Egitto, la strage Isis nelle chiese e il viaggio di Papa Francesco

Egitto, la strage Isis nelle chiese e il viaggio di Papa Francesco
Il punto di Andrea Mainardi

Dialogo tra religioni e condivisione dell’ecumenismo del sangue dei martiri, “vittorioso e più efficace della crudeltà e della violenza”, saranno ancora di più al centro del viaggio fra diciannove giorni di Papa Francesco in Egitto. Lì dove, aveva detto Bergoglio un paio di anni fa, “il sangue dei nostri fratelli cristiani è testimonianza di fede”.

LE PAROLE DEL PAPA IN SAN PIETRO

Di un Gesù presente in chi soffre “a causa delle guerre e del terrorismo, a causa degli interessi che muovono le armi e le fanno colpire” aveva detto durante l’omelia. Francesco ancora non poteva sapere dell’esplosione nelle chiese copte di Tanta e Alessandria. È stato informato al termine della messa per la domenica delle Palme in San Pietro. Prima della preghiera dell’Angelus è stato il cerimoniere pontificio, monsignor Guido Marini, a passargli un foglio oltre a quello già preparato. Lì c’era solo la preghiera per le vittime di Stoccolma. Bergoglio non poteva sapere quanto stava accadendo a duemila chilometri di distanza in Egitto. Ha scorso il secondo foglio velocemente prima di leggerlo. Si è fatto scuro in volto: “Preghiamo per le vittime dell’attentato compiuto purtroppo oggi, questa mattina, al Cairo, in una chiesa copta. Al mio caro fratello, Sua Santità Papa Tawadros II, alla Chiesa Copta e a tutta la cara nazione egiziana esprimo il mio profondo cordoglio, prego per i defunti e per i feriti, sono vicino ai familiari e all’intera comunità. Il Signore converta il cuore delle persone che seminano terrore, violenza e morte”. Queste sono le righe preparate dai collaboratori mentre il Papa celebrava messa e dall’Egitto arrivavano le prime notizie. Di Alessandria ancora non si sapeva. Poi Francesco ha alzato gli occhi dal foglio, e ha aggiunto parole probabilmente tutte sue: preghiamo anche per la conversione del cuore “di quelli che fanno e trafficano le armi”.

LA PASSIONE DEI CRISTIANI

La giornata delle Palme che apre la settimana santa per i cristiani si è aperta nel segno del martirio per i copti egiziani. Ancora una volta. Una celebrazione delle Palme – aveva detto Francesco nell’omelia – che ha come un doppio sapore, “dolce e amaro, è gioiosa e dolorosa, perché in essa celebriamo il Signore che entra in Gerusalemme ed è acclamato dai suoi discepoli come re; e nello stesso tempo viene proclamato solennemente il racconto evangelico della sua Passione”. I cristiani oggi continuano a vivere sulla propria carne quella Passione: “Questo Gesù, che accetta di essere osannato pur sapendo bene che lo attende il ‘crucifige!, non ci chiede di contemplarlo soltanto nei quadri … È presente in tanti nostri fratelli e sorelle che oggi patiscono sofferenze come Lui”.

LE SFIDE DEL VIAGGIO IN EGITTO

Tra diciannove giorni Francesco sarà in Egitto. L’attesa degli osservatori era particolarmente concentrata sulla Conferenza internazionale sulla pace e l’incontro con il grande imam di al-Azhar, Ahmed Muhammad Ahmed el-Tayeb. Le decine di morti cristiani nelle chiese di Tanta e Alessandria, non possono che accrescere il doppio polmone degli obiettivi del viaggio, nel segno di quell’ecumenismo del sangue di cui Francesco ha detto più volte. Il capo della Chiesa copta egiziana, Tawadros II, è scampato per un soffio all’esplosione nella chiesa di San Marco, dove aveva appena concluso di presiedere il rito. La Chiesa che guida è sotto attacco non da oggi. Case bruciate, famiglie uccise, cristiani costretti all’esodo dal Sinai del Nord lo scorso febbraio. Alla vigilia del Natale (che i copti festeggiano il 7 gennaio) un commerciante è stato sgozzato al grido di Allah u Akbar. L’11 dicembre scorso nei pressi della chiesa di San Pietro, al Cairo, per un’esplosione sono morte 29 persone.

QUALE SPERANZA PER I COPTI PERSEGUITATI

In marzo, in una intervista alla Cbc, il primate della chiesa cristiana più radicata in un paese arabo, ha sottolineato che gli attacchi terroristici colpiscono i cristiani, ma anche l’esercito, la polizia, la magistratura. Esprimeva parole di speranza per un Paese dove già la Sacra Famiglia, in fuga da Erode, andò a cercare rifugio e protezione. Il presidente Al-Sisi si è sempre mostrato vicino ai cristiani, definendo gli attacchi e le persecuzioni inaccettabili. Ha partecipato alla veglia di Natale nella cattedrale del Cairo. Ma persecuzioni e attentati continuano. Lì come altrove. Il grande imam di al-Azhar ha immediatamente condannato gli attentati come “deprecabili e privi di ogni umanità”, manifestando la sua vicinanza ai cristiani. Nel maggio scorso, nel corso del Giubileo della misericordia, il grande imam varcò le porte del Palazzo Apostolico. Un abbraccio con Francesco che oggi più che mai, rileva in un tweet il direttore di Civiltà Cattolica, Antonio Spadaro, “ha un valore profetico”.

ultima modifica: 2017-04-09T16:18:01+00:00 da Andrea Mainardi

 

 

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