Perché Erdogan è attapirato dopo l’incontro con Putin

Perché Erdogan è attapirato dopo l’incontro con Putin
Il punto di Marta Ottaviani sul primo incontro fra i due leader avvenuto ieri a Sochi

Il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, sembra non avere scelta. Visto che il capo della Casa Bianca, Donald Trump, non intende proprio lasciare i curdi siriani dello Ypg al loro destino e che nemmeno Vladimir Putin ha la minima intenzione di accontentarlo, al capo di Stato turco conviene fare finta che vada tutto bene, per poi imporre eventuali condizioni in futuro. In cambio, la Russia dà un nuovo afflato alle sue relazioni con la Mezzaluna.

Questa la sintesi del primo incontro fra i due leader avvenuto ieri a Sochi e che ha rappresentato il primo meeting di Erdogan da quando è stato investito di maggiori poteri dal referendum costituzionale dello scorso 16 aprile.

Le indecisioni russe degli ultimi mesi e il conseguente disappunto di Ankara sembrerebbero alle spalle, tanto che lo stesso presidente russo, Vladimir Putin, ha parlato di “status speciale” delle relazioni con la Turchia e di “rapporti sulla via della normalizzazione” abbandonando il linguaggio oltremodo prudente che lo aveva caratterizzato fino a questo momento.

Tutto lascerebbe pensare che i tre leader siano sulla strada giusta per trovare la quadra sulla situazione più spinosa di tutte: la Siria. Putin sarebbe pronto a dare alla Turchia l’incarico di monitorare il cessate il fuoco nel nord del Paese nei prossimi mesi, in particolare nella zona di Afrin, dove potrebbero posizionarsi le armate russe.

Si è scritto ‘tre’ e non ‘due’ perché prima di incontrare Erdogan, Putin ha parlato al telefono proprio con Donald Trump: almeno per il momento, hanno deciso di intensificare gli sforzi diplomatici per aumentare la loro collaborazione sul capitolo Siria. A Erdogan non rimane altro che adeguarsi.

Putin non ha ancora tolto l’embargo su alcuni prodotti che Mosca ha posto dopo l’abbattimento del jet nel novembre 2015. L’economia turca non ha più gli indici di crescita ‘cinesi’ di una volta e soprattutto, con i suoi frequenti cambi di rotta in politica internazionale, viene percepito sempre più inaffidabile. Una sponda sicura, seppure con condizioni imposte e apparentemente poco negoziabili, gli serve.

ultima modifica: 2017-05-04T11:13:16+00:00 da Marta Ottaviani

 

 

 

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