Tassare o no i robot?

Tassare o no i robot?
L'articolo dell'economista Giuseppe Pennisi

Occorre tassare o meno i robot e l’automazione in generale ed utilizzare il gettito per ridurre l’imposizione sul lavoro? Il Cnel terrà un seminario su questi temi il 6 aprile dalle 10 alle 13 alla presenza del ministro Poletti in cui verrà discussa la bozza di un documento che verrà rivisto alla luce del dibattito e presentato a governo e Parlamento ai fini di Def e Pnr. L’iniziativa è aperta a tutti. (Chi vuole partecipare mandi un mail a apicciocchi@cnel.it)

Pochi sanno che in tutto questo periodo, nonostante i consiglieri del Cnel fossero stati privati della indennità (25.000 euro lordi l’anno) e delle trasferte (causando vero imbarazzo all’Italia presso la Ue, l’Ocse e le Nazioni Unite), l’organo ha continuato a lavorare ed a partecipare ad audizioni parlamentari sulle materie di sua competenza.

I temi che verranno affrontati il 6 aprile sono di grande attualità e riguardano sia la eventuale ‘manovrina’ di metà aprile sia il Def ed il Pnr. Il Cnel ha predisposto un documento che verrà esposto al seminario (a cui collabora l’Ocse e a cui partecipa l’Ocse).

I nodo di fondo è come giungere a “neutralità” di imposizione su capitale e lavoro; fondamentale a questo proposito un saggio di Paul Studenski, Towards a Theory of Business Taxation, apparso sul Journal of Political Economy nel 1940. In Italia ci siamo dati un sistema di tassazione moderno solo negli anni Settanta. Essenziale il lavoro di Antonio Di Majo, Struttura economica e struttura tributaria: il prelievo sulle imprese del 1986 a cui governo e Parlamento si ispirarono (non senza travisamenti) nel creare l’Irap.

A questo riguardo ci sono due lavori molto interessanti apparsi in questi ultimi giorni sulla rete: “Automation and Jobs: When Technology Boosts Employment”, di James Bessen, Boston Univ. School of Law, Law and Economics Research Paper No 17-09 e ‘Robots and Jobs: Evidence from the US Labor Market di Daron Acemoglu Mit e Pascual Restrepo della Boston University.

Il primo sottolinea che sovente il miglioramento tecnologico e l’innovazione aumentano l’occupazione complessiva e ricorda che per oltre un secolo nell’industria manifatturiera la produttività e l’occupazione sono aumentate di pari passo. La produttività e l’occupazione sono diminuite quando i mercati sono diventati saturi. Utilizzando due secoli di dati e un semplice modello di domanda, si spiega accuratamente l’ascesa ed il declino del tessile, della siderurgia e della industria automobilistica (e del suo indotto). Estrapolando, il modello indica che informatica e robotica genereranno in aggregato posti di lavoro ma non nell’industria manifatturiera. In breve, ci sarà un aumento complessivo, grazie principalmente alla crescita di occupazione e di qualità nei servizi.

Il  secondo  impiega un modello econometrico in cui i robots competono con i lavoratori in varie produzioni e distingue due fasi – prima e dopo il 1990. L’impatto dei robots è molto differente da quello della globalizzazione e della concorrenza da Cina e Messico. In futuro ove si arrivasse ad una rapporto di un robot per mille lavoratori, la riduzione dell’occupazione in un Paese come gli Stati Uniti sarebbe al massimo dello 0,18-0,34% e i salari e dei salari 0,25-0,50 per cento. Quindi trascurabile.

ultima modifica: 2017-04-04T08:51:04+00:00 da Giuseppe Pennisi

Chi ha letto questo articolo ha letto anche:

Click on a tab to select how you'd like to leave your comment

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>