Libia, ecco chi ha attaccato sedi ministeriali a Tripoli

Libia, ecco chi ha attaccato sedi ministeriali a Tripoli

Gruppi ostili al progetto di governo unitario studiato dall’Onu avrebbero attaccato alcune sedi ministeriali a Tripoli. Le unità combattenti sarebbero riconducibili all’ex primo ministro tripolino Khalifa Ghwell, un tempo presidente del Governo di salvezza nazionale che amministrava in modo autoproclamato l’ovest libico, il cui ruolo è venuto meno dopo l’accordo di pacificazione siglato dalle Nazioni Unite a dicembre del 2015 in Marocco. Le fazioni armate di Ghwell si sarebbero mosse dall’hotel Rixos – la sua base, un tempo suo edificio governativo – verso le sedi dei ministeri e ne hanno rivendicano il controllo. Le notizie sono state diffuse inizialmente dai siti locali, poi Ghwell ha parlato al telefono con Associated Press e ha detto che l’azione s’è resa necessaria perché ultimamente le cose sono andate “di male in peggio”. Non è il primo di questi tentativi, l’ultima volta era successo il 15 ottobre scorso e tutto si era concluso in poche ore. “Non ci risulta nessun golpe” ha detto all’Ansa l’ambasciatore italiano Giuseppe Perrone; la sede diplomatica libica ha riaperto tre giorni fa. Perrone ha anche ricordato che tutte le sedi governative sono restate operative e messo il punto definitivo sul tentativo di Ghwell.

La Libia, nonostante l’impegno di Onu e nazioni occidentali (con l’Italia in prima linea visto il gioco di influenze che ancora esercita sul paese), è ancora un paese diviso. Il premier designato dal progetto politico onusiano, Faeyz Serraj, si è forzatamente insediato a Tripoli nella primavera del 2016, ma non ha mai ottenuto il consenso necessario per formare il governo. Il motivo è che non ha mai ricevuto l’avallo dal parlamento di Tobruk, l’ultimo legittimamente eletto e allineato per buona parte con l’uomo forte della Cirenaica, Khalifa Haftar, e con i suoi omologhi politici.

Quello che sta succedendo nelle ultime settimane però è un problema di stabilità ulteriore per Serraj, perché le opposizioni tripolitane sembrano aver preso forza, e sebbene il premier designato abbia dalla sua le milizie di Misurata (le forze armate della città/stato che tra le altre cose hanno sconfitto l’Isis a Sirte), le tensioni a Tripoli sono aumentate. A peggiorare la situazione le pessimi condizioni di vita, la benzina scarseggia, i riscaldamenti non funzionano, i tagli alla fornitura elettrica sono continui e in alcuni quartieri nei giorni scorsi si sono superate le dieci ore di block out, in altri villaggi del sud le interruzioni complete durano da tre giorni.

In questo momento Serraj si trova in Egitto, per incontri importanti con il principale sponsor, insieme a Russia e Emirati Arabi, che dà sostegno ad Haftar.

ultima modifica: 2017-01-12T17:54:54+00:00 da Emanuele Rossi

 

 

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