve ha letto il documento, respingendolo perché reputato inapplicabile. Abbiamo chiesto di consegnarlo al Presidente della Repubblica. Non c’è stata mai una risposta».

LE TRE GRANDI DEBOLEZZE DEI SERVIZI DI SICUREZZA FRANCESI

Che il ministro degli Interni non abbia riservato molte attenzioni alle conclusioni di questa commissione è cosa certa. In una lettera ai parlamentari, pubblicata da Le Monde, il ministro sembrava ricordare a malapena le proposte della relazione, che svela in maniera chiara e rigorosa le tre debolezze persistenti del sistema francese: il servizio di sicurezza territoriale imputabile alla riforma di Nicolas Sarkozy, che ha portato alla creazione dell’attuale Direzione della Sicurezza Nazionale, spaccata nel suo interno. Il servizio di sicurezza delle carceri, che mobilita un numero esiguo di agenti (114) per un totale di 189 carceri e 68.000 carcerati. Terzo elemento messo alla berlina è la mancanza di coordinamento tra i servizi, che si riassume nell’assenza di un file unico e consolidato capace di schedare individui pericolosi, e la sovrabbondanza di sigle che divide i servizi segreti.

L’ATTACCO FRONTALE DI ALAIN JUPPÉ

A gettare benzina sul fuoco sono state le parole del candidato alle primarie 2017 della destra francese, Alain Juppé, che in un’intervista rilasciata a France 3 Aquitaine fa un attacco frontale all’intelligence francese: «Se fossero state prese tutte le precauzioni necessarie, tutto ciò non sarebbe mai successo». «È necessario rendere maggiormente efficiente la nostra intelligence e migliorare l’utilizzo dei nostri dispositivi sul campo. Le nostre forze armate sono state mobilitate per molti mesi di seguito e sono stremate. È pertanto necessario fornire i mezzi necessari, perché i francesi hanno il diritto di essere protetti».

LA SPACCATURA TRA 007 E MAGISTRATURA

Jean-Luc Taltavull, Vice Segretario Generale dell’Unione dei commissari della Polizia di Stato, intervenuto a TF1 ha denunciato la spaccatura tra i servizi di intelligence e la magistratura. «La grande paura della polizia è quella di perdere il controllo delle informazioni che entrando nel campo della giustizia devono essere sottoposte al contraddittorio», spiega.

I DIFETTI DELL’INTELLIGENCE

Jean-Dominique Merchet scrive su L’Opinion che sin dal momento della riforma datata 2009, «tutti i servizi di polizia e di intelligence stanno lottando e lavorando strenuamente per rilevare il rischio di attacchi da parte di individui preparati. Per una migliore lotta contro il terrorismo, il governo ha cercato di sostituire l’intelligence territoriale per avere un controllo più efficace nel campo. Ma i difetti rimangono», specifica.

Solo qualche giorno fa la Commissione del parlamento francese che ha indagato sugli attentati che hanno colpito Parigi (quelli di Charlie Hebdo e del 13 novembre scorso) aveva concluso che ci sono state lacune, “fallimenti di analisi” e vuoti nella condivisione delle informazioni, che avrebbero potuto aiutare a prevenire gli attacchi. Tra le varie soluzioni avanzate per evitare il reiterarsi di azioni sconsiderate e di violenze, gli inquirenti avevano consigliato di fondere alcuni comparti di intelligence al fine di migliorare la collaborazione interforze, senza cedere alle sovrapposizioni, dato che le agenzie sono spesso in competizione tra loro.

ultima modifica: 2016-07-16T09:15:19+00:00 da Alma Pantaleo

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