Aumenti Iva ed evasione fiscale, cosa non dice Matteo Renzi

Aumenti Iva ed evasione fiscale, cosa non dice Matteo Renzi
Il commento del commercialista Giuliano Mandolesi

E’ parso un Matteo Renzi sottotono ed evasivo quello intervenuto ieri a Radio 24 interpellato su due argomenti tanto attuali quanto di fondamentale importanza per il futuro del nostro Paese ovvero il previsto aumento delle aliquote Iva nel 2018 e il dato dell’altissima evasione fiscale.

Sull’aumento delle aliquote Iva, sia quella ridotta del 10% che interessa moltissimi prodotti di largo consumo come alimenti e prodotti farmaceutici, sia quella ordinaria del 22%, l’ex premier ha dichiarato che “l’ipotesi di aumento è totalmente assurda e il Pd non lo permetterà”, senza però chiarire in che modo si troveranno i 19,6 miliardi necessari per non far lievitare le aliquote rispettivamente al 13% ed al 25%.

La preoccupazione è molta soprattutto perché non si vedono molte soluzioni che possano scongiurare gli incrementi se non un drastico taglio dalla spesa pubblica, da sempre cosa ardua in Italia, il ricorso al deficit, che farebbe però storcere il naso a Bruxelles o magari con l’introduzione di una imposta patrimoniale che avrebbe però un impatto disastroso dal punto di vista elettorale ma farebbe forse felici le frange più “a sinistra” del Pd.

Sebbene l’argomento sia di assoluta priorità visti gli 8 mesi che ormai ci separano dalla scadenza, la classe politica in toto sembra più irresponsabilmente immersa nella campagna doppia campagna elettorale, quella per la segreteria Pd e per le prossime elezioni politiche, lasciando il fardello e la relativa colpa al governo Gentiloni ben sapendo l’irreparabile danno che arrecherebbe ai consumi se molti dei prodotti che giornalmente acquistiamo aumentassero di prezzo per via delle imposte indirette incrementate.

Per quanto riguarda invece il problema dell’evasione, stimata ieri dal prof. Enrico Giovannini nel rapporto della Commissione parlamentare di vigilanza in 110 miliardi, Matteo Renzi, dopo aver nuovamente sbandierato i risultati record 2016 frutto di un incasso una tantum, quello relativo alla voluntary disclosure, ha dichiarato di voler puntare tutto su semplificazione fiscale e abbassamento delle tasse portando avanti il progetto fisco 2.0.

In realtà i dati sono differenti e parlano chiaro infatti, negli anni del governo Renzi 2014-2016, il recupero dell’evasione fiscale è sempre stato sì in leggero incremento ma sempre costante tra i 14 ed i 15 miliardi di euro, segno che forse il progetto fisco 2.0 e gli interventi di semplificazione fiscale non hanno dato i risultati sperati, così come l’abbassamento delle imposte non è stato ritenuto sufficiente tanto da far emergere redditi prima occultati.

ultima modifica: 2017-03-30T10:26:19+00:00 da Giuliano Mandolesi

 

 

 

 

 

 

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1 Commento su “Aumenti Iva ed evasione fiscale, cosa non dice Matteo Renzi

  1. Ma qualcuno ritiene i rapporti del prof Giannini realistici? Ha detto lui stesso che il calcolo incorpora l’ evasione generata da attività illecite. Qualcuno spieghi come si intende recuperare evasione da spaccio e prostituzione allora. L’ unico dato certo é che il recupero di evasione contrariamente a quanto si dice non viene usato per ridurre il debito e le tasse ma per aumentare la spesa corrente. In Inghilterra fino a 70.000 sterline di imponibile si può fare impresa senza aprire partita iva quindi non la scaricano e non la evadono. Basterebbe farlo anche da noi mettendo dei limiti di fatturato meno ridicoli al regime forfettario in cambio di una tassazione più alta. Ma questo non accadrà perché finché c’é evasione ci sono pletore di funzionari che avranno giustificato il loro posto. Finché i regimi societari sono così complicati commercialisti e notai hanno redditi assicurati

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