La ricetta di Kyoto club per la green economy

La ricetta di Kyoto club per la green economy

In occasione dell’anniversario dell’entrata in vigore del Protocollo di Kyoto, lo scorso 16 febbraio Kyoto club ha indetto il suo convegno annuale per porre l’accento sulla decarbonizzazione e sull’economia circolare, ovvero due temi cardini per l’Unione europea.

Sviluppo sostenibile e lotta ai cambiamenti climatici possono essere affrontati attraverso questi due percorsi che potranno avere ricadute a livello economico e occupazionale in quanto l’economia circolare ha nella sua natura un approccio innovativo che favorisce alcune scelte imprenditoriali.

Francesco Ferrante, vicepresidente di Kyoto Club, ha sottolineato: “La green economy fa bene anche all’occupazione: nel 2016 le imprese che hanno investito green hanno assunto di più (330 mila dipendenti, pari al 43,9 per cento del totale delle assunzioni, stagionali e non stagionali, previsti nell’industria e nei servizi). Parliamo di 2milioni e 964mila green jobs, ossia occupati che applicano competenze ‘verdi’, una cifra che corrisponde al 13,2 per cento dell’occupazione complessiva nazionale”.

“Negli ultimi anni si è creato un contesto internazionale favorevole – ha detto Gianni Silvestrini (nella foto), direttore scientifico di Kyoto Club e QualEnergia, al convegno annuale dell’Associazione. – Nel nostro Paese serve un cambio di passo a iniziare dall’avvio di un’ampia discussione partecipata per la revisione della Sen, e per l’elaborazione di una Strategia Energia Clima (Sec) adeguata agli ambiziosi obiettivi che dobbiamo raggiungere al 2030 e 2050”.

“Non ci si può più interrogare solo sui target di riduzione delle emissioni, ma va preso in considerazione il come, passando da un modello di sviluppo lineare a uno circolare”, ha dichiarato Catia Bastioli, Presidente di Kyoto Club e Ceo Novamont. “L’Italia, in questo senso, ha l’opportunità di diventare un Paese di riferimento. Soprattutto nel settore della bioeconomia esistono già filiere innovative che con il giusto supporto potrebbero diventare un formidabile acceleratore e catalizzatore di opportunità in diversi comparti, dimostrando che la decarbonizzazione, prevista dagli accordi di Parigi e di Marrakech, non è un costo aggiuntivo ma un investimento vincente per una profonda rigenerazione territoriale”, ha concluso la Bastioli.

A questo proposito cinque proposte sono state avanzate dal presidente di Kyoto club per la strategia italiana per la bioeconomia, ovvero stabilire modalità e supporto anche finanziario alle infrastrutture della bioeconomia e dell’innovazione nel settore dei rifiuti organici; aumentare il programma “Zero rifiuto organico in discarica”, l’Italia infatti avrebbe bisogno di circa 50 impianti in più per trattare tutto il rifiuto organico correttamente; riconoscere le filiere innovative esistenti come un acceleratore per catalizzare opportunità sostenibili in diversi settori e creare alleanze (ad esempio con l’industria 4.0); confermare l’impegno italiano in Europa per la nuova direttiva quadro Ue sui rifiuti; tenere conto dei costi del “non fare”, che avrebbero un impatto non solo economico ma anche sociale, considerando anche l’incidenza sull’illegalità.

L’Italia quindi non dovrebbe perdere un treno che sta passando e anche in fretta proprio perché finora è riuscita ad aggiudicarsi un ruolo da protagonista in alcuni ambiti, come suggeriscono i dati della Fondazione Symbola. L’Italia è il primo Paese al mondo per contributo del fotovoltaico nel mix elettrico nazionale (8 per cento, dati relativi al 2015), meglio di Grecia (7,4 per cento) e Germania (7,1 per cento), ma anche di Paesi come Giappone (sotto il 4 per cento) e Usa (meno dell’1 per cento). È prima tra i grandi Paesi Ue per quota di rinnovabili nel consumo interno lordo (17,1 per cento).

Eccelle anche nel riciclo industriale: in Italia sono stati recuperati per essere avviati a riciclo 47 milioni di tonnellate di rifiuti non pericolosi, il valore assoluto più elevato tra tutti i Paesi europei, seguiti da Germania con 43,6, Regno Unito 38,8, Francia 29,5 e Spagna 23,7. Il riciclaggio nei cicli produttivi industriali ci ha permesso di risparmiare energia primaria per oltre 17 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio, ed emissioni per circa 60 milioni di tonnellate di CO2.

“L’efficienza energetica e le energie rinnovabili” ha sostenuto Gianluigi Angelantoni, ad di Angelantoni Industrie Holding e Vicepresidente Kyoto Club “sono elementi cruciali nel processo di decarbonizzazione, favorendo la competitività produttiva del nostro Paese nel contesto europeo e internazionale”. Angelantoni ha concluso che nelle rinnovabili abbiamo tecnologie d’avanguardia, mentre l’Italia (parliamo di 400mila aziende e, incluso l’indotto, oltre 3 milioni di occupati) rappresenta il primo Paese al mondo nella diffusione di sistemi di smart-metering (componente essenziale nella gestione e riduzione dei fabbisogni energetici).

ultima modifica: 2017-02-20T17:54:37+00:00 da Francesca Scaringella

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