Jihadisti, cosa spaventa davvero l’America e il mondo

Jihadisti, cosa spaventa davvero l’America e il mondo
Il commento dell'editorialista Federico Guiglia

Bello o brutto, quel che succede a New York presto o tardi succede nel resto del mondo. L’arresto di Ahamad Khan Rhami, un ventottenne d’origine afgana che era ricercato per le bombe a Manhattan e nel New Jersey, non riguarda i soli americani. Le esplosioni hanno ferito una trentina di persone e infiammato la campagna elettorale per la Casa Bianca, spingendo Donald Trump, lo sfidante di Hillary, a cavalcare subito il crescente bisogno di sicurezza dei cittadini. Adesso il terrorismo fa paura proprio perché incontrollato e imprevedibile: basta un risentito qualunque, come già descrivono la figura del giovane sospettato, e una bomba piazzata nel primo cestino trovato in una strada qualsiasi, per far vacillare milioni di persone. E per indurre il presidente Obama a proclamare che l’America “non si arrenderà”.

Ma questo vale contro le cellule organizzate, quando si possono coordinare forze dell’ordine, servizi di sicurezza e informazioni di tutti i Paesi in allarme per il terrorismo dell’Isis. Che si fa, invece, quando a colpire è un lupo solitario, sia pure abbeveratosi all’ideologia dell’odio anti-occidentale? Come si affronta il bombarolo fai-da-te, quel ragazzo della porta accanto che sembrava così gentile e carino, e invece…?

Per prevenire, oltre alle forze di polizia e alle intuizioni di qualche bravo investigatore, conta soprattutto la sensibilità della comunità. In un quartiere dove tutti più o meno si conoscono e dove nessuno finisce ai margini – perché, se vi finisse, sarebbe subito aiutato o segnalato all’assistenza sociale e istituzionale di chi è preposto a intervenire – , è difficile che s’impongano individui violenti all’insaputa dei più. Dove, invece, regna l’indifferenza ed è inesistente l’attenzione per gli altri, è chiaro che possano estendersi zone grigie d’ogni rischio. A una società consapevole e ancora carica di umanità non sfugge l’anomalia del tale che non si integra. Che vive da separato nel rione, che vive di espedienti. Non tutti costoro, intendiamoci, diventeranno lupi solitari. Ma i lupi solitari s’alimentano sempre nella penombra, covano rancore nell’oscurità di quartieri che si disinteressano dei propri abitanti. Ululano alla luna perché al sole tutti fanno finta di non vederli. Contro il terrorismo il primo antidoto è banale, ma efficace: riscoprire il valore delle cose importanti, senza lasciare nessuno fuori dal giardino. E credere nella forza tranquilla della legge, che tutti devono rispettare e far rispettare.

(Articolo pubblicato su L’Arena di Verona, Il Giornale di Vicenza e Bresciaoggi e tratto dal sitowww.federicoguiglia.com)

ultima modifica: 2016-09-20T16:31:20+00:00 da Federico Guiglia

 

 

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